Scuola

Il 40% degli studenti ereditano laurea e lavoro da papà

Ancora nel 2006, 75 laureati su cento portano la laurea 'in famiglia' per la prima volta. E chi è figlio di genitori laureati, a un anno dal conseguimento del titolo, risulta essere più impegnato nella formazione (36%) rispetto ai figli di genitori con la licenza elementare (15,5%) che, all'opposto, lavorano più dei primi (55% contro 42,5%).

Dal confronto tra laurea dei padri e laurea dei figli, leggendo la ricerca di AlmaLAurea, emergono molte più coincidenze di quanto ci si sarebbe potuto attendere, sintomo di

una scarsa mobilità sociale, con una vera e propria ereditarietà del lavoro svolto. Così il 44% dei padri architetti ha un figlio (maschio) laureato in architettura; il42% dei padri laureati in giurisprudenza ha un figlio con il medesimo titolo di studio; il 41% dei padri farmacisti ha un figlio con lo stesso tipo di laurea; il 39% dei padri ingegneri ha un figlio ingegnere; il 39% dei padri medici ha un figlio laureato in medicina. Ma anche, il 28% dei padri con laurea economico-statistica ha un figlio laureato in questo stesso gruppo; analoga concordanza genitore-figlio si rileva nel campo delle lauree politico-sociali (24%).

Un'ulteriore prova di condizionamento della famiglia di origine, secondo lo studio, è fornita dall'esame congiunto dell'ultima posizione nella professione paterna e di quella del figlio. Ad esempio, il 16 % dei figli di dirigenti o quadri direttivi è, già dopo soli cinque anni dalla laurea, dirigente o quadro direttivo, contro il 13% medio di tutti i laureati maschi; il 42% dei figli di impiegati è impiegato. Il 34% dei figli di liberi professionisti è libero professionista (contro il 20% medio); il 10% dei figli di imprenditore è imprenditore (contro il 3% medio). Raddoppiano i laureati, ma calano le matricole; l'Italia spende per studente 1.500 euro in meno rispetto all'Europa e 12.000 euro in meno rispetto agli Stati Uniti. E' basso il grado di istruzione della popolazione adulta: soltanto 8 italiani su cento tra i 55 e i 64 anni sono laureati.

Sono i dati dell'indagine AlmaLaurea, compiuta su quasi 83 mila studenti di 45 atenei italiani e collocata fra l'estate-autunno del 2006 e l'autunno dell'anno successivo, presentata all'università di Catania dal rettore Antonino Recca e dal direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli.

Il sistema universitario italiano ha licenziato un numero di laureati quasi doppio rispetto a quelli prodotti alla vigilia della riforma universitaria: oltre 300mila nel 2006 rispetto a

poco più di 152mila nel 1999. Ma la crescita, ancora insufficiente per recuperare il ritardo a livello europeo, sembra già esaurita. Il numero dei laureati è stimato in calo del 12% tra il 2005 e il 2006, ed è destinato a ridursi ulteriormente per il calo del 9% degli immatricolati negli ultimi quattro anni. All'anagrafe si è perso il 42% dei diciannovenni dal 1984 al 2007.

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La spesa per studente universitario dovrebbe aumentare di circa un quarto per raggiungere la media europea e quasi triplicare (oltre 12.000 euro a studente in più) per

posizionarsi al livello degli Stati Uniti.

Il 75% dei laureati porta 'in famiglia' per la prima volta la laurea. E' la conseguenza della bassa scolarità di terzo livello della popolazione adulta: solo 8 italiani su cento di età 55-64 anni vantano un titolo di studio corrispondente. A livelli più bassi, tra i 30 paesi Ocse, risultano soltanto, nel 2005, Portogallo e Turchia (7%).

Nella popolazione più giovane (25-34 anni) abbiamo meno laureati (16%) rispetto alla popolazione di età 55-64 nei Paesi Ocse (19%).

Fonte: Siciliainformazioni.com