Cultura Firenze

Il luogo riscritto con nuovo senso temporaneo

Una lezione per via Mormina Penna a Scicli?

Firenze - Sulle pietre della storia nobile internazionale, un bosco di settantadue ulivi secolari annunciano l’iniziativa: Florens 2012 la Biennale dei Beni culturali e ambientali. Dal titolo Cultura, qualità della vita, laboratorio internazionale che mette a confronto espressioni diverse dell’arte e dell’ingegno creativo.

In calendario 7 lectio magistralis, 35 convegni, 11 tavole rotonde, per un totale di oltre 350 relatori. Intervengono 56 istituzioni pubbliche, 30 associazioni, 63 enti di ricerca, 16 musei, 25 festival, 19 teatri e 49 imprenditori. Inoltre, contribuiscono all’evento 66 sponsor e 41 partner. Tra gli ospiti sono attesi i ministri Ornaghi e Clini e il sottosegretario del Mibac Roberto Cecchi

Tutti eventi sono gratuiti. Tutto il tempo di una settimana. Anche il bosco durerà lo stesso periodo:  la durata della Biennale.

 

In perfetta assonanza con le linee e le geometrie del Battistero, dentro cubi perfetti gli alberi sono disposti a scacchiera. L’ulivo nel paesaggio toscano – insieme alla vite – è pianta descrivente storia, cultura, civiltà. Altro senso esprime questa installazione temporanea, nel nesso ad una mistica evangelica: l’orto del Getsemani.

L’installazione – temporanea per sua natura – vuole andare oltre la simbologia dei Vangeli. Vuole dare rilevanza e sottolineare – come un segno sprigionato e ben leggibile - delle esperienze più innovative di conservazione e anche di valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. Niente si fisserà per sempre tra le cospicue architetture e in quella piazza.

Per quanto la naturalità è assoluta; per quanto è intervento attento, regolamentato e non invasivo; per quanto ben convive con l’opera di Giotto, Brunelleschi, Ghiberti, Donatello ed altri massimi esponenti della cultura mondiale: tutto verrà disfatto e solo una memoria rimarrà, in chi è stato capace di conservare. Perché la sacralità del luogo – di certi luoghi emergenti e non perché banalmente Patrimonio dell’Umanità -  niente può ricevere con fissità oltre le emergenze architettoniche sedimentate in secoli di storia.

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Se altrove le espressioni dell’ingegno creativo sono minori - anche palesemente molto minori, e non raffrontabili - facenti solo parte di una qualità locale, niente autorizza a deturpare, disturbare equilibri notevoli ultracentenari.

Ma poi, per quale finalità?

Per il torvo interesse privato?

Nell’incapacità – se non malafede – dici dovrebbe garantire qualità urbana e legalità di un bene comune di tutti?

Certo le latitudini sono molto distanti … Matteo e Franco sono effettività molto diverse. Però se si è dotati di buon senso, saggezza, spirito di servizio, amore per la propria città e i suoi cittadini tutti: un procedere con giustezze si deve trovare, oltre ogni collocazione geografica e spessore personale dei concetti.

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