Giudiziaria Modica

Modica, assenteismo, in libertà Elena Scivoletto e Concetta Baglieri

Lo ha deciso il Tribunale della Libertà di Catania

Modica - Sono state rimesse in libertà le due operatrici dell’Unità di medicina Sportiva di Modica, colpite dal provvedimento restrittivo lo scorso 15 settembre, che erano ai domiciliari. Il Tribunale per il Riesame di Catania ha, infatti, deciso di accogliere il ricorso degli avvocati Iwan Pediglieri e Salvatore Citrella, difensori Concetta Baglieri, 47 anni, e dell’avvocato Alfonso Cannata, difensore di Elena Scivoletto, 49 anni. E’ caduto, nella sostanza, anche per loro, il reato più grave per un dipendente pubblico, il peculato, come del resto era accaduto per Francesco Roccaro, 51 anni, dirigente dell’Unità, che sabato scorso era stato rimesso in libertà su richiesta degli avvocati Fabio Borrometi ed Enrico Trantino.Oltre al peculato, tutti e tre hanno avuto contestata anche l’accusa di truffa aggravata e continuata a seguito delle indagini effettuate dalla polizia. Come per il medico, anche per Baglieri e Scivoletto è stato posto l’obbligo di firma, tre volte la settimana, presso la polizia. Sui tre operatori sanitari grava il provvedimento di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, prima in via “obbligatoria”, per tutta la durata dello stato di restrizione della libertà personale” e poi, al venir meno del provvedimento afflittivo, “la sospensione facoltativa dal servizio con privazione”, anche in questo caso, “della retribuzione”. “In merito al provvedimento di “sospensione facoltativa” dal servizio e dallo stipendio che l’Asp ha adottato – spiega l’avvocato Fabio Borrometi – è necessario precisare che è stato, sicuramente, favorito dall’onda emotiva che ha accompagnato gli eventi giudiziari, e che è stato adottato prima che il Tribunale del Riesame annullasse l’ordinanza cautelare sulla grave ipotesi di peculato aggravato che, sebbene non si conoscano le motivazioni, evidentemente, è stato ritenuto insussistente. E’ verosimile che se l’Amministrazione di appartenenza, nel nostro caso del dottore Roccaro avesse avuto contezza delle determinazioni del TdL, non avrebbe fatto ricorso a una tale facoltà, tenuto conto che nemmeno l’Autorità Giudiziaria di Catania ha ritenuto di irrogare, in sostituzione della grave misura cautelare in carcere, quella interdittiva dal pubblico servizio 

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