Sanità Ragusa

Ragusa e Vittoria, due casi di malasanità in poche ore

Interviene Leoluca Orlando

Ragusa - Due casi di presunta malasanità, tuttora oggetto anche di due inchieste aperte dalla Procura ragusana. Il primo episodio di presunta malasanità riguarda un ritardo nella trasfusione di sangue presso il Pronto soccorso dell’ospedale Civile di Ragusa, dove un ottantenne è deceduto dopo l’attesa di un’ora e mezza. I famigliari del paziente hanno sporto denuncia e tre medici risultano indagati per omicidio colposo, imperizia e negligenza.

Il secondo caso riguarda la morte di una signora di 59 anni, Giovanna Rizza, punta da una zecca ma curata all’ospedale Guzzardi di Vittoria per una colica addominale. Dopo il ricovero, avvenuto il 31 luglio scorso, la donna sarebbe stata soggetta a numerosi trasferimenti di reparto prima della morte, avvenuta domenica scorsa presso la rianimazione. I medici responsabili dei reparti che hanno avuto in cura la paziente sarebbero già destinatari di avvisi di garanzia.

«La commissione d’inchiesta che presiedo, senza pregiudizio per le indagini in corso da parte della competente autorità giudiziaria, intende acquisire ogni dato utile a conoscere lo svolgimento dei fatti, sia in merito alle eventuali criticità organizzative riscontrate, che in ordine ad iniziative amministrative, sanzionatorie e/o cautelari assunte a fronte di eventuali responsabilità individuali», ha spiegato Orlando.

La difesa di Pasquale Granata

La difesa d’ufficio dell’Azienda, da parte del suo Direttore Sanitario Pasquale Granata che, con una nota ufficiale, annuncia l’avvio di due indagini interne all’Asp per far luce su ciò che è successo a Ragusa e Vittoria.

Ma è quest’ultimo il caso sul quale si concentra maggiormente la replica di Granata: “dalle prime risultanze fornite dai sanitari – afferma il Direttore Sanitario – sono emerse patologie importanti tanto che era stata sottoposta a visita neurochirurgica che ha riscontrato un’emorragia cerebrale non operabile e non trasportabile, mentre non risultavano segni clinici e di laboratorio da riferire a rickettsiosi”.

Una seconda versione dei fatti, non ufficiale, racconta però una storia diversa: gli esami di laboratorio che avrebbero dovuto smentire o confermare la rickettsiosi non sono ancora arrivati.

Spetterà adesso alla magistratura far luce su questa vicenda: è di questa mattina, ben dopo la diffusione della notizia sulla stampa locale e regionale, la conferma ufficiale da parte della polizia di aver ricevuto dalla Procura l’ordine di sequestrare la cartella clinica della 59enne vittoriese.

E’ di nuovo da Granata, invece, che si apprende che non è stata ancora eseguita l’autopsia sul cadavere: “l’Azienda – scrive il manager sanitario – precisa che allo stato attuale non risulta essere stata effettuata alcun ispezione cadaverica e che solo l’autopsia potrà chiarire la vicenda”.

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