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Sabato 26 Maggio 2012 - Aggiornato 26/05/2012 15:35 - Online: 227 - Visite: 8388607

17/01/2012 16:58

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Vincent Cronin e il suo viaggio in Sicilia, con tappa a Modica e Ragusa

E' scomparso quest'anno a 87 anni

Vincent Cronin e il suo viaggio in Sicilia, con tappa a Modica e Ragusa

Ragusa - Il primo viaggio all'estero nel 1952 dello storico, saggista e scrittore inglese Vincent Cronin (1924-2011), scomparso quest'anno all'età di 87 anni, coincise con la sua prima pubblicazione, "The Golden Honeycomb", pubblicata a Londra nel 1954, edita in francese col titolo  "L'île au rayon de miel" traduzione di Benoist-Mechin, Parigi 1956, e in tedesco "Die goldene Wabe Sizilien", Stoccarda. Trascorse ben cinque mesi in Sicilia, raccogliendo materiale per il libro e in quell'occasione si recò anche a Ragusa e a Modica, in cui si soffermò per osservare il barocco di questa parte della Sicilia che ritenne "molto impressionante e meno dipendente dalla tradizione romana".

Trovò la città di Ragusa dominata dalla chiesa del Gagliardi, e anche se la cupola sembrava vicina, il viaggio dalla città superiore alla chiesa di San Giorgio durò circa mezz'ora, perché la strada era interamente costituita da rampe di scale: "non un ordine - scrisse - una scala continua, ma irregolare, con imprevedibili percorsi che si snodano come matasse di lane aggrovigliate dentro e intorno alle case e spezzate sotto i ponti".

L'approccio alla cattedrale gli apparve su una lunga strada in forte pendenza e "un ampio volo di gradini", sopra del quale svetta la facciata, interamente stagliata di profilo. "L'impressione - osservava - è di un'altezza senza sforzo, di profondità, di ampiezza, e di grazia sulla grande scala, quest'ultima qualità è data dal profilo del secondo e terzo ordine che si innalzano in un magnifico spaziare della torre". Trovò notevole anche l'interno soprattutto per le 32 moderne vetrate, rari esempi di un'arte che non ha mai trovato grande favore in Sicilia. "I colori rosso e blu - commentava - sono resi ancora più vivi di dal sole del sud, e la lunga navata centrale, già inondata dalla luce della cupola, assume l'aspetto di una vistosa trapunta lavorata".

Per Vincent Cronin la chiesa di San Giorgio era "più di un edificio di pregio perché qui come in altre città siciliane, la torre rappresenta una figura di trascendenza, di grazia, che resistendo al trascinamento verso il basso, riscatta le case grigie, innalzandosi e dedicandosi ad un ideale spirituale, mettendo tutta la città in contatto con l'infinito". Per i siciliani, così come esprimono i loro più profondi sentimenti nelle forme religiose, cui conferiscono un valore assoluto, così, a puro livello estetico, le loro città sono spesso salvate dalla meschinità dall'architettura di una singola chiesa".

Le fortezze in Sicilia sono per la maggior parte costruite sulle montagne o sulla costa, mentre Modica - notava Cronin - rappresenta una notevole eccezione, "perché si trova spudoratamente in una profonda valle" e l'approccio più pittoresco alla città era dal sud della valle del fiume che porta il suo nome. Il monte gli appariva "coperto con innumerevoli livelli di aperture quadrate, disposte secondo un piano regolare e apparentemente scavate fuori dalla roccia stessa. A una più attenta vista queste prendono forma come case, costruite di pietra grigia, ordinate a terrazze fino alla rapida salita dello sperone, così ordinatamente impilati che sembrano bidimensionali come la trama di una città prima che fosse stata aggiunta la vernice".

Ma più di tutto a Modica rimase colpito da ciò che resta del castello: "il punto estremo dello sperone che domina Modica - scriverà - è occupato da un monumento che in qualsiasi paese sarebbe curioso, ma in Sicilia è semplicemente straordinario: un grande orologio in piedi tutto solo, non su una torre o su qualsiasi altro edificio, ma a filo con la roccia, come se fosse stato scavato da un lato della montagna". Aveva così l'occasione per meditare sulla concezione del tempo che in Sicilia è ancora il servitore non il padrone dell'uomo perché "le ore e i minuti, lontani dall'assumere l'arrogante ruolo assegnato nel resto d'Europa, sono trattati con estremo disprezzo. Qui il tempo è scandito dal cuore, non da torri o orologi".
La chiesa di San Giorgio vola molto alta, senza perdere la forza, combinando le caratteristiche di una torre rotonda con il potere di una facciata ininterrotta. "L'architetto - per Cronin - ha scelto di costruire su terreni in pendenza ripida, un sito ideale per una chiesa barocca, che per sua stessa natura è pensata per essere vista solo dalla parte anteriore: le linee di scorrimento che delineano la parte superiore si vedono al meglio contro il cielo, e il resto dell'edificio si mescola armoniosamente con lo sfondo roccioso". Un'occhiata anche all'altra grande chiesa della città, quella di san Pietro, che gli apparve notevole soprattutto per le statue dei dodici apostoli che nella forma di un quadrato decorano la sua ripida scalinata. Una tale fantasiosa sistemazione riscattava così la loro vistosità e la facciata ci guadagnava incommensurabilmente stagliandosi all'orizzonte.
In Sicilia visitò i luoghi più interessanti e di ciascuno compilò un interessante resoconto confermando quella sua originaria impressione che la Sicilia fosse "quite unique in the continuity and variety of its artistic master pieces". Ritornato a Londra, pubblicò numerosi lavori, tra cui notevoli furono le sue importanti biografie tradotte in diverse lingue per le quali fu molto conosciuto come quelle su Luigi XIV, Maria Antonietta, Caterina la Grande e Napoleone, e nel 1992 sul Rinascimento.

 

La Sicilia

Giuseppe La Barbera

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