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Sabato 26 Maggio 2012 - Aggiornato 25/05/2012 21:27 - Online: 213 - Visite: 8388607

17/12/2011 23:24

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Il Rettore e l'Università. Lingue a rischio nel capoluogo ibleo

Il tempo delle ingiunzioni

Il Rettore e l'Università. Lingue a rischio nel capoluogo ibleo

Ragusa - Università al capolinea. Non lo dice a chiare lettere ma lo lascia intendere il Magnifico Rettore dell'Università di Catania Antonino Recca. Lo intervistiamo all'indomani dell'ingiunzione di pagamento che l'ateneo ha inviato al Consorzio universitario ibleo.
"Non condivido - esordisce Recca - i toni polemici con cui è stata affrontata la vicenda dell'ingiunzione di pagamento. Si è trattato, a mio avviso, di un normale dibattito, di un confronto dialettico tra Istituzioni per risolvere una controversia. In questo caso legata al rispetto dei termini di pagamento. La polemica non rientra nel mio stile". 
Perché, dunque, una richiesta così perentoria come una ingiunzione di pagamento?
«Perché il Senato accademico all'unanimità, il nostro consiglio di amministrazione all'unanimità ed il Collegio dei revisori dei conti, sempre all'unanimità, hanno ritenuto di non poter più differire i tempi per le gravi ripercussioni che ne deriverebbero per gli studenti».
Non teme che tale risoluzione inasprisca ulteriormente i rapporti tra Università e Consorzio?
«Noi abbiamo iniziato un rapporto di collaborazione successivo alla stipula della convenzione del giugno 2010 nella speranza di una serena e proficua collaborazione sia con la realtà di Ragusa che con quella di Siracusa. Questi ultimi rispettano le scadenze, mentre Ragusa tarda nei pagamenti ed i rapporti sono meno sereni. Prendiamo atto, come ha anche detto il sindaco di Ragusa, che se si continua così non c'è modo di andare avanti su questa strada».
Il consorzio ibleo dichiara di avere bilanci solidi ma di non potere disporre nei tempi previsti della liquidità necessaria per onorare i tempi previsti dalla convenzione. Lei è disposto a dare ulteriore fiducia?
«Alla luce delle nostre esperienze passate con il Consorzio ibleo nutriamo forti perplessità su certe affermazioni. Sottolineo soltanto che alla luce di transazioni firmate con l'allora presidente del Cui, Giuseppe Drago, l'università di Catania ha perso 5 milioni di euro. Se il Cui ha solo problemi di cassa e non di bilancio non deve fare altro che rivolgersi ad una banca per predisporre le dovute garanzie aggiungendo le relative more per il tardato pagamento. Catania non può anticipare ulteriori somme pena la bancarotta. Non possiamo assolutamente accumulare debiti».
Le si rimprovera di tardare nella nomina di tredici docenti per la Facoltà di Ragusa. Chi è in questo caso ad essere inadempiente?
«I docenti prenderanno servizio entro fine anno, ma non mi risulta che per questo le attività didattiche abbiano subito rallentamenti o non siano state all'altezza dei diritti degli studenti».
Usciamo fuori da ogni possibile sottinteso: lei non crede alle sedi decentrate? Pensa che Ragusa potrà mantenere la Facoltà di lingue? 
«Io non vedo altra soluzione se non la nascita di un Quarto polo statale in Sicilia. Né gli enti locali, né tantomeno l'Università da sola potranno mai sostenere i costi del decentramento. Deve essere, però, la Regione insieme al Ministero ad istituirlo, anche per controbilanciare il numero di università statali presenti nel nord Italia. In questo contesto le Università storiche, come Catania, saranno del tutto collaborative. Noi abbiamo difficoltà oggettive nel portare avanti l'Ateneo, con costi altissimi e continue decurtazioni. Non si tratta di nostra cattiva volontà, ma di un dato di fatto incontrovertibile. A mio parere Ragusa deve impegnarsi per il Quarto polo con Enna e Siracusa».
Lei, da queste parti, passa come un nemico di Ragusa. Cosa risponde?
«Che a Catania passo per nemico di Catania per avere permesso la nascita della sede di Lingue a Ragusa. Non è niente vero. Io sono il coordinatore e non il padrone dell'Ateneo ed affronto i problemi che devono essere affrontati. Tutto qua». 
Un messaggio agli studenti di Lingue che seguono con preoccupazione gli sviluppi della vicenda?
«Di stare certi che a Ragusa come un domani a Catania, se lo vorranno, troveranno un Ateneo sano con una didattica di alto livello».

 

 

La Sicilia

Antonio La Monica

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