Cultura Scicli

L’enigma di Fiorentino tra il doppio e il sogno

Al Brancati

Scicli - Non sceglie le vie variegate dell'astrattismo e dell'informale, Sergio Fiorentino, per dialogare pittoricamente col Novecento. Tele di grande dimensione, condotte con rigorosa sapienza a olio, in un linguaggio che, a prima vista, ha imboccato la leggibilità piana del figurativo.
In mostra a Scicli fino al 14 novembre, presso il "Vitaliano Brancati", Fiorentino scomoda due poli tematici fondamentali, come dice il titolo della collezione, "Doppio Sogno". Il doppio e il sogno, spesso reciprocamente collegati dalla misura liquida onirica, della quale l'artista bene rende sulla tela le atmosfere sospese. Respira delle suggestioni dell'enigma ogni lavoro di Fiorentino, che richiama un contesto semantico denso, esemplificato, nelle nostre coscienze, da exempla brucianti, Giano Bifronte, la duplicità spirituale entro l'unicità dell'essere fisico, il protagonista e l'antagonista, il vincitore e lo sconfitto. Tale sdoppiamento, connaturato alle personalità complesse (e alle sensibilità più acute) dimora nell'inconscio, come chiaro da Freud in poi, in quei mondi sommersi mai interamente esplorabili, mai completamente rischiarati dalla luce della consapevolezza.
Volti grandi, che dormono o che s'addormentano, che si emozionano a occhi chiusi, navigando tra l'ovatta dei sogni, accennando sorrisi di dialogo col mistero e con l'ineffabile, quando Fiorentino non sceglie di rappresentare il sogno vigile, quello vissuto nella pienezza della ‘visione'. Sappiamo del ‘viaggio' dei Sognatori di Fiorentino non solo in virtù di un corredo di oggetti straniati, conchiglie, aguglie, che potremmo pensare simboli, ma anche tramite l'espressività che l'artista catanese conferisce ai suoi dormienti, che riescono a coinvolgerci nel loro sogno pur insondabile, oppure a rimandare un'inquietante impenetrabilità: "dimensione parallela ma quanto mai imprescindibile", dice Lucia Nifosì nella presentazione alla mostra.
Altrove, il confronto con l'altro se stesso è trattato attraverso il tema dei gemelli. Binomi espressivi, somatici, facce accostate nella inverosimile somiglianza, eppure marcati della reciproca alterità. Il gemello è uno specchio, non un'equazione. È questo lo sdoppiamento più inquietante, quello concreto nel fratello gemello, uguale eppure diverso. E se gli azzurri e la gamma raffinata delle medietà tonali sono quanto ci parla, subito dopo la ricezione di questi ampi volti, il pregio ultimo della silloge di Fiorentino risiede nella infinita declinabilità dei nuclei toccati. Che ci riportano alla maschera, anche sociale, che la cosiddetta civilizzazione ha posato sulla faccia vera dell'uomo, affondando, coi desideri e le fantasie nascoste, con la ‘necessaria' scissione tra quanto si è e quanto si mostra, la libertà di volo dell'anima.

La Sicilia

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