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Sabato 26 Maggio 2012 - Aggiornato 26/05/2012 15:35 - Online: 204 - Visite: 8388607

26/01/2012 16:51

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Quando zio Giovanni ha venduto la 500 per un 128

Se l'auto diventa cucciolo

Quando zio Giovanni ha venduto la 500 per un 128 Quando zio Giovanni ha venduto la 500 per un 128 Quando zio Giovanni ha venduto la 500 per un 128 Quando zio Giovanni ha venduto la 500 per un 128 Quando zio Giovanni ha venduto la 500 per un 128 Quando zio Giovanni ha venduto la 500 per un 128

Scicli - Avevo circa sei anni e zio Giovanni vendette la Fiat 500 per comprare un 128. Piansi, come piangono i bambini.

Cosa fa di un’auto piccola, di un’utilitaria, un modello di successo?

La versatilità, l’economicità, i costi di manutenzione.

No, forse nessuno di questi pregi fa di un’auto piccola un’auto di successo.

I designer hanno saccheggiato le nuove acquisizioni degli studiosi del comportamento, scoprendo che un’auto piccola piace se ha un’espressività.

Se somiglia a un cucciolo, di essere umano –un bambino- o di animale: un gatto, un cane.

E così la Fiat 500, la 2cv Citroen, la Maggiolino. Perché l’uomo sviluppa affettività anche verso questi oggetti inanimati, con cui si instaura un rapporto di complicità, di intimità, di amore.

Un mese fa la Volkswagen ha presentato il secondo remake del Maggiolino, dopo quello della fine degli anni novanta, che già ricalcava le forme della macchina più venduta al mondo.

Segno che dall’intuizione dell’auto come oggetto d’affetto non si esce, neanche nell’epoca del Gps e del Tom Tom. 

 

 

 

 

Nelle foto, Piero Guccione: Maggiolino. 

 

 

 

 

 

Giuseppe Savà

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