Attualità
|
30/09/2009 01:49

Vera Greco: Voglio sposarvi al Convento della Croce

di Giuseppe Savà

Meteo: Scicli 19°C Meteo per Ragusa

Scicli – Lo chef era Ciccio Sultano, nel menù piatti tipici siciliani rivisitati.
Il 24 settembre si è celebrato, nell’inedito scenario dell’ex convento della Croce a Scicli, il primo matrimonio della storia nella struttura scarna ed essenziale dell’immobile pre-terremoto, il matrimonio di una coppia modicana.
La Sovrintendenza di Ragusa ha concesso al prezzo di 2500 euro l’ex convento, di proprietà regionale, per la celebrazione del trattenimento all’interno della struttura cinquecentesca.
L’aula della chiesa centrale, sconsacrata da secoli, è diventata la sala da pranzo. La chiesetta retrostante ha ospitato la cucina, mentre le celle dei frati francescani sono state utilizzate per mettere in mostra oggetti dell’infanzia degli sposi.
Lungo il chiostro sedili a terra con cuscini, e stoffe segnaposti; nelle celle più grandi divani e separè per assicurare intimità agli invitati.
Qualche anno fa, un museologo ospite della precedente amministrazione, aprì le braccia: “Qui non potete farci nulla, come museo è troppo infelice”.
Lo scenografo che ha allestito il matrimonio odierno ha commentato: “Per posti del genere conosco gente disposta a pagare seimila mila euro al giorno”.
La Sovrintendente di Ragusa, Vera Greco, parla di un esperimento pilota: “Abbiamo dato il permesso alla celebrazione di un evento di qualità, abbiamo chiesto al privato un canone, una fideiussione per i danni, il privato ha fatto un intervento di manutenzione straordinaria del valore di almeno diecimila euro, si è occupato della scerbatura, del ripristino dell’impianto elettrico…
Pensiamo di replicare l’esperimento altrove, nelle aree archeologiche, con i proprietari dei fondi limitrofi, che potrebbero farsi carico della manutenzione ordinaria, in cambio dell’apertura di un bar, B&b, e simili. Pensiamo a una sinergia tra il Club  Med e Kamarina, grazie  un cronogramma di aperture certe, cadenzate, che rendano programmabili le visite.
Purtroppo la Sovrintendenza non dispone del Museo di Kamarina, e la separatezza del museo dall’area archeologica rappresenta un ulteriore problema”.
La Sovrintendenza ha chiesto alla regione cinquanta mila euro, per eliminare le infiltrazioni, ripristinare l’allarme. Per fare anche strada e parcheggio servirebbero in tutto 120 mila euro.
“Abbiamo intenzione di indire un bando pubblico per affidare a un privato la gestione: l’auditorium diventerà spazio museale e ospiterà gli affreschi ex voto, ci potrebbe essere una parte ristorativa intorno al chiostro, un caffè letterario, un centro di produzione di arte contemporanea, o un centro multimediale. Esiste un protocollo d’intesa tra il Comune e la Forestale per realizzare un Parco urbano. Penso ad attività di alto livello, non certo a un bar o un ristorante comune, ma a un’offerta di nicchia”.


E chi volesse dormire?


“Ci sono solo due stanze fornite di bagni. Si può pensare a una ricettività esclusiva, ma  non confortevole, senza bagni in camera, ma con l’affaccio  mozzafiato su Chiafura. Penso a un’esperienza di eremitaggio, spirituale”.


E chi vuole sposarsi alla Croce?


“Faccia domanda alla Sovrintendenza, presti fideiussione, non è un privilegio. Noi spediamo la domandina a Palermo, appena arriva l’ok concediamo i locali. Peccato che noi si debba versare il canone alla Regione, perché potremmo utilizzare quei soldi per opere di manutenzione.
Ripristineremo l’impianto di videosorveglianza, e lo metteremo in rete col museo di Ragusa, dove c’è un servizio di custodia e vigilanza h24”.

 


Cambiamo argomento. Lipparini. Piero Guccione ha chiesto al Governatore Lombardo il restauro della vecchia facciata.


“Mi sorprende da Guccione, perché l’arte è contemporanea, deve sapersi inserire e dialogare col contesto, ma deve utilizzare un linguaggio contemporaneo. Lei veste con le scarpe di 60 anni fa?
Stiamo rinunciando a un linguaggio moderno e ammettiamo che non siamo più in grado di esprimerci col nostro linguaggio?”

 


Che fine ha fatto il vincolo sulla fornace Penna di Pisciotto?


“Il Tar ha dato ragione ai privati, abbiamo dovuto rinotificare il vincolo. Lo abbiamo notificato sino in America. Ora lo abbiamo anche trascritto. Se fra sei mesi i proprietari non provvedono alla messa in sicurezza, agiremo noi in danno.
Non è pensabile fare un albergo dentro la Fornace, lo abbiamo spiegato ai proprietari. L’icona stessa della Fornace ha un valore economico rilevante. Sarebbe assurdo non capirlo. Immagino una copertura in vetro, che preservi il manufatto. A latere possiamo immaginare attività economiche, ma lo skyline non può essere modificato”.

 

La Sovrintendente e il sindaco di Scicli durante un sopralluogo alla Croce

ph. Luigi Nifosì