Cultura Modica

L'Uscita di Emergenza di Lello Arena

Un claustrofobico gioco di dispetti che inizialmente diverte, ma alla fine si rivela un po’ troppo ripetitivo

Modica - Non una commedia e non un dramma, ma il racconto di fobie e frustrazioni, di sospetti e di ripicche condito da una sottile vena umoristica.

Sul palco del Teatro Garibaldi mercoledì sera Lello Arena e Sebastiano Tringali sono stati i protagonisti di “Uscita di emergenza”, spettacolo inserito nella sezione “Il Teatro per il Teatro” della Stagione 2010 organizzata dalla neonata Fondazione.

Il testo di Manlio Santanelli porta in scena, con la regia di Giancarlo Sammartano, la convivenza forzata di due uomini costretti alla clausura in un immobile fatiscente e a rischio crollo per le continue scosse di terremoto. Costretti non certo da cause esterne, ma solo ed esclusivamente dalla loro paura di affrontare il mondo.

Cirillo, ex suggeritore teatrale che ancora sogna la polvere del palcoscenico, e Pacebbene, ex sagrestano che vive di riti e piccoli dispetti, si ritrovano a condividere la fobia e l’incapacità di confrontarsi con gli altri. L’uno è specchio delle ossessioni e del fallimento dell’altro. Si provocano e si prendono in giro, in modo anche feroce, tentando inutilmente di vincere le proprie difficoltà. Interrogandosi l’uno sul perché l’altro abbia scelto l’isolamento, formulano teorie bizzarre attribuendosi vicendevolmente crimini e misteri.

Se Pacebbene è convinto che Cirillo abbia ucciso la moglie a causa di un tradimento e lo esaspera riportandolo sempre su questo argomento, con la speranza di coglierlo in fallo, Cirillo non è certo più tenero con il coinquilino e arriva a squarciargli il materasso certo di trovare, nascosto tra la lana, un tesoro rubato alla chiesa.

Ma non c’è alcun crimine dietro la scelta di privazione dei due. Solo disagio.

E pur tiranneggiandosi, l’uno non ha che l’altro.

Durante l’ennesima lite, infatti, arriva una nuova scossa e i due si stringono in un abbraccio. Il finale resta aperto. Si saranno salvati ancora una volta? Saranno rimasti sotto le macerie? Continueranno a vivere reclusi? Finalmente usciranno? L’autore non lo dice, ma lo spettatore esce dal claustrofobico gioco di dispetti che inizialmente diverte, ma alla fine si rivela un po’ troppo ripetitivo.