Cultura Scicli

Doppio sogno al Brancati. Perchè i sogni bisognano

Una mostra di Sergio Fiorentino

             Anima mia

            chiudi gli occhi

            piano piano

            e come s’affonda nell’acqua

            immergiti nel sonno

            nuda e vestita di bianco

            il più bello dei sogni

            ti accoglierà

           

            anima mia

            chiudi gli occhi

            piano piano

            abbandonati come nell’arco delle mie braccia

            nel tuo sonno non dimenticarmi

            chiudi gli occhi pian piano

            i tuoi occhi marroni

            dove brucia una fiamma verde

            anima mia. (Nazim Hickmet)

           

            I Sogni Bisognano. E' la prima riflessione che ho fatto guardando le opere di Sergio Fiorentino. Da lì alla scomposizione della parola BISOGNO in BI-Sogno il passo è stato breve tanto da rimandarmi immediatamente, in un gioco di specchi, all'altro soggetto indagato, insieme ai Sognatori, dall'artista catanese: i gemelli, il doppio, lo specchio, l'altro sé. Tra i Sognatori e i Gemelli si innescano una catena di relazioni, di connessioni anche archetipe. Scriveva Gustav Jung ne "L'Uomo e i suoi Simboli": "La funzione dei sogni consiste nel restaurare il nostro normale status psicologico attraverso la produzione di materiale onirico che ristabilisce, con una sottile operazione, il nostro totale equilibrio psichico".

            C'è da dire che il termine Sognatore evoca una figura dagli occhi aperti, più aperti del normale. I Sognatori di Sergio Fiorentino non hanno gli occhi aperti, sono donne e uomini con gli occhi chiusi, appena chiusi, sulle labbra dei quali si scorge l'impercettibile sorriso di chi ha appena trovato una soluzione o di chi mette in atto una "serena" protesta. Chiudere gli occhi, apprestarsi al sonno, cominciare ad inseguire le immagini in una dimensione parallela ma quanto mai imprescindibile e necessaria, è l'attività dei personaggi dipinti da Fiorentino. I loro non sono occhi chiusi al buio, ma sguardi chiusi alla piena luce, in contesti indefiniti e infiniti, dove la potenza di sequenze, rumori, sollecitazioni, pressioni, ansie viene smorzata da un semplice OFF: occhi chiusi.

           

            Allo spettatore è accessibile solo una parte di ciò che accade all'interno delle opere e per quanto, grazie alla prospettiva estremamente ravvicinata, egli si approssimi al soggetto rappresentato ciò che è stato innescato da quel semplice e volitivo click rimane un mistero, lo stesso mistero che avvolge le persone addormentate. Gli uomini e le donne, i sognatori, di Sergio sprofondano in quell'intreccio di ricordi, colori, echi che precedono il sonno, in quel momento magico nel quale la coscienza non si prende più in giro, la smette di raccontarsi bugie e si tuffa in acque calde, in un rassicurante fluire senza filtri, senza inibizioni. Scrive AnnaMaria Ruta "Il sogno ci conduce al mare, regno della libertà e dell'infinito … mentre i pesci li sfiorano, pesci minuscoli o pesci grandi come tonni". Sebbene sia impossibile penetrare dietro la barriera di quell'occhio chiuso, il repertorio di immagini di Fiorentino ha la capacità, viceversa, di sfondare, in maniera perentoria, i muri della nostra coscienza per aprirci uno spiraglio di inconscio, per invitarci all'interno una dimensione, quella onirica, che spesso e ingiustamente sottovalutiamo come se non costituisse la metà del nostro vissuto, il rovescio di una medaglia con la stessa faccia. Chi ha fatto l'esperienza di trovarsi di fronte ad una persona che possieda fortissime somiglianze fisiche e psichiche con sé stessi rimane, in genere, colto da sgomento, da un vago terrore mescolato ad una liquida emozione. Chi ha fatto l'esperienza di trovarsi di fronte ad un Sè che si ribella o si emancipa dalla percezione che si è sempre avuta di sé non prova qualcosa diverso.

            Il doppio evocato costantemente da Fiorentino rimanda a quell'esperienza di meraviglioso stupore di una seconda realtà e possibilità, di una immagine di sé stessi che si configura prepotentemente fuori ma pulsa e rimbalza dentro secondo un ritmo, un battito, anche pittorico, che ha le note cerulee di un sogno, di un bi-sogno inespresso.

           

            Di grande formato le opere di Sergio Fiorenino possiedono lo stesso ampio, acquietato respiro. In una predominante di azzurro e grigio si innesta l'incarnato roseo di enigmatici protagonisti. Il suo fare è plastico e scultoreo, giocato sulle ombre e sul contrasto tra la solidità dei personaggi e la leggerezza delle creature marine che attraversano lo spazio della tela.