Cultura Scicli

Giudei a Scicli, uomini, campagne e sinagoghe

Un convegno organizzato dal Fai

Scicli - È "un itinerario virtuale", condotto per mappe e documenti, il filo metodologico perseguito dai due brillanti relatori del convegno "Giudei a Scicli. Uomini, campagne e sinagoghe", tenutosi nello sciclitano Palazzo Spadaro.
Una kermesse di alto profilo culturale, organizzata dal Fai di Scicli, in seno al suo lavoro organico "di recupero di una identità collettiva", come ha ricordato Rosalba Vindigni, capo delegazione Fai della cittadina iblea. Ospite il sottosegretario alla Giustizia, Salvatore Mazzamuto, che ha salutato con entusiasmo il tema dell'ebraismo in Sicilia.
I lavori, che hanno beneficiato della sapiente fotografia di Luigi Nifosì, hanno preso in esame l'aspetto archeologico della presenza giudaica nell'isola e quello più squisitamente storico, rispettivamente condotti da Vittorio Maria Rizzone e Giovanni Distefano.
Docente presso la Facoltà Teologica di Sicilia, Rizzone si è soffermato sulla documentazione archeologica della Sicilia sudorientale, mettendo in evidenza come i dati siano diffusi in maniera capillare nei centri della costa e in quelli dell'entroterra, in quelli rurali, con una maggiore concentrazione nei centri urbani di Siracusa e Catania. Dai dati, specie dall'esame della distribuzione dei cimiteri cristiani e di quelli ebraici, si evince che le due comunità convissero in maniera pacifica, che entrarono in relazione fra di loro e che maturarono la loro identità proprio nella dialettica dell'incontro. Nello specifico dell'area iblea, Rizzone ha mostrato come le comunità giudaiche fossero concentrate soprattutto nella valle dell'Ippari: una diffusione larga, che si manifesta anche in una serie di documenti di carattere sincretistico, per cui la cultura ebraica entra a fare parte del bagaglio culturale locale.
L'intervento di Distefano, direttore del Parco Archeologico di Camarina e professore di Archeologia presso l'Università della Calabria, ha inteso indagare sulla possibilità che abbiamo oggi di scendere nella realtà di una comunità etnica e religiosa fortemente saldata al contesto sociale, economico, politico della Scicli medievale. E se lo stesso avveniva a Ragusa, a Modica, gli studi relativi a Scicli sono particolarmente attendibili: l'interpolazione di numerosi contratti di compravendita offre lo spaccato vivo della comunità ebraica, costituita, in un'epoca un po' fluttuante, ma per certo antecedente al 1491, da circa duecento persone, fabbri, commercianti, vignaiuoli e pure usurai. Questa comunità viveva della sua cultura materiale, ma anche dell'ufficialità: aveva presumibilmente due sinagoghe, di cui una sicura, a San Matteo, dove era situata la chiesa principale della comunità cristiana. Dato che comprova la totale promiscuità con cui le due comunità condividevano lo spazio di Scicli.

La Sicilia

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