Cultura Scicli

Sampieri, storia di un borgo, dei suoi scali e dei traffici commerciali

Gli studi di Paolo Militello

 Scicli - La prima fonte scritta che parla di un "porto di Scicli" e di un pantano nella zona è lo scrittore arabo Edrisi, il quale nella prima metà del XII secolo, cita Marsà Siklah ("porto di Scicli") e il Gadir as Sarsur ("pantano dello sarsur"). I nomi di Sampieri, Samuele e Pisciotto, spiega lo studioso Paolo Militello, compaiono successivamente, meglio specificati, nelle fonti del 1500. "Dopo Puzzallu -scriveva nel 1558 il Fazello- ne viene Pissoto, e Samuel, e il ridotto chiamato San Pietro". Sempre nel Cinquecento annotava il Camiliano: "Da punta detta di San Pietro [Sampieri]...forma un ridotto a guisa di porto, che serve per scaro di barche, donde si tragettano all'isola di Malta. Sopra questo rilievo e rocche si veggono le rovine di un edificio antico detto S. Pietro...e [nel sito] si è designato farvisi una torre...Siegue la spiaggia di San Michele [Samuele] tutta arenosa e scoperta... A fronte di questa si vede un pantano di maggior larghezza della detta spiaggia, chiamato San Michele... Passato questo, siegue il fine della spiaggia al fine della quale cominciano di nuovo le rocche ad alzarsi, ove si trova una grotta chiamata di Pisciotta, la quale è molto larga, ma non tutta bagnata dal mare...[Segue] una grotta picciola...[e] la punta chiamata di Pisciotta e San Michele". Un San Petri viene indicato nel 1630 in una carta geografica di Gerardo Mercatore. Alla fine del Settecento, secondo Militello, è poi datata la prima fonte che ci parla non più soltanto del porto di Sampieri ma anche del borgo e dei suoi abitanti. A darci questa prima testimonianza è un viaggiatore francese, Jean Houel, il quale, nel 1780 circa, scriveva: "Uscendo da Scicli e dirigendosi verso il mare si arriva a San Pietro, piccolo porto dove vi è qualche casa di guardia-coste e di pescatori". In questo tratto, come del resto in tutta la costa della contea di Modica, non mancavano posti di guardia e torri di avvistamento. Le 90 miglia del vasto litorale del Contado (da Scoglitti fino alla Marza) furono infatti, sempre facile meta di incursioni piratesche. "I Turchi facevano frequenti scorrerie su questa punta dell'isola, esposta più di ogni altra ai loro saccheggi" (P. Brydone, 1773). "I predoni piombavano improvvisi sulle masserie isolate e indifese, le saccheggiavano e con le derrate razziavano i miseri coloni che vendevano poi come schiavi» (S. Santiapichi, Scicli nell'Ottocento, 1931). Di qui l'esigenza di provvedere alla custodia e difesa della costa con torri, posti di guardia, custodi e "cavallari" (custodi a cavallo). Per quel che riguarda Sampieri, Camiliano, nel XVI secolo, parla di una "torre diSampieri" che però non viene poi citata da nessun altro autore. Tuttavia risulta che il 17 giugno 1694 una piccola flotta algerina riuscì a catturare il guardiano di "torre Sampieri", insieme a sua moglie, conducendo poi ambedue in schiavitù (Mazzarella-Zanca, Il libro delle torri, 1985). Alcune carte non recentissime (Igm, 1897) riportano poi anche una "torre Samuele" citata nel Settecento dal Carioti; probabilmente la "torre Sampieri" è da identificare con la "torre Samuele" visto anche che a Sampieri non ci risulta l'esistenza di ruderi di torre. Se per le torri vi è qualche ombra di incertezza, molto più sicuro si fa il discorso sui posti di guardia. Da una fonte d'archivio del 1801 sappiamo infatti che nel litorale ibleo vi erano tredici posti di guardia presidiati da 28 custodi e da "cavalari" che perlustravano il litorale; in particolare a Pisciotto e a Sampieri erano presenti due posti di guardia con due custodi ciascuno (Archivio privato Chessari, Carte La Rocca). Più che posti di guardia si trattava però di posti di avvistamento; non appena compariva il nemico, infatti, i guardiani lanciavano l'allarme (di giorno con colonne di fumo e di notte con l'accensione di fiaccole) dopo di che "abbandonavano il posto e si rifigiavano nelle masserie a metà e sull'alto della costa, perché rimanendo, pochi quali erano e timorosi, sarebbero stati facile preda [dei pirati]"; questo destino toccò proprio ai custodi del Pisciotto i quali, nei primi anni dell'Ottocento, vennero catturati e condotti schiavi a Tunisi (S. Santiapichi, cit., 1931). A metà Ottocento Sampieri era ancora sede di dogana e del posto di guardia, mentre non si fa più menzione del posto di guardia del Pisciotto (F. Arancio, Situazione coroidrografica doganale, 1844).

 Gli scali e i traffici

Secondo la testimonianza del Camiliano, nel XVI secolo a Sampierisi svolgevano traffici commerciali con l'isola di Malta ed anche il Carioti, nella seconda metà del Settecento, ci informa di questi rapporti con l'arcipelago maltese. In effetti i contatti fra Malta e la costa iblea nel passato sono stati intensi e frequenti, secondo quanto è stato ricostruito negli ultimi anni dallo studioso Paolo Militello: la Sicilia (e in particolare il Modica) fungeva infatti da vera e propria "nutrice" delle isole maltesi (R. Colthoare, 1819). L'economista Paolo Balsamo all'inizio dell'Ottocento fornisce una descrizione particolareggiata delle merci indirizzate a Malta: "I principali articoli del [commercio della Contea di Modica] sono i grani, gli orzi, i vini, la canapa, i bestiami, i caci, le carrube etc. dei quali se ne manda... principalmente in Malta". Sampieri, che fra l'altro era il punto più vicino all'arcipelago maltese, partecipava attivamente a questo flusso commerciale: "Siamo dai lidi diSampieri discosti da Malta sessantamiglia - scriveva nel 1845 il barone Spadaro-. Diariamente si ode il colpo del cannone, il quale annunzia il nascere ed il finire del giorno. Quando il mare è in calma ed abbassate le acque si scoprono le prominenze del Gozzo". In particolare dalle fonti di fine Settecento sappiamo che dallo "Scaro" si esportavano soprattutto canape, prodotti caseari, carrube e scope e che nella borgata erano presenti degli attivi "padroni di barca" che rispondevano ai nomi di Sebastiano, Antonino e Pietro Carnemolla e di Ignazio e Vincenzo Nigito (Archivio di Stato di Ragusa, sez. di Modica; Arch. di Stato di Siracusa). Lo "scaro" di Sampieri era anche sede del Ricevitore dell'Ordine Gerosolimitano a Malta, il quale "manteneva a sua disposizione una feluca od una così detta speronara, che serviva per dare sicuro recapito a' grossi plichi della posta che da varie parti della Sicilia e fuori dalla stessa pervenivano a questo Ricevitore" (Carioti, sec. XVIII). I traffici marittimi siciliani subirono un'accelerazione fra Sette e Ottocento. Con le vicende napoleoniche Malta cominciò a fungere da fulcro in una triangolazione commerciale tra la Gran Bretagna e la Sicilia: da un lato i mercanti inglesi vendevano i loro manufatti, dall'altro la Sicilia (e il contado di Modica) garantiva i rifornimenti per le truppe inglesi nel Mediterraneo (M. D'Angelo, Mercanti inglesi a Malta, 1990).Sampieri trasse chiaramente vantaggio da questa situazione: "Fondaco de' Maltesi, vi faceano gli isolani continue speculazioni coi loro legni sottili, esportando le nostre carrube, i caci, il miele, la cera, le mandorle, gli animali da macello e tutti i frutti del suo sciclitano. I Genovesi e i Napolitani pur concorreano in Sampieri a far ricerca di carrube, di cacicavalli, di lane, e fin delle scope tessute dalle donnicciuole di quel casale colle palmate frondi del cerfuglione. I bastimenti di Calabria e quelli messinesi si attirano i grani, e da Trapani si domanda riso, e canape" (S. Spadaro Relazioni storiche della città di Scicli, 1845). In questo periodo, oltre allo "scaro" diSampieri, testimonianze documentarie attestano l'esistenza anche di uno "scaro" del Pisciotto (Archivio privato Chessari). Dopo l'euforia di inizio Ottocento la floridezza di Sampieri "mutò in miseria a causa della nuova organizzazione delle dogane e della sempre maggiore potenza del vicino porto del Pozzallo" (S. Spadaro, cit. 1845); a questa decadenza commerciale contribuì anche "la mancanza di acqua potabile e l'insipienza degli amministratori del tempo". Secondo quanto è stato appurato dal professor Paolo Militello all'inizio del 900 Sampieri era abitata da poche famiglie di pescatori (321 abitanti), "che vivevano dei prodotti della pesca e della lavorazione delle scope intessute di palma nana e cordicella…ricordando con orgoglio ai propri figliuoli che i loro avi erano padroni di tartane, di barche da carico e di martingane" (C. Cataudella, Scicli, Uomini e cose nel passato e nel presente, 1919). Da allora il piccolo borgo, adagiato sul promontorio omonimo, divenne un incantevole luogo di villeggiatura.

 

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