Attualità
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10/02/2012 21:46

Il giudice Garzòn e Machiavelli

Il Tutti dentro di Alberto Sordi

di Un Uomo Libero

Tutti Dentro
Tutti Dentro

Madrid – Da ieri pomeriggio tutta la Spagna (ma non solo la Spagna) parla della condanna del giudice Baltasar Garzón a undici anni d’interdizione dai pubblici uffici (1).

Il giudice è famosissimo in patria e all’estero per aver fatto arrestare a Londra il famigerato Pinochet, per aver inseguito e processato golpisti e dittatori sudamericani, per aver riaperto le fosse della memoria storica nella quale il franchismo pensava di aver seppellito per sempre i suoi crimini più efferati.

Quando ero molto più giovane, vidi un film di Alberto Sordi che mi fece molto riflettere. Se la memoria non m’inganna, si trattava di “Tutti dentro”. Era la storia di un giudice irrimediabilmente incorruttibile che aveva trascinato nelle aule dei tribunali il fior fiore della politica, dell’economia, degli intrallazzisti. Una storia di mazzette che alla fine gli distruggerà la vita. Perché qualcuno, utilizzando i suoi già collaudati metodi, proverà, con un escamotage diabolico, la sua “supposta corruzione”.

Nel gergo dell’alta finanza queste manovre sporche hanno un nome ben preciso “giardinetto”.

È, in pratica, quello che è ora accaduto a Garzón.

Da un pezzo qualcuno studiava il modo in cui fermare questa nuova “Águila roja”, l’intraprendente eroe del “Siglo de oro”, difensore dei deboli e implacabile persecutore di malvagi, che da anni ormai monopolizza i primi ascolti serali delle famiglie spagnole. Un nuovo moderno “Zorro” che forse ha molti punti di contatto col giudice castigato.

In buona sostanza, Garzón è stato così pesantemente punito per aver utilizzato e autorizzato delle intercettazioni telefoniche allo scopo d’inchiodare alle loro responsabilità alcuni avvocati patrocinatori di una banda di pericolosi faccendieri di cui Gürtel (al secolo Correa o, come figura in alcune intercettazioni, Don Vito, in ricordo dell’altro Don Vito Corleone del fortunato Film di Francis Ford Coppola “Il padrino”) era il capo.

Tanto Correa quanto altri tre compari, tutti e quattro avevano messo in moto un macroscopico malaffare con il quale subornavano alti esponenti del Partito Popolare di Aznar. A quanto pare finanziavano eventi, offrivano viaggi, regalavano abiti confezionati da famosi sarti di Milano in cambio di favori, concessioni, elargizioni di provvidenze e contributi pubblici.

Un’intricata ragnatela di corruttele all’italiana che il giudice aveva con perspicacia intuito e per la quale aveva sottoposto tempestivamente i quattro membri della banda a misure drastiche restrittive della libertà personale.

La “Trama Gürtel” aveva coinvolto l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Aznar e suo genero (testimone di nozze del quale fu proprio l’on. Berlusconi), lo stesso attuale Presidente del Consiglio dei Ministri Mariano Rajoy, l’attuale Presidente in carica della Comunidad(2) di Madrid Esperanza Aguirre, il Presidente della Comunidad(2) valenzana Francesco Camps, costretto a dimettersi dal suo prestigioso incarico proprio a causa della pesantezza delle testimonianze e degli indizi emersi e raccolti nel corso dell’indagine.

Al giudice, in seguito, fu necessario ordinare le intercettazioni telefoniche perché, a suo dire, i vari componenti, già tutti detenuti, pare che utilizzassero proprio gli avvocati patrocinatori per amministrare dal carcere l’ingente patrimonio accumulato e disperso in numerosi paradisi fiscali.

Garzón, in effetti, esibendo in giudizio le registrazioni così ottenute, dimostrò non solo la colpevolezza degli imputati ma, è questo fu particolarmente grave, la complicità dei loro stessi difensori.  Lo fece allo scopo d’inseguire i capitali fraudolentemente sottratti, dovunque essi ora si trovassero, per ricondurli con ogni mezzo nelle casse dello Stato.

Un brutto affare dai risvolti veramente inquietanti e malinconici per il quale il giudice doveva assolutamente essere fermato.

Le ragioni, invocate tanto dal Partito Popolare quanto da alcuni componenti la stessa Corte Giudicante riguardanti un presunto attacco stalinista da parte di Garzón al diritto del cittadino di difendere la propria intimità, lasciano attoniti, increduli e perplessi. Non convincono neppure chi le ha ufficialmente formulate nel dispositivo e chi, poi, le ha sostenute con insistenza davanti ai media e ai rappresentanti della stampa nazionale e internazionale.

Lo stesso tribunale, purtroppo, dovrà pronunciarsi ancora su Garzón in merito all’accusa di legittima incompetenza mossagli nel procedimento intentato da quest’ultimo contro Franco e i suoi criminali. Lo farà in questi giorni. Personalmente non credo che la sentenza sia tanto benevola.

“Público”, una testata di sinistra diretta da un intelligente Jesús Maraña, a proposito, titolava oggi in prima pagina “Giustiziato”.

In effetti, giustizia è stata fatta. Perché Correa, alias don Vito, fra qualche giorno sarà liberato dietro il pagamento di un milione di euro a cauzione. Camps è stato assolto qualche giorno fa per insufficienza di prove da una giuria di giudici popolari. Rajoy è diventato nel frattempo a furor di popolo Presidente del Consiglio dei Ministri. Esperanza Aguirre continua a presiedere la Comunidad di Madrid. Lo stesso ex sindaco di Madrid Gallardón, che sì aveva ammesso qualche illegalità nell’assegnazione di alcuni appalti della Capitale, oggi ricopre il delicatissimo ruolo di Ministro della Giustizia. Anna Botella, moglie di Aznar e suocera di uno dei particolari indiziati della trama Gürtel, è in questo frattempo diventata sindaco(non eletto dal popolo) di Madrid.

E Garzón?

“Uff! Chi quel cretino?” avrebbe risposto un personaggio tipicamente sciasciano.

Non ha detto proprio così oggi nel Consiglio della Comunidad Esperanza Aguirre la quale, citando il nostro Machiavelli con la tronfia e tagliente sicumera che sempre la distingue, ha dichiarato testualmente: “per quanto lodevole possa essere stata l’intenzione del giudice Garzón, il Tribunale Supremo ha, comunque, dimostrato agli Spagnoli e al Mondo che “Il fine –purtroppo neppure in questo caso- giustifica i mezzi”.

(1) fra 11 anni esatti il giudice avrà 67 anni e, per ciò, andrà in pensione (sic!).

(2) La Comunidad equivale alla nostra Regione.