di Paolo Mieli

Negli Anni Trenta c’è l’antifascismo dello sberleffo: quello di un venditore di salsicce che trova il modo di dire «porco» al podestà a passeggio nella via principale del paese e quello di un capocomico che intonando una canzone, «Un’ora sola ti vorrei», sbeffeggia un’immagine di Mussolini.
E quando finisce la guerra Peppino Torrenuova, il protagonista di questo racconto, è un «comunista» che comprerà tutti i bottoni neri di una merceria per far sfilare i suoi concittadini a lutto dopo la strage di Portella della Ginestra.
E sì che Peppino è un «riformista». A una riunione di un collettivo extraparlamentare suo figlio sentirà risuonare questa parola, «riformista», come un’accusa infamante. Chiederà lumi al padre e questi gli risponderà: «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro è la testa che si rompe, non il muro. Uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buon senso, senza tagliare teste a nessuno».
Baarìa è anche un atto d’amore nei confronti del cinema. Si colgono omaggi a Sordi, Lattuada, Fellini, Visconti e in particolare a Francesco Rosi. C’è l’emozione di un bambino, il protagonista, che a cinque anni viene portato dal padre a vedere Uno sguardo dal ponte e da quel momento collezionerà fotogrammi: di Catene, Salvatore Giuliano, Il Vangelo secondo Matteo, Il buono il brutto il cattivo, Incompreso.
Ed è un atto di straordinario amore nei confronti della politica. La politica fatta, come si diceva una volta, dal basso, da quelli che ci credono davvero, quel tipo di politica che è nei ricordi di chiunque abbia dai trent’anni in su. Descritta senza retorica: una donna cieca riesce a votare per la Dc nonostante l’accompagnatore comunista provi a ingannarla e a farle mettere la croce sul simbolo con la falce e martello; un consigliere comunale democristiano protesta con Peppino perché i comunisti non lo attaccano mai e con ciò compromettono la sua reputazione. E anche il rapporto tra cittadini e politici è raccontato con ironia.
E ancora. Una scena di sesso che l’insegnante autorizza a guardare dalla finestra dell’aula a patto che i ragazzi assistano in silenzio. Il tema ricorrente delle uova che si rompono e delle bisce nere presagi di sfortune e lutti. Una veggente identica alla nonna che assiste con dolcezza una famiglia a cui pesa la progressiva scomparsa degli anziani. Le statue mostruose di villa Palagonia.
© Riproduzione riservata