Cultura Ragusa

L'attività mineraria e l'opera politica di Virgilio Failla, nel ragusano

Fu deputato del Pci

Ragusa  - Veniva approvata esattamente cinquanta anni fa una legge che modificò radicalmente l’attività mineraria in Italia.

Alle nostre latitudini venne salutata come manna dal cielo (quel cielo che i minatori, per la gran parte, vedevano solo quand’era buio). Infatti la legge numero 1544 de 23 ottobre 1962 stabiliva, tra le altre cose, un principio ritenuto all’epoca una enorme conquista: l’orario di lavoro settimanale veniva ridotto da cinquanta (avete letto bene. 50 ore settimanali) a quaranta ore settimanali.

La legge riduceva l’orario di lavoro per tutti i “lavoratori del sottosuolo e per coloro che partecipano al processo di estrazione del minerale”.

Però attenzione, perché (per motivi che sinceramente ammetto di non essere riuscito a ricostruire nonostante l’approfondita ricerca sulle carte dell’epoca) dai benefici della legge 1544 del 1962 venivano esclusi i “lavoratori delle miniere di metano, di petrolio, e delle cave di materiali lapidei”.

Tradotto significa che una buona fetta di minatori doveva continuare a lavorare per cinquanta ore la settimana, e che soprattutto nel pur ampio e ricco distretto minierario di Ragusa e Comiso (per citare quelli a noi più vicini) i benefici della 1544/62 venero di molto ridotti. Insomma, a Comiso e a Ragusa la quasi totalità dei minatori era impegnato nella estrazione di petrolio e di pietra.

E però va aggiunto che – almeno per le cave e le miniere di roccia bituminosa di Ragusa – già dal 1926 era in vigore un contratto collettivo di lavoro che alcuni benefici li aveva apportati. Ragionando con le nostre attuali consuetudini e parametri legati al mondo della produzione (non scrivo dell’impiego), parrebbero conquiste d nulla. Per esempio, l’introduzione di un concetto che nella Ragusa (e soprattutto nelle miniere dei picialuori) era – nel 1926 – del tutto sconosciuto: le ferie. Ebbene, imprenditori minerari e sindacati (all’epoca erano, in realtà, le “corporazioni” volute dal regime fascista), si accordarono per concedere a minatori e picconieri ben…. due giorni di ferie in un anno solare. Si badi, kl’accordo prevedeva che tali giorni fossero a disposizione del lavoratore ma fissati dalla direzione aziendale “secondo le necessità produttive”.

Dopo la legge di cinquanta anni fa le condizioni dei lavoratori delle miniere e delle cave, tutte, comprese quelle di asfalto, ottennero notevoli benefici, già a partire dalla fine degli anni ’60 anche per merito di un deputato modicano, l’onorevole Virgilio Failla, che all’attività mineraria aveva sempre dedicato molta attenzione. 

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