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Sabato 26 Maggio 2012 - Aggiornato 26/05/2012 15:25 - Online: 209 - Visite: 8388607

08/01/2012 18:36

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Scicli, il suo Gruppo

Uno scritto di Ciccio Begiorno, del 2003

Scicli, il suo Gruppo

 Vi è un'immagine di Scicli che amo particolarmente: la cittadina si è ridestata come per incanto nella sera piena e silenziosa, con la luna acquattata nel cielo. E con essa, ha ripreso vita la Via Mormino Penna, che parte da un gazebo racchiuso da ghirigori simmetrici dei primi del Novecento. Dentro vi si può immaginare una banda che suona una musica senza note e senza suoni per non incrinare la castità del tempo. La strada continua sino ad una linea con due bellissime chiese, che hanno la seduzione di quella stagione che fu il Settecento barocco.
É l'ora in cui si può fuggire dai travestimenti della civiltà e il mondo si fa intimo e taciturno.
Prima di arrivare alle due chiese, distanti l'una dall'altra poche decine di metri, vi è il Circolo Vitaliano Brancati, fra oleandri che svolazzano ombre sulla sua vetriata. Accanto ad esso, scendendo sulla destra, il Palazzo Spadaro con le sue moine Biedemeier.
Tutta la strada, nella silenziosità della sera, cambia di natura, e se si fa attenzione ai suoi palpiti, il passante che la percorre si sente preso da un'intima gioia.
Di giorno, specialmente in estate, sembra che nuoti nell'afa; la luce entra svagatamente nelle finestre moderne e in quelle bizzarre delle chiese, inghirlandate da colombi. É una strada particolare, anche perché al Brancati(dove si svolgono mostre d'arte, vi è una piccola biblioteca di cataloghi di pittori e una stanzetta civettuola nella quale si presentano libri e autori), si può incontrare il Gruppo di Scicli, quel consorzio di artisti che la cittadina iblea ha reso così celebre.
In realtà Scicli, le cui case digradando sembrano una flotta pronta ad entrare in mare, era già molto nota ai tempi in cui Piero Guccione era ritornato per sempre in Sicilia. Vi era stato prima il libro di Vittorini, Le città del mondo le cui righe sulla città della Madonna a cavallo avevano inorgoglito gli abitanti; ma dopo le prime tele sul mare di Piero Guccione, il romanziere pariginoDominique Fernandez, nel suo Le promeneur amoreux, non era stato avaro di elogi per il luogo e per il suo pittore.
Piero Guccione a Scicli si era riunito ad un suo compagno di strada. Franco Sarnari. Si conoscevano da Roma, giovanissimi al tempo in cui, per le tasche al verde, si doveva stabilire talvolta se andare al cinema o alla trattoria. I due amici si erano spesso richiamati ai frammenti di ciò che avevano vissuto, fondendosi alla fine in un sodalizio che era il Circolo Vitaliano Brancati, nato negli anni Cinquanta e poi caduto in silenzio. Il Brancati era stato legato alla visita di Pasolini, Guttuso, Carlo Levi e molti altri intellettuali a Chiafura con le sue grotte abitate. Nel 1980, proprio per opera di Guccione e Sarnari, con l'apporto del dinamico Franco Causarano, il sodalizio aveva riaperto i battenti. Sia Piero che Franco, ritornati per sempre da Roma, si erano accorti che attorno a loro vi erano giovani fermenti interessati all'officio della cultura; fra di essi anche il pittore Polizzi e lo scultore Candiano, ciascuno con la propria storia, che era per lo più quella del ritorno nell'isola.
Proprio con questi due giovani artisti, con Sonia Alvarez, la sensibilissima pittrice compagna di Piero Guccione che lo aveva seguito da Parigi e Franco Sarnari, che il Gruppo si era presentato per la prima volta nella Galleria La Tavolozza di Palermo. Un Gruppo con nomi che presto avrebbero raggiunto molta notorietà nell'isola. Quella Sicilia, cioè, che per una quantità di anni era stata come un'astrazione, l'illusione di un microcosmo che si era tentato di dimenticare, e che invece era cresciuto sempre di più nella coscienza di chi era andato via. Sarnari non era siciliano, ma aveva sposato Piera che era del luogo e lui stesso aveva riscoperto nei colori e nel prodigio della natura quel mare che ama, e da cui, con i suoi amici Piero e Sonia non si è mai staccato. Le passeggiate a Sampieri al mattino presto, quando il profumo delle ristoppie si mescola a quello delle alghe, sono state e sono ancora un motivo di tranquillità per poter dipingere. Ma, per chi conosce bene questi artisti, anche occasione di un mistero quotidiano che significa essere in pace con la natura e con se stessi. Mi è sembrato sempre, da quando è sorta l'unione che porta ora il ben noto nome di Gruppo di Scicli, che il suo evolversi, il suo aprirsi ad esperienze, a scambi, a contatti, a feste e riunioni, persino alle tombole di fine d'anno di cui Sarnari è maestro, abbia generato un risveglio nella felicità creativa dei componenti che man mano si sono aggiunti ad esso e che sono presenti in questa mostra: Sonia Alvarez, Carmelo Candiano, Ugo Caruso,Giuseppe Colombo, Piero Guccione, Salvatore Paolino, Franco Polizzi,Guglielmo Puzzo e Franco Sarnari.
Artisti tutti con le loro biografie di ritorni e di attese, chi ancora a Milano, chi con un piede a Scicli e uno a Roma, ma finalmente con la Sicilia nel cuore. Questo Gruppo di Scicli di cui ha parlato e continua a parlare la stampa nazionale, è soprattutto una sorta di confraternita laica, dove non esistono egoismo o invidia, e dove ognuno interagisce con gli altri più per gioia che per bisogno. E questo dare alle loro personalità una continua freschezza, questo esporre le loro opere insieme, parlarne, divertirsi parlandone, darsi consigli, ha affascinato non pochi osservatori. Ci si è spesso chiesto, infatti, cosa il Gruppo di Scicli in realtà sia, cercando di volta in volta di tirarne fuori definizioni, etichette, legami con scuole. In realtà il Gruppo è semplicemente un'utopia che si è realizzata, almeno fino ad oggi. Accade talvolta che un miracolo si riveli, che artisti amici si tendano la mano l'un l'altro, senza mai intorbidirsi gli occhi. Un'impresa rara va ammesso, ma che quando funziona conquista la simpatia del popolo dell'arte. Mi è sembrata la cosa più normale del mondo essere amico, e da lunghi anni, con alcuni membri di questo Gruppo che ha oggi, e chiaramente, una sua presenza nella pittura italiana. Alludo a Piero Guccione, con la sua leggendaria tuta azzurra e i suoi occhi persi a scavare nella luce, a Franco Sarnari con la sua sposina Piera eternamente come in un viaggio di nozze, Sonia Alvarez che sa parlare di letteratura come raramente mi è accaduto di sentire, Giuseppe Colombo con la bellissima Eleonora, Carmelo Candiano e la sua casa silo piena di melagrane secche e girasoli. Non pretendo di averli conosciuti tutti, e di ciò sono responsabili i miei lunghi anni di assenza, ma quando ho avuto il piacere di incontrare uno "sconosciuto" del Gruppo, siamo diventati subito amici. Che sia questo il miracolo che il Gruppo di Scicli ha fatto nel mondo dell'Arte? E che questa unione di artisti tanto umani non sia stata nient'altro che un postulato formulato sulla bellezza e sull'amicizia in un tempo macchiato da malumore e caducità?
Se tutto ciò significa gli artisti di Scicli, le cui tele adesso vanno in giro per il mondo, allora è valsa la pena per me di averne parlato. Un motivo, per lo scrittore che di arte non sa, né dovrebbe scriverne, per credere ad una visione di artefici del bello in un armonico contrappeso con una società che tutto ha massificato e reso oscenamente brutto. Liberarsi dal proprio ego, sentire solamente il dovere di essere se stessi mi sembra un messaggio che dilata la speranza. A chi potrebbe servire del resto il contrario, se non a chi l'arte non sa più capire col cuore?

Franco Antonio Belgiorno

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