Sanità Ragusa

L'uomo cui a Ragusa hanno riattaccato un braccio

La stretta di mano tra Alessandro Calivà e Giorgio Sallemi

Ragusa - La sanità di Ragusa ha eccellenze che magari sono poco conosciute e che vanno sicuramente valorizzate opportunamente. Una nuova testimonianza arriva dall’incontro, molto umano e pieno di commozione, che si è svolto ieri mattina al reparto di ortopedia dell’ospedale Civile di Ragusa dove il primario dott. Giorgio Sallemi ha ritrovato Alessandro Calivà, 42 anni, operaio palermitano. Circa un anno fa è stato vittima di un incidente sul lavoro durante lo scarico di un carico di tubi di ferro. Subì l'amputazione dell'avambraccio destro che è rimasto unito al corpo solo da pochissimi lembi muscolari. Prontamente ricoverato presso il locale nosocomio, fu operato d'urgenza per la delicata fase di riattacco dell'arto.

L'operazione chirurgica durò otto ore e vi presero parte tre equipe di medici, gli ortopedici, diretti dal primario Giorgio Sallemi, gli anestesisti, diretti dal primario dott. Luigi Rabbito, e dai chirurghi vascolari diretti dal dott. Angelo Barresi. Insomma deve essere sempre la malasanità a far notizia, ma anche la buona sanità che a Ragusa non manca, è giusto metterla in evidenza adeguatamente. “La sanità ragusana è caratterizzata anche da un ottimo stato di professionalità diffuso tra tutti i settori, e da alcune eccellenze che la rendono isola felice nel panorama siciliano – spiegano dall’ospedale - La collettività ragusana deve avere certezze e non solo aspettative di ricevere le migliori curi dagli apparati sanitari iblei”. E ieri, nell’ultima visita generale di controllo, Sallemi ha incontrato il suo paziente che gli ha donato anche una targa-ricordo con una dedica per l’umanità rappresentata da tutto lo staff medico che ha operato e poi seguito l’operaio palermitano.

L’intervento è perfettamente riuscito, come dimostrato anche dalla visita di ieri e dalla forte stretta di mano tra Calivà e Sallemi, proprio quella mano che “era andata per i fatti suoi e che adesso è tornata ad essere mia”, ha detto Calivà, emozionatissimo. Ieri è venuto da Palermo assieme alla moglie. Guidava lui l’autovettura, una normalissima autovettura senza comandi speciali proprio perché l’arto è tornato a funzionare perfettamente. Insomma nella riorganizzazione della rete d’emergenza, Ragusa può con serenità candidarsi ad essere un punto di riferimento anche per il politraumatizzati. Calivà, che aveva subito anche delle fratture alle gambe, a seguito dell’incidente sul lavoro aveva praticamente perso l’avambraccio con la lesione dell’osso, il taglio netto dei muscoli, dei tendini, dei nervi e dei vasi capillari. “Grazie all'organizzazione multidisciplinare – spiega Sallemi - è stata fatta una rivascolarizzazione, sfruttando il lembo cutaneo che era rimasto attaccato, e procedendo con la sintesi dell'osso, la sutura dei tendini, dei nervi e dei muscoli. Abbiamo reimpiantato l’avambraccio e il risultato funzionale è molto buono”. Insomma un episodio andato a buon fine che dimostra come la buona organizzazione, e soprattutto la multidisciplinarietà, è in grado di gestire nell’emergenza questi traumi così particolari e gravi. 

“Ci sono volute 8 ore di lavoro – spiega ancora Sallemi – e grazie a tutti i medici intervenuti, guidati dal dott. Rabbito e dal dott. Barresi, quest’ultimo della chirurgia vascolare di Vittoria, e dall’intera equipe dell’ortopedia”. Non sempre si può tentare il reimpianto dell’arto. In alcuni casi si deve procedere necessariamente all’amputazione. Ma in quell’occasione ci hanno provato sulla scorta delle indicazioni che sono arrivate dai primi riscontri e dai primi accertamenti grazie alla persistenza del lembo muscolo-cutaneo residuo. “Se la rivascolarizzazione non avesse avuto buon fine, avremmo dovuto amputare – spiega Sallemi – ma il tentativo è stato fatto ed è riuscito. Dopo il passaggio in radiologia, il paziente è stato portato in sala operatoria per le manovre anestesiologiche e poi l'intervento procedendo alla sintesi dell’osso per ridare stabilità, all’impianto di una vena del piede per sostituire una parte di arteria recisa, ed dunque alla completa vascolorizzazione unendo muscoli, nervi, tendini. Davvero un intervento complesso ma alla fine riuscito”. Calivà parla di Sallemi come di un suo salvatore e ringrazia tutti i medici che gli hanno permesso di tornare a vivere con serenità.

La Sicilia

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