12/12/2011 23:08
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Palermo - L'industria della raffinazione e i circa 40.000 addetti che ci lavorano tra diretti e indotto sono "a rischio" secondo il numero uno della Uilcem, Augusto Pascucci che chiede investimenti "commisurati al nostro fabbisogno e di riconversione strutturale che guardi anche all'esperienza delle bioraffinerie".
La Uilcem chiede di affrontare in tempi rapidi la crisi di un settore che rappresenta un "asset strategico per le necessità energetiche del nostro Paese".
Una posizione - dice Pascucci - ribadita anche congiuntamente con i sindacati di categoria della Cgil e della Cisl nel corso di una recente audizione alla Camera e attraverso l'avvio di un tavolo con il Ministero Sviluppo Economico e UP che inizierà a lavorare nelle prossime settimane. "Fino a pochi decenni fa - afferma - l'Italia era il primo operatore europeo della raffinazione. Oggi con una sovraccapacità produttiva intorno ai 30 milioni di tonnellate annue soltanto nell'arco di due o tre anni sono a rischio almeno 4-5 raffinerie di piccole dimensioni per un totale tra diretto e indotto di 8-9000 addetti. E la crisi interessa tutta Europa con tutti i principali gruppi impegnati in operazioni di chiusura, dismissione o cessione di impianti". La situazione inoltre - avverte - "é destinata a peggiorare per via della crisi e della progressiva riallocazione dei consumi verso combustibili più rinnovabili, a cui va aggiunto il crollo dei ricavi e l'affacciarsi sul mercato di raffinerie di enormi dimensioni e di distillati più competitivi del carburante made in Italy ma meno adeguati sul piano delle garanzie sociali e ambientali. In questo contesto, senza interventi di politica industriale e una seria programmazione, le 16 raffinerie italiane saranno quasi tutte destinate ad andare fuori mercato". Tra queste, la raffineria di Gela, che rischia seriamente di chiudere i battenti. Eni -sostiene Silvio Ruggeri della Uilcem regionale- non può più ricercare pretesti, nell’attuazione degli investimenti più volte enunciati. Investimenti, che l’Uilcem valuta positivamente, perché propedeutici al miglioramento delle prestazioni della Raffineria e al mantenimento e allo sviluppo degli attuali posti di lavoro diretti e dell’indotto, cosi come allo sviluppo economico dell’intera provincia. Richiedendo l’avvio immediato dei lavori attraverso gli investimenti annunciati per il quadriennio a venire. Non essendo più tollerabile che si continui con attacchi che danneggiano irreversibilmente il nostro sito e che stanno generando l’orientamento a non investire più nel nostro territorio e se possibile abbandonarlo.
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