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Mercoledì 17 Settembre 2014 - Aggiornato 16/09/2014 22:44 - Online: 259 - Visite: 17971827

14/04/2012 20:57

Notizia letta: 3920 volte

Cassa integrazione a Telenova, Teleiblea e Videouno

Dopo Video Mediterraneo

Cassa integrazione a Telenova, Teleiblea e Videouno

Ragusa - È un momento molto difficile per gli operatori di quasi tutte le emittenti televisive locali. Quella che un tempo non lontano era una provincia molto vivace dal punto di vista delle televisioni locali e dell'informazione che da essa scaturiva, adesso attraversa una fase legata a doppia mandata con la crisi economica. Con la sola esclusione di "Video Regione" ed "E20 Sicilia", il resto delle testate presenti sta ricorrendo, a volte in modo massiccio, allo strumento della cassa integrazione e di quella in deroga.
Sintomo, molto probabilmente, di un malessere diffuso che mette a rischio la serenità dei giornalisti e dei video operatori. La cassa integrazione la ha attivata da tempo Video Mediterraneo per 15 lavoratori. Stessa sorte per i dipendenti di Video 1. Dal 1 aprile anche Tele Nova e Tele Iblea hanno fatto ricorso ad una riduzione al 50% del personale. "Le origini di questa crisi - spiega Gianni Molè, segretario provinciale Assostampa - sono date dalla congiuntura economica che ha causato un calo del gettito pubblicitario determinante per le piccole realtà. Diverso è il caso di Video Mediterraneo dove c'è di sicuro un minore gettito di introiti, ma esiste anche un problema dovuto al sovradimensionamento del personale che, nel tempo, non ha potuto reggere. In questo caso abbiamo accettato la cassa integrazione per impedire il licenziamento collettivo che aveva avanzato l'editore".
Una situazione generale che avrà ricadute negative anche sulla qualità dell'informazione. "Il rischio - spiega Molè - è di avere una informazione più omologata, con meno spazio per le inchieste e per indagare i problemi della provincia. Il pericolo è quello di vedere proliferare in questa fase il copia ed incolla dai comunicati stampa. Ma il problema principale, dal punto di vista del sindacato, è quello di mantenere i livelli occupazionali in atto. È inutile farsi illusioni o creare aspettative nei giovani. Il momento è critico e dobbiamo salvaguardare chi è già un professionista. Il vero banco di prova lo avremo a giugno con le frequenze digitali. Chi si sarà organizzato bene andrà avanti". Un quadro a tinte fosche che, però, potrebbe valere da stimolo. "E' finita l'era dei giornalisti reggi microfono e del copia ed incolla - chiosa il segretario - oggi chi vuole fare questo mestiere deve specializzarsi".

 

La Sicilia

Antonio La Monica

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  • 2

    17/04/2012 09:58

    LA CRISI DI COMPETENZE

    bellodi

    E' tutto vero, la crisi che attraversa tutti i settori non aiuta, anzi affossa le piccole emittenti. Però, secondo me, c'è un'altra causa (almeno) che ha portato a questo declino dell'emittenza privata. Sono le scarse competenze delle figure professionali. Chi le ha dirette non ha saputo investire gli aiuti statali, li ha usati come sussidi e non come punto di partenza per crescere. Ora che vengono a mancare crolla il castello di carte. I giornalisti fanno servizi come si facevano vent'anni fa. Niente apertura al web ai social. Niente. Tutto questo deve far pensare. Le emittenti siciliane che tengono botta sono quelle che si sono ristrutturate e innovate, quelle che hanno selezionato il personale e non lo hanno scelto per cognome. Aggiungiamo anche questa riflessione, quella sulle competenze e la discussione prenderà un taglio più serio. Quello che prima di me ha detto wabaa è importante. Chiedete ad chi lavora in queste emittenti cosa sa del digitale, troverete delle risposte alla crisi dell'editoria locale. Che peccato!

  • 1

    16/04/2012 09:08

    DDT VS EDITORI

    wabaa

    Il problema è serio con lo switch-off entro giugno si vedrà una conversione del tipo di rapporti contrattuali tra dipendenti e gli editori siciliani di cui veramente pochi si salvano eticamente e professionalmente parlando (non aggiungo altro)... Posso assolutamente confermare che l'intero indotto è fortemente in crisi ma è anche vero che vi sono troppe realtà televisive e tutte strutturate male ;( Solo un serio tavolo da lavoro può salvare il salvabile che a mio giudizio è semplicemente fattibile se e solo se si riesce a mettere nero su bianco le reali situazioni di ogni singola realtà televisiva da quella piccola a quella media cercando di creare un consorzio dell'informazione dove possano sopravvivere tutti dignitosamente (questo discorso non vale per gli editori che hanno sempre avuto agevolazioni da parte dello stato) altro discorso andrebbe fatto per le risorse umane dal punto di vista tecnico non hanno vita lunga grazie all'automazione molte figure professionali andranno a scomparire presto 12/24mesi.... in fede Giuseppe CARNEMOLLA Ericsson Consultant - RF Broadband

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