22/11/2011 17:55
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Ragusa - Vorrei fornire il mio contributo – inevitabilmente modesto – all’attuale e sempre più appassionante dibattito apertosi in provincia, e per motivi che dirò dopo in particolare a Ragusa – sulla tutela del paesaggio e del terreno agricolo a fronte di una sempre più frenetica attività edilizia (si intende privata, chè quella pubblica languisce malinconicamente tra le ristrettezze economiche dello Stato e degli enti locali oltre che per diffusa e manifesta incapacità di molti, per fortuna non moltissimi, dirigenti e funzionari tecnici).
Il contributo consiste nel ricordare che decorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della pubblicazione di quella che è tuttora considerata la maggiore e più importante opera italiana sulla tutele del paesaggio. L’opera è “Storia del paesaggio agrario italiano”, pubblicato appunto nel 1961 da Emilio Sereni. Di rigorosa impostazione marxista, tanto da risultare, al lettore attuale, in alcune pagine anche troppo schematica, l’opera di Sereni è però piena zeppa di riferimenti antropologici, storici, culturali e psicologici, giungendo a definire anche alcune tipologie di paesaggio, come quello naturale e quello agrario inteso come “quella forma che l’uomo nel corso dei secoli ed ai fini delle sue attività agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale”.
Il libro, ancorché datato, è però piacevolissimo da leggere, anche adesso, e sarebbe il caso – secondo il mio modestissimo parere – di consigliarne la lettura a non pochi soggetti ed attori dell’attuale scenario politico-amministrativo. Insomma, farebbero bene a leggere “Storia del paesaggio agrario italiano” certamente tutti i sindaci del nostro circondario (ed in particolare il primo cittadino del capoluogo, quel Nello Dipasquale ancora convinto, come tanti suoi colleghi, che il futuro economico del nostro territorio passa da una sostenuta attività edilizia), tutti gli assessori all’urbanistica e quelli all’agricoltura, farebbero benissimo a leggere “Storia del paesaggio agrario italiano” tutti gli ambientalisti, sopratutto quelli che si pongono agli estremi del pensiero ambientalista e che autoreferenziali come sono ritengono di dover sempre dire “no”, quale che sia la proposta che arriva dai consueti interlocutori. E infine farebbero bene a leggere “Storia del paesaggio agrario italiano” tutti i funzionari della Soprintendenza ed in primis il nostro soprintendente, l’architetto Ferrara che però, ne siamo certi, avrà certamente già letto l’opera di Emilio Sereni. Ed a proposito di Sereni: è davvero impressionante leggere la biografia di questo vero e proprio “mostro” di cultura e preparazione.
Nato a Roma nel 1907 (vi morirà settanta anni dopo) Sereni fu giornalista, partigiano, politico e storico. Ebreo e antifascista, suo fratello Enzo fu il fondatore del kibbutz Givat Brenner.Dopo molti anni di carcere (e di clamorose fughe) per il suo essere contrario al regime, Emilio Sereni divenne comandante generale delle “Brigate Garibaldi” insieme a Luigi Longo, nel 1946 entra nel comitato centrale del PCI (vi resterà fino al 1975) e fu due volte ministro sotto Alcide De Gasperi: la prima dell'assistenza postbellica e la seconda dei lavori pubblici. Tante le sue opere, e per molte fu notevole il successo di critica e di pubblico: la sua bibliografia contiene 1071 scritti. Straordinario poliglotta, Emilio Sereni parlava tedesco, inglese, francese, russo, greco, latino, ebraico, alcune lingue cuneiformi (come l’accadico, il sumero e l’ittita) ed il giapponese.
Saro Distefano
21/05/2012 - 15:35
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22/11/2011 18:44
IL PREGIO DEL SERENI
ArCh+
Fu quello di saper leggere le "iconografie" e da quelle trarre il senso del paesaggio italiano. Ha utilizzato le rappresentazioni (visive) di artisti per interpretare quella realtà rappresentata misurandola con la società coeva. Certo è una lettura che gli architetti (di buona formazione) hanno fatto negli anni degli studi in certe facoltà italiane ... sono convinto non in tutte.