Cultura

Claudio Scimone a Scicli: Il Barocco mi unisce a questa città

"Il barocco mi unisce a questa città".
Claudio Scimone è tornato nella sua Scicli partecipando oggi pomeriggio alla conferenza stampa che ha anticipato la consegna del Premio Scicli, allo stesso Scimone e a Vittorio Sgarbi.
"Non sono un divo della parola -esordito schernendosi il fondatore e direttore dei Solisti Veneti-, sono abituato a comunicare con la musica". Non è vero, Claudio Scimone parla in maniera affascinante e coinvolgente.
"Mi vergogno del mio accento veneto, mi perdonerete, dopo un paio di giorni, inizio a prendere la cadenza del dialetto del posto in cui mi trovo. Il guaio è che i miei amici pensano che io li imiti, e per questo preferisco parlare in veneto, pulito, schietto.
Gli sciclitani non hanno sufficiente consapevolezza della loro identità.
Mi sento affratellato a questa città dall'amore per il barocco, la sua arte, la sua musica.
Il barocco è espressione di libertà, nasce come reazione alla Controriforma, basti pensare all'esilio in cui fu costretto Vivaldi dal Consiglio dei Dieci.
Nei libretti scrivevano: "Parole conformi alla favola, ma non contrarie alla spiritualità".
Il Settecento è stato il secolo dell'improvvisazione. Quando Bach scriveva della Croce usava il diesis, per indicare l'aderenza a quel sentimento spirituale. Nella drammaticità dell'arte barocca, però, a mio giudizio non c'è nulla di eccessivo, il barocco è esplosione di vitalità.
I miei amici padovani mi dicono di aver comprato casa a Scicli, e mi fanno i complimenti per la mia città, quella della mia famiglia. Oggi sono stato in pellegrinaggio a casa di Piero Guccione, è stato emozionante come sempre".
Cosa consiglierebbe ai nostri politici?
"Di favorire la circuitazione degli artisti, che comprendano il valore educativo della musica, che facciano come in Venezuela, dove l'esperienza dell'orchestra giovanile Simon Bolivar è diventato un caso scuola. La musica accresce il coefficiente intellettuale della popolazione, penso ad un enseble dei bambini di Scicli".
Cosa è Scicli per lei: luogo del mito, della memoria?
"Ho vissuto a Scicli molto più di quanto non crediate, e non solo nei mesi estivi, di villeggiatura a Donnalucata. Scicli è un cosmo, dove in nuce c'è il genio dell'arte. Gli sciclitani siamo artisti, si tratta di avere consapevolezza di ciò. C'è in questa città il germe della crescita intellettuale.
Penso al libro del dottore Guglielmo Pitrolo, una formisabile galleria di ritratti che ci dicono del genio e del talento che si annidano in questa meravigliosa città".