14/01/2012 15:05
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Ragusa - Quando una vita nasce sotto la stella di una strana sorte, al limite tra due secoli e due mondi, in una terra che non è di confine perché è essa stessa al confine di un'isola che confini non ha, forse è destino che sia una vita eccezionale, e che da sola faccia di se stessa un'involontaria opera d'arte. Forse è destino che una vita su un milione sia di diritto il romanzo di se stessa.
E poco importa se chi la vive non conosce la lingua per raccontarla: la lingua si inventa da sé sulle punte delle sue dita come avviene per la musica nella mente di chi sa suonare "a orecchio", e dalle mani del più semplice tra gli uomini, che definisce se stesso un "inafabeto", prende forma una colossale opera autobiografica, una memoria impressionantemente dettagliata e scritta con metodica acribia nel corso di anni ostinati da un vecchio, fortissimo uomo, convinto che "se all'uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare".
Avventure da raccontare ne aveva a bizzeffe Vincenzo Rabito, chiaramontano reduce di due guerre e di un boom economico, ragazzo del '99 sulle trincee del primo conflitto mondiale e socialista prestato al fascismo durante il secondo; scrittore suo malgrado e ora inconsapevolmente sceneggiatore, post mortem, di un docufilm girato da Costanza Quatriglio e prodotto dalla ragusana Chiara Ottaviano, da anni docente a Torino.
La memoria della Terramatta narrata da Rabito, della nostra terra, è stata l'ospite d'onore durante le celebrazioni dell'ottantacinquesimo anniversario della Provincia di Ragusa, un compleanno d'eccezione festeggiato presso i locali della provincia con una conferenza moderata dalla professoressa Elisa Mandarà e inaugurata dall'intervento del presidente Franco Antoci.
Apice e culmine dell'evento è stata proprio la proiezione del trailer del docufilm ispirato a Terramatta, vera sublimazione di quanto la Provincia abbia da raccontare. A presentare l'opera una voce eccellente della critica letteraria italiana: Paolo Mauri, critico e firma di punta del quotidiano La Repubblica.
Nell'ambito della celebrazione di una terra composita e sfaccettata come la nostra, era quasi ovvio aspettarsi che le parole di un illetterato tanto nobile quanto fu Rabito passassero per la bocca di un fine uomo di lettere, che non ha mancato di sottolineare come una fortuna bizzarra abbia guidato la storia e l'opera dell'Autore. Scritto in segreto e ritrovato per caso dai figli del defunto Vincenzo, il corposo diario zeppo di errori grammaticali e di punteggiatura sgangherata ha dimostrato, a detta del critico e del pubblico che ne ha decretato il successo, una vis intrinseca tanto forte da bastare a se stessa: la forza della vita che, straordinaria, preme per essere straordinariamente raccontata.
Per questo l'opera letteraria, a dispetto del primo giudizio critico che la definì "il capolavoro che non leggerete" a causa dell'enormità della sua mole e della difficoltà della sua scrittura, ha superato gli ostacoli dell'editoria, vincendo nel 2000 il Premio Pieve-Banca Toscana e guadagnandosi la pubblicazione, nel 2007 presso la torinese Einaudi.
La Sicilia
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