19/01/2012 16:40
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Vittoria - Certe tradizioni, certi modi di pensare e certe convinzioni sono durissime da estirpare, anche quando manifestamente errate.
Del resto, non c’è riuscito il Papa Benedetto XVI a far capire a circa ottocento sacerdoti in tutto il mondo (e la gran parte molto giovani) che appartenere alla Legione di Cristo è cosa buona e giusta, ma continuare a venerare il loro fondatore Marcial Maciel Degollado, nonostante sia stato costretto dalla Chiesa a vita riservatissima e alla rinuncia ad ogni ministero pubblico con pesantissime accuse, è tutt’altra cosa.
Ecco perché non mi impressiona il fatto che di recente, già nel nuovo 2012 tanto atteso e temuto, abbia avuto modo di parlare con amici di elevata posizione sociale ed adeguata preparazione culturale ricavandone una ottima impressione fino a quando, portando il discorso sulla storia locale della quale mi considero un discreto conoscitore ed un convintissimo appassionato, si è finiti a parlare di Vittoria, della città di Vittoria, e della sua fondazione.
Stavo per dire che nel 1607 l’autorizzazione regia a costruire il borgo, concessa alla Contessa Vittoria Colonna, fosse stata mossa azzeccata e sostanzialmente voluta e perseguita dal Governatore della Contea, il ragusano Paolo La Restia quando, forse per mostrarsi conoscitore della storia in parola, uno dei miei amici mi interrompe per dichiarare, a voce sufficientemente alta: “certo, hai ragione, e mi pare che in quella occasione si sia stabilito di popolare il nuovo borgo mandando cento galeotti concedendo loro la libertà e cento prostitute per formare la nuova città”.
Ora, io sento questa fandonia da quand’ero piccolo, e ora sono quarant’anni. Ma possibile che fior di storici (i coevi della fondazione, ma soprattutto gli ottocenteschi Solarino, Sortino Trono, i contemporanei Sipione e Barone) abbiano scritto tonnellate di pagine spiegando fin nei minimi dettagli la vicenda della fondazione e ancora qualcuno ritiene non solo verosimile, ma addirittura certa la solenne minchiata dei cento galeotti e delle cento prostitute? Vittoria venne fondata con decreto regio e popolata “naturaliter” con flussi di immigrati formati, almeno nei primi cinquanta/ottanta anni di vita cittadina a Bosco Piano, da gruppi minoritari di comisani, gruppi più cospicui di ragusani e modicani e soprattutto, per una percentuale di quasi il quaranta per cento, da famiglie di Chiaramonte Gulfi. Successivamente, ma siamo già alla fine del ‘700, quando la città era già cresciuta, e poi ancora nella seconda metà dell’800, quando Vittoria era diventata una grande e ricca città vitivinicola, arrivarono consistenti gruppi di campani, di pugliesi, di calabresi, di siciliani della parte occidentale dell’Isola.
Se è vero che la conoscenza del territorio e della nostra storia diventa fondamentale per perpetuare antiche e vitali nostre tradizioni, se la cultura di un popolo è tale se il popolo la riconosce e rispetta, allora siamo messi male, molto male (e non ho voluto sperimentare a scuola, tra alunni ingobbiti dal nintendo e docenti incazzati dall’eterno precariato, incredibile ossimoro).
Saro Distefano
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