Scuola Ragusa

Si va verso classi di 32-33 alunni

Ben 435 studenti in più (rispetto allo scorso anno) hanno chiesto di poter frequentare le scuole superiori

Ragusa - «Una vergogna senza precedenti»: non usa giri di parole il segretario generale della Cgil, Giovanni Avola, per dare una cornice alle premesse del prossimo anno scolastico.
Il bubbone, stavolta, esplode nella scuola superiore Rispetto all'anno scolastico che si è chiuso da qualche giorno, le iscrizioni, in provincia di Ragusa, hanno registrato un aumento significativo. Ben 435 studenti in più (rispetto allo scorso anno) hanno chiesto di poter frequentare le scuole superiori della nostra provincia. L'Ufficio scolastico provinciale ha, quindi, chiesto, utilizzando i parametri del decreto Gelmini-Tremonti, di poter attivare 40 nuove classi, tante quante ne erano necessarie per consentire a tutti gli studenti di frequentare le lezioni. (da Gazzetta del Su/Ragusa di Alessandro Bongiorno)


Il bubbone, stavolta, esplode nella scuola superiore. Rispetto all'anno scolastico che si è chiuso da qualche giorno, le iscrizioni, in provincia di Ragusa, hanno registrato un aumento significativo. Ben 435 studenti in più (rispetto allo scorso anno) hanno chiesto di poter frequentare le scuole superiori della nostra provincia. L'Ufficio scolastico provinciale ha, quindi, chiesto, utilizzando i parametri del decreto Gelmini-Tremonti, di poter attivare 40 nuove classi, tante quante ne erano necessarie per consentire a tutti gli studenti di frequentare le lezioni. Lo scorso 30 giugno, è arrivata la risposta dell'Ufficio scolastico regionale. Su 40 classi richieste, ne sono state autorizzate zero. Parafrasando una celebre battuta del nuovo tecnico del Real Madrid, si potrebbe proprio dire che, in provincia di Ragusa, la riforma parte con il motto «Zeru classi».
«Non è mai accaduta – ricorda Giovanni Avola che per tanti anni è stato segretario della Cgil scuola, prima di essere chiamato a guidare la confederazione provinciale – una cosa simile. È inaccettabile. Stiamo preparando una nota durissima che invieremo all'Ufficio scolastico regionale e al prefetto. È una carneficina. Non c'è soltanto in ballo il lavoro dei precari, qua si gioca con la vita di alunni e insegnanti. Classi di 32-33 alunni, non solo rendono difficile tenere lezioni in maniera proficua, ma violano il decreto Gelmini e le norme sulla sicurezza degli edifici pubblici».
In prima linea, c'è anche il Comitato a difesa della scuola pubblica che, di recente, si è costituito anche legalmente con l'obiettivo di «fermare la distruzione della scuola pubblica». Il comitato ha già inviato una nota informativa ai dirigenti scolastici, alla prefettura, ai Vigili del fuoco, all'Ufficio scolastico provinciale con la quale esprime preoccupazione per i livelli di sicurezza delle nostre scuole, non tutte in grado di adeguare classi ed edifici (spesso anche superati dagli anni) alle attuali norme di sicurezza. «Con l'innalzamento del numero degli allievi, le nostre aule scolastiche – ha scritto il comitato – non sono in grado di assicurare la sicurezza».
Per quanto riguarda le scuole superiori, il decreto Gelmini-Tremonti ha innalzato a trenta il tetto del numero di alunni per ogni classe. Se le proiezioni della Cgil saranno verificate, in provincia sarà impossibile non dar vita a classi di 32-33 alunni che, in ogni caso, devono rispettare le norme di sicurezza e antincendio previste per tutti gli edifici pubblici.
Consistenti anche i tagli alle cattedre. Sempre secondo le stime diffuse dalla Cgil, nella nostra provincia, nella scuola primaria e secondaria superiore, il numero dei docenti soprannumerari si aggira intorno al 20-25 per cento; la percentuale scende (15-20 per cento) alle medie e si riduce, sino ad azzerarsi, solo nella scuola dell'infanzia. La scure si abbatte anche sul personale Ata, con tagli calcolati intorno al 18 per cento.