05/12/2011 17:41
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Firenze - Acclamato cortometraggio presentato al Festival Mediarc di Firenze, con un’edizione centrata sul tema “Abitare il Mediterraneo”, Mari Bruciatu è il lavoro del regista Antonio Carnemolla. Distintosi per la posa malinconica della sua fotografia, sembra essere il carnet del più complesso Miracolo a Le Havre. L’immediato montaggio opera con i consueti cardini della dolcezza, del ricordo naïf di tradizioni che stanno scomparendo. La camera a spalla del Carnemolla estende scorci di un antico borgo mostrando, come vedetta sapiente, una poeticità drammaticamente in disarmo, che rassegnata cede il passo al mortifero e spesso ingannevole gioco della contemporaneità. Intervistato, si racconta così.
Quale ispirazione volevi trasmettesse questo tuo Mari bruciatu?
Mari Bruciatu nasce da un bisogno di filmare, documentare il mondo dei “miei” pescatori, gli amici di mio nonno e di mio padre. Lo faccio per serbare il ricordo dei loro insegnamenti, per trasmettere e serbare l’oralità della tradizione tramandata. Li ho quindi filmati mentre erano al lavoro, con la precisa volontà di cogliere la spontaneità del gesto, le loro parole e i loro racconti. Qui metto in risalto due punti importantissimi:
1. Che la mancanza di strutture d’approdo per le barche causerà una diminuzione di pescatori, spingendoli altrove.
2 . Come conseguenza, la comunità dei pescatori finirà per disgregarsi; le nuove generazioni si divideranno, andando a lavorare nei campi , facendo gli operai, carabinieri, ecc..
Filmare sembra sia per te rendere eterno e salvare memoria da una parte, denunciare e raccontare dall’altra, è corretto?
Si
Come e se può la scena del Mediterraneo, la storia dei pescatori, generare una riflessione rivolta a un pubblico più ampio?
Certo che può, nel senso che Mediterraneo = qualsiasi parte del mondo.
Il mare è metafora di cosa?
Per me la metafora di un sogno, i sogni bisogna perderli per trovarli.
Un sogno che incessantemente ti muove, ti porta a riva e ti fa naufragare. Cosa ti mancherà di più di quello stile di vita?
Mi mancherà il profumo vero del borgo, il loro vocio mentre lavorano, le barche tirate sulla spiaggia la sera, le reti essiccate al sole; ora tutto questo nel mio paese non c’è più, resta solo la volgarità.
Theartship
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1
05/12/2011 19:40
MACCHCINA FERMA ... NO!
cinema, cinema ... saltami addosso!
tutto a "mano libera" chi occhi fanno "bambole bambole" (pupi pupi). Le prossime, per favore, con il cavalletto testa fluida. E poi - per la sceneggiatura - andavano ricercati gli stessi personaggi quattro anni dopo, se veramente è passato quel tempo!