03/01/2012 23:33
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Firenze - Ogni volta, quando Lino Bellia propone una pubblicazione, mi capita di aspettare il momento magnifico. Quello in cui parlerà del nuovo “lavoro”, fondendolo però con la sua originale capacità di analizzare le esperienze, filtrate attraverso la sua sensibilità davvero unica.
Forse perché riuscire ad utilizzare le proprie competenze e risorse personali armonizzando tradizione e contemporaneità, esprime una bella idea di progresso e di passione per la vita.
Urbanistica, Architettura sostenibile, integrazione armoniosa con il territorio … sono il fare quotidiano di Lino che coniuga con la sua natura vulcanica, da cui scaturisce anche la passione per la scrittura, talvolta davvero creativa.
Gli scritti precedenti e non solo di argomento ciclistico, conducono ad una riflessione sul senso del narrare una passione, che non può prescindere dal fatto che, chi scrive parla sempre di se stesso, pur attraverso il vaglio della ragione e della memoria.
Partecipare gli altri di un vissuto carico di emozioni intense, che generosamente viene regalato al lettore, è, a mio avviso, lo spirito e il senso del narrare con cui Lino si accinge a scrivere e di questo dono si deve essergliene grati.
In quest’ultimo “lavoro”, emerge il piacere di comunicare agli amici di bicicletta le esperienze, talvolta dolorose, talvolta piacevoli, ma sempre formative connesse con la passione ciclistica condivisa.
“Passione ciclistica condivisa”, volume tangibile e colorato, scaturisce dunque dalla vivace inclinazione per la bicicletta, dalla passione appunto, sotto il segno di una mercuriale creatività che insegue l’intensità folgorante e mutevole dei pensieri.
Del resto, nel complesso delle qualità spirituali che contraddistinguono Lino nei rapporti col prossimo, emergono certamente: simpatia, gentilezza, umorismo, ma soprattutto intensa passione. Egli infatti tende a invadere e possedere le cose del mondo; sa di potersi lasciare andare spontaneamente alla propria vita emotiva senza temere di abbandonarsi alla tristezza e alla solitudine, perché vive ogni istante con intensa partecipazione e con speranza.
Scrisse Diderot nel dialogo intitolato “Le reve de d’Alembert” : “Non c’è in tutto il mondo un essere vivente che non soffra e non goda”. Ecco, Lino compone magistralmente nella sua scrittura l’intreccio delle forze che si confrontano e si contrastano dentro ogni essere umano senza sosta, edificando il tessuto della loro vita, e riesce a farlo, con una facilità che ogni volta mi sorprende e che conosco bene: perché è la sua cifra distintiva.
Patrizia Balenci
04/01/2012 - 10:03
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