Giudiziaria Modica

Falso ideologico, assolti 17 consiglieri comunali modicani

Il fatto non sussiste

Modica - Il Gup del Tribunale, Lucia De Bernardin, ha prosciolto i 17 consiglieri comunali del centrosinistra di Modica, indagati per falsità ideologica continuata in concorso, nonostante il pubblico ministero, Francesco Puleio, anche ieri avesse reiterato in poche parole la richiesta di rinvio a giudizio per tutti.

Il Gup ha deciso in senso opposto, con la formula “il fatto non sussiste” chiudendo una vicenda scaturita da una denuncia presentata dal segretario provinciale della Fp Cisl di Ragusa, Francesco Marino, dopo una seduta del consiglio comunale del 2008 quando la maggioranza approvò il bilancio senza prevedere, secondo il sindacalista, all’iscrizione nel bilancio delle somme necessarie per l’integrale pagamento degli arretrati contrattuali ai dipendenti.

Il Procuratore Puleio, che era subentrato “work in progress” nell’inchiesta aveva chiesto una proroga delle indagini che il giudice non ha concesso.

Un’indagine controversa, insomma, visto che la Procura nel mese di ottobre del 2010, aveva chiesto l’archiviazione ma aveva poi fatto un passo indietro e anzi aveva, per l’appunto, chiesto la proroga delle indagini. Ieri hanno concluso gli ultimi cinque difensori degli indagati ovvero Salvo Maltese che difendeva tutti gli esponenti del Pd e quello di Una Nuova Prospettiva, Cerruto, Bartolo Iacono, Vincenzo Iozzia, Salvatore Poidomani e Gianni Mavillla.

Gli imputati erano Leonardo Aurnia, Salvador Avola, Massimiliano Baglieri, Gaetano Cabibbo, Carmelo Cerruto, Nino Cerruto, Piero Covato, Vito D’Antona, Nino Frasca Caccia (attuale assessore allo Sviluppo Economico), Paolo Garofalo (all’epoca presidente della civica assise oggi vice sindaco), Giovanni Giurdanella (attuale assessore alle Politiche Sociali) Diego Mandolfo, Michele Mavilla, Giovanni Occhipinti, Giancarlo Poidomani, Giovanni Spadaro (attuale assessore alle Politiche Ambientali) e Carmelo Scarso (attuale presidente del consiglio). Baglieri non è più in carica a seguito dell’ingresso di Giorgio Zaccaria per decisione del Tar di Catania.

Nella seduta consiliare in questione la minoranza non votò il punto. La notizia, ovviamente, ha raggiunto gli interessati nelle diverse sedi, qualcuno ad esempio durante alcune riunioni istituzionali.

“Ero certo della nostra estraneità ai fatti – dice a caldo il capogruppo di Sel, Vito D’Antona – e credo che la giustizia ci sia. Personalmente in questi mesi avevo cercato di rimuovere la vicenda. Ora l’assoluzione ci ha ripagato”.

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La soddisfazione è ulteriore perchè si tratta di una sentenza assolutoria con formula piena per tutti i diciassette indagati.

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