Cultura Comiso

Santa Maria delle Grazie fu rifugio per i rivoluzionari

Le vicende ecclesiastiche del tempio furono legate ai moti carbonari e mazziniani

Culla di fede e carità, ma anche rifugio di rivoluzionari. Indubbiamente la chiesa di "S. Maria delle Grazie", più conosciuta come "Chiesa ex Cappuccini" e l'annesso convento hanno legato la loro esistenza alla crescita della spiritualità di Comiso ma, altresì, alle tumultuose vicende prima carbonare e poi mazziniane contro il Borbone. La chiesa, piccola ma graziosa, fu eretta a partire dal 1614 sulle ultime molli pendici degli Iblei prima che esse si confondano con la Valle dell'Ippari a sud della città, appena fuori quello che all'epoca era l'abitato. La tela è incastonata - dal 1733 - in una splendida cornice lignea intarsiata, adorna con inserti in osso e tartaruga. Il paliotto dell'altare, davvero monumentale, è in cuoio sbalzato, con fregi e decorazioni in oro e argento. Ai lati, vi sono altre buone tele, fra le quali una "Madonna di Perugia" e un "San Francesco e l'Angiolo". Altra tela degna nota è una "Madonna tra San Felice da Cantalice e San Carlo", opera anch'essa del Cusmano, datata 1665. Nel '700, alla chiesa fu addossata una cripta e una cappella mortuaria, nelle cui pareti vi sono dei loculi dove riposano le spoglie di frati e borghesi. Tra quest'ultimi, vi sono le spoglie mortali del ricco massaro Gabriele Di Stabile, più volte prefetto dell'Arciconfraternita del SS. Rosario presso l'Annunziata, chiesa quest'ultima, alla cui ricostruzione contribuì infaticabilmente e con estrema generosità fino al 1791, anno in cui morì. La cripta, si trova sotto il livello dell'attuale pavimento. Vi si accede attraverso ripidi scalini che si aprono all'ingresso della cappella mortuaria e si estende, in parte, verso la chiesa soprastante. In essa, i corpi dei defunti venivano trattati e poi lasciati per un anno dove avveniva una sorta di imbalsamazione naturale. Infine venivano collocati nei loculi. La chiesa, nell'ultimo scorcio del secolo scorso, per impulso del compianto sacerdote Angelo Guastella, è stata ben restaurata, compresa la bella cantoria settecentesca, e riaperta al culto. Il convento dei Cappuccini, insieme all'Oratorio di San Filippo Neri fondato da padre Pietro Palazzo con la chiesa del Gesù, aperta anch'essa nel 1616, rappresentarono i massimi luoghi di spiritualità e ascetismo comisano. Nel convento dei Cappucini operarono, tra gli altri, fra' Mansueto, bella figura di asceta, nato da umili origini nel 1693, che in vita fu modello di virtù e docilità. Morì in odore di santità il 26 giugno 1749 e il suo corpo si conserva praticamente intatto, dentro un loculo a vetri, nella cappella mortuaria già citata. Il convento, nella prima metà dell'800 fu muto testimone dei moti rivoluzionari antiborbonici. Dopo una poco felice parentesi della Carboneria - a Comiso dal 1819 fu attiva "La Casmene fidente" -, gli antiborbonici ripresero fiato al tempo dei "moti mazziniani" del 1851. In quell'anno, infatti, il "Comitato segreto provinciale", tra i quali vi era Giombattista Linares da Licata, residente prima a Santa Croce Camerina e poi a Vittoria, e il padre Gaetano La China, iniziò a riunirsi proprio nel convento dei Cappuccini di Comiso. Coi rivoluzionari vi era anche il comisano padre Fedele Cannata, guardiano del convento. Una scelta felice, perché luogo insospettabile. Le riunione avvenivano la sera, nella cella del padre La China o dello stesso padre Fedele, nella più assoluta segretezza.
L'ammissione dello speziale vittoriese Gandolfo Borgese si rivelò un errore che fu pagato a caro prezzo. Uomo meno accorto degli altri e degno di poca fiducia, si rivelò più uno scroccone che un rivoluzionario. La maggiore imprudenza fu, però, fatta involontariamente da Francesco La China, fratello di fra' Gaetano, il quale nel 1853 confidò al giovane Francesco Munda d'aver ricevuto un proclama a stampa nascosto dentro un limone proveniente dagli amici maltesi. Munda non seppe tenere il segreto e ben presto scattarono gli arresti in mezza Sicilia. A Vittoria fu arrestato Francesco La China e Linares e poi padre La China. A Comiso furono arrestati i fratelli Gaetano e Bartolomeo Occhipinti, Il convento non era più sicuro e i frati scongiurano il padre Cannata di fuggire. Consiglio inutile, accettò solo di bruciare il compromettente carteggio che vi si custodiva, appena in tempo per evitare che fosse trovato dalla polizia borbonica che perquisì convento e chiesa, perfino il tabernacolo. Fu processato e assolto per insufficienza di prove insieme al confratello La China. Sette anni dopo, la rivincita, dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e la definitiva deposizione del Borbone.
 


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