Giudiziaria Scicli

Morte Carmela Gentile, Puleio chiede un rinvio a giudizio

L'ausiliaria è morta in corsia, mentre era al lavoro, nella primavera del 2007


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Modica - Sono passati quattro anni dalla morte in corsia di Carmela Gentile, l’ausiliaria 49enne che accusò un malore, mentre era in servizio al reparto di psichiatria dell’ospedale Busacca. Oggi le indagini sono giunte a una svolta.

Il Procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Puleio, ha chiesto al Giudice dell'udienza preliminare il rinvio a giudizio di M.V., medico in servizio presso il reparto di psichiatria dell’ospedale Busacca di Scicli, imputato di omicidio colposo. Era il 4 maggio 2007. La donna, sposata, madre di due figli, aveva avvertito un malore, un mancamento.

Erano le 8,20 del mattino. Aveva allertato i colleghi. Le mani sul lavabo, a reggersi in piedi.  Subito l’invito dei colleghi a riposare, a non stancarsi troppo, a evitare di forzare la mano. La signora Carmela si era ripresa, ha rassicurato tutti, “un falso allarme”. Almeno sembrava.  Pochi minuti dopo avvertiva: “Mi gira la testa”.

Stramazzava a terra, sbattendo forte, procurandosi una ferita alla zona occipitale destra. La corsa, di pochi metri, dalla psichiatria al vicino padiglione del Pronto Soccorso.  Nulla hanno potuto i medici per riaverla alla vita, nonostante il massaggio cardiaco e tutti i tentativi clinici per strapparla alla morte.

Oggi il Pm sostiene che la donna avesse accusato una tosse insistente e difficoltà respiratoria con parziale asfissia, provocate dalla inalazione di vapori altamente tossici scaturiti dall’uso di acidi e candeggina, dalla stessa miscelati per la pulizia dei locali in corsia, ottenendo un momentaneo miglioramento del quadro clinico fino a quando, alle ore 09:20 circa si accasciava a terra battendo violentemente la testa.


Il medico sarebbe responsabile di aver omesso di sottoporre la Gentile alla misura precauzionale di osservazione in reparto per il controllo e monitoraggio, anche mediante specifici esami diagnostici, delle funzioni vitali per la somministrazione di ossigeno e per le eventuali ulteriori terapie applicabili in caso di aggravamento della patologia (intubazione e ventilazione meccanica della vittima con PEEP, somministrazione di broncodilatatori e cortisonici); misure che avrebbero interrotto il nesso etiopatogenetico tra le lesioni polmonari patite e l’exitus, così determinando la morte della, avvenuta alle ore 10:35 circa, a causa di una gravissima congestione polmonare con edema polmonare acuto terminale.