Si sente preso in giro
di Redazione

Scrittore contro scrittore. Anzi, scrittore siciliano contro scrittore siciliano. Non accade in un libro a nella realtà: il prossimo 16 novembre il tribunale civile di Parma dovrà pronunciarsi in merito all’accusa che Domenico Cacopardo, scrittore d’origine piemontese ma che ha vissuto l’infanzia in Sicilia a Letojanni (di cui era originario il padre), ricevendone i tratti d’una profonda “sicilianità”, ha rivolto al collega in letteratura e “conterraneo” Andrea Camilleri.
Cacopardo, magistrato del Consiglio di Stato in pensione e da anni residente a Parma, ritiene infatti di essere stato diffamato dal “padre” di Montalbano in alcune pagine del suo romanzo di tipo “storico”, “Il nipote del Negus” (mentre l’ultimo a essere pubblicato, pochi giorni addietro, è “Il sorriso di Angelica”).
Nel romanzo si menziona un certo Cacopardo, in questi termini: «Persona attendibile anche se un poco chiacchierato (è fissato di essere un grande scrittore e consuma il suo stipendio pubblicando romanzi a sue spese)». Il Cacopardo in questione non si chiama però Domenico, ma Aristide, ed è controllore di biglietti sulla linea ferroviaria Palermo-Vigata nel corso del ventennio fascista.
Secondo il legale di Domenico Cacopardo, l’avvocato Giovanni Franchi, nel “controllore” si potrebbe ravvisare il suo cliente: «Secondo la giurisprudenza, infatti, non è necessario che il nome altrui venga usurpato nella sua interezza per ottenere l’inibitoria. Quale scrittore – ha dichiarato Franchi in un’intervista – non viene danneggiato dal fatto che un altro, e forse ancora più famoso, scrive di lui che paga per veder pubblicati i propri romanzi?».
Nello specifico, Cacopardo chiede che sia sospesa la pubblicazione del libro in questione, e che vengano ritirate tutte le copie non ancora vendute. La parola sulla contesa tra scrittori siciliani passa ora al tribunale parmense
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