Cultura Scicli

Il Doppio Sogno di Sergio Fiorentino al Brancati

Quasi come Magritte

 Scicli -“- Barone, a chi sorride quello là? – [disse Sasà] indicando col dito il personaggio.

-       Ai pazzi allegri come voi e come me, agli imbecilli! – rispose il Mandralisca”

Vincenzo Consolo, “Il sorriso dell’ignoto marinaio”

            Andavano ogni tanto a Noto.

         Perché gli piaceva quella città, raccolta e aperta, geometrica e fastosa, europea e mediterranea; rinata dopo il terremoto del 1693; così come, dopo il crollo del 1696, era rinata la Cattedrale.

         La loro prima gita, da fidanzati, a metà degli anni Ottanta, era stata proprio Noto, che da allora era per loro un “luogo dell’anima”.

         Ci andavano per il piacere di passeggiare, di mescolarsi ai netini ed ai turisti, e anche per uno spettacolo, un concerto.

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         A Gennaio per Teresa Salgueiro, e ai primi di Agosto per l’orchestra sinfonica di Varna, che, nel cortile dei Gesuiti, aveva interpretato colonne sonore: Zimmer, Rota, Williams, Horner, Morricone, Piovani,…

Poi, come sempre, la granita di gelsi neri, da Costanzo.

Quindi, la passeggiata.

E camminando erano stato colpiti da una mostra d’arte: dei quadri grandi, dei volti enormi; di giovani, donne e uomini; sorridenti, assorti, sereni, immersi (nei pensieri, nei sogni); a volte raddoppiati, gemelli simili ma non identici; con gli occhi chiusi, oppure aperti verso l’infinito, il nulla, la notte, l’alba, la visione, l’inconscio, in piena fase REM (having lost their religion?). Lo sfondo, marino, azzurro, celeste, ceruleo, turchino, blu; pastellato; libero; amniotico. Solcato da placidi pesci, da armoniche leggerissime aguglie.

“Mi fa pensare – aveva detto Tiziana – a Magritte: per il sur-realismo, la realtà verissima e in-verosimile”.

“”E’ vero – aveva aggiunto Giuseppe – e poi i quadri dei ‘gemelli’ ci obbligano a uno sguardo attento, concentrato, perché se li guardiamo bene notiamo che in effetti i due soggetti, apparentemente uguali, hanno tanti piccoli particolari diversi”.

“Avete colto nel segno – esordì un uomo magro andando verso di loro – io sono Sergio Fiorentino, l’autore di queste opere, e posso svelarvi un piccolo segreto: io dipingo questi volti sulla stessa tela in parallelo, cioè il naso dell’uno e quello dell’altro, la bocca dell’uno e quella dell’altro, etc…; i colori sono gli stessi, i pennelli pure, la temperatura uguale, eppure i due volti non sono mai totalmente identici”.

“Questi quadri forse sono delle riflessioni sulla reduplicazione, l’identità e la diversità”, suggerì Tiziana.

“Mi piacciono nella loro silenziosa geometria, nella loro essenziale plasticità – disse Giuseppe – ne loro iper-realismo fanno pensare non ai volti espressionistici di un Lucien Freud, ma al Novecento italiano: a Donghi, Carrà, Casorati, Fausto Pirandello, che comunque hanno imparato tanto da Piero della Francesca e da Antonello da Messina”.

“Sono stato allievo proprio di Franco Piruca, che amava la sospensione metafisica di questi pittori, la loro inquietante chiarezza”, annuì Fiorentino.  

“Chissà cosa sognano questi personaggi, cosa guardano i loro occhi ‘aperti-chiusi’: ‘eyes wide shut’, ‘occhi aperti-chiusi’, il film di Kubrick da ‘Doppio sogno’ di Schnitzler”, si chiese Tiziana…

 

     

         

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