Sanità Tristi primati

Tumori al colon, è record in Sicilia

Ogni anno nell'Isola sono 600 le vittime di questo tipo di carcinoma

  Palermo. Triste primato per la Sicilia nella lotta contro i tumori: l'Isola è infatti la regione d'Italia con la più alta diffusione del cancro al colon.

  In Sicilia, ogni anno, muoiono per carcinoma colo-rettale circa 600 malati e i ricoveri sono oltre 4 mila. In Italia, invece, ogni anno, vengono diagnosticati 37 mila nuovi casi: più negli uomini che nelle donne con il decesso di circa 20 mila malati. Le città siciliane con il maggior numero di malati affetti da tumore del colon-retto sono Palermo e Catania. Ma c'è da dire che di questo terribile tumore, se scoperto in tempo, si può guarire nel 90 per cento dei casi. Ad avvalorare il primato negativo della Sicilia è stato ieri Ruggero De Maria, direttore del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell'Istituto Superiore di Sanità che ha preso parte al simposio «Curare con la ricerca» che si è svolto a Palermo. «I tumori più diffusi e ancora più difficili da debellare sono quelli al polmone, alla mammella e al colon. E di quest'ultimo la Sicilia ha il primato negativo - ha detto De Maria -. La particolare diffusione dei tumori in Italia è causato dal fatto che si fa ancora troppo poco prevenzione e in particolare la Sicilia: è la regione dove si fanno meno screening gratuiti. Se si pensa infatti che per sconfiggere del tutto il cancro al colon, basterebbe fare una semplice colonscopia dai 50 anni in poi, è triste vedere invece quanti muoiono o per ignoranza, perchè nessun medico informa in tempo sulla necessità di fare prevenzione, o peggio per superficialità». Una colpevole negligenza, quindi della Sicilia in tema di prevenzione. Qualcuno ha voluto puntualizzare che evidentemente i fondi stanziati per gli screening sono pochi o vengono utilizzati male. La verità è che fino a qualche anno fa i fondi destinati all'attivazione degli screening gratuiti sono stati inseriti in un cosiddetto «calderone» generale e utilizzati dalle aziende sanitarie e da quelle ospedaliere per altri scopi. De Maria, in tema di prevenzione, è stato abbastanza schietto e senza peli sulla lingua ha puntato il dito nei confronti dei medici di base. «Loro - ha detto - sono i primi responsabili della salute dei cittadini: se non si limitassero a scrivere ricette, ma parlassero di più con i propri pazienti, di sicuro si farebbe più prevenzione». Tuttavia c'è da sottolineare che entro l'anno dovrebbero essere recapitate le lettere d'invito alla popolazione siciliana tra i 50 e i 69 anni, considerata dagli esperti come l'età ad alto rischio - circa 1.140.000 persone - ed entro il 2012, si spera, possano essere sottoposti ad indagine di prevenzione almeno il 30 per cento di tutti i convocati. E senza l'apporto dei medici di medicina generale questo obiettivo non potrà essere raggiunto. Intanto, per quanto riguarda le nuove terapie di diagnosi e di cura dei tumori «si punta sui cosiddetti farmaci intelligenti - ha concluso De maria -, in via di sperimentazione già da alcuni anni e che per determinate tipologie di cancro, come la leucemia e una specie di tumori gastrointestinali, stanno ottenendo buoni risultati impiegando farmaci non chemioterapici». All'incontro palermitano organizzato dall'Airc in occasione della giornata per la ricerca sul cancro, hanno preso parte anche Luca Lo Nigro, dell'azienda ospedaliera universitaria Policlinico «Rodolico» di Catania e tra gli altri anche il presidente del Comitato Sicilia dell'Airc, Arabella Salviati.  

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