Cultura Scicli

La fortuita nascita del Gruppo di Scicli

La temperie in cui agli inizi degli anni 80 germogliò la koinè di artisti

Scicli - Tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80 si determinò a Scicli un particolare fermento, con una voglia di fare qualcosa, di cambiare, di incidere sulla realtà locale. Il Giornale di Scicli, che aveva visto la sua prima apparizione nel novembre del 1977, organizza nel 1981 gli incontri d'autunno, con un convegno su Elio Vittorini, con un manifesto in cui appare il primo carrubo disegnato da Piero Guccione. Contemporanea in quell'anno è la costituzione del 'Movimento Culturale Vitaliano Brancati' con l'idea di ridare vita ad un circolo culturale presente nel territorio tra il 1955 e il 1960 dedicato allo stesso scrittore siciliano. A quelle riunioni tra gli altri partecipano Sonia Alvarez, Ugo Caruso, Piero Guccione e Franco Sarnari. Tra i programmi elaborati c'erano convegni su autori di letteratura contemporanea, mostre d'arte e iniziative per la tutela del territorio. In questo contesto Franco Sarnari organizza una raffinata mostra di grafica in palazzo Massari, utilizzando i fogli della stamperia del Bisonte di Firenze.

Nella sala della Camera del Lavoro Guccione espone il primo ciclo di pastelli dedicati al carrubo nell'ambito di una serie di iniziative tendenti alla salvaguardia del territorio. Furono invitati diversi artisti nazionali a regalare un'opera per finanziare iniziative contro l‘installazione dei missili Cruise a Comiso. Ugo Caruso elabora un progetto per la salvaguardia e il riuso ai fini museali dell'insediamento rupestre di Chiafura, un quartiere di Scicli. Franco Polizzi dipinge una grande tela nell'aula consiliare del municipio di Scicli con l'immagine della città. C'è del fortuito in tutto ciò, dell'occasionale. Conta molto l'amicizia tra i componenti: l'amicizia di Ugo Caruso con Piero Guccione, un'amicizia giovanile con scambi di esperienze, con comuni sogni nel cassetto. Caruso, innamorato di Cezanne farà scoprire nel '51 il pittore di Aix a Guccione. Poi le loro strade si dividono con Caruso che va a Milano e Guccione a Roma. L'amicizia di Guccione con Sarnari data dalla fine del '54, quando entrambi si trovano a Roma per un corso triennale di pubblicità, e il loro sodalizio ritornerà ad esserci negli anni '70 tra Giarrantini e Punta Corvo, nella campagna di Scicli; Sarnari, romano di nascita e di formazione, è stabilmente presente in Sicilia dal '73; Guccione è presente nei mesi estivi a Punta Corvo, fino al suo definitivo trasferimento a Scicli nel '79. A partire dallo stesso anno affianco a Guccione ci sarà Sonia Alvarez, di formazione marsigliese e parigina.

Parallela si era determinata l'amicizia di Polizzi e Candiano che studiano insieme a Siracusa e a Venezia e che ritornano dopo l'accademia in Sicilia, il primo nel '79 e il secondo nell’81. Il loro ritorno a casa e occasione per stabilire rapporti di amicizia con Guccione e Sarnari, e in cinque (Alvarez, Candiano, Guccione, Polizzi, Sarnari) sono insieme nella mostra "Ombre e luce" del sud presso la galleria "La Tavolozza" di Palermo."Quattro pittori e uno scultore – scriveva nel catalogo Guccione – che per percorsi i più vari si sono ritrovati a vivere nello stesso luogo" stabilendo un legame di amicizia che ha resistito fino ad oggi e che li ha visti insieme in parecchi momenti. Quella mostra palermitana non passò inosservata. Renato Guttuso ne avvertì il valore e il significato. A Luca Luguori, in un'intervista dell’82 in cui si parlava della crisi della pittura contemporanea in Italia alla specifica domanda:"Ma in questo deserto (della pittura), che qualcuno dice raccapricciante, tu riesci a vedere qualche isola di purezza di intenti come ami tu di solito dire?"

Guttuso risponde: "Si. Queste isole ci sono. Soltanto che l'organizzazione della vita artistica italiana è stata talmente inquinata e corrotta che è difficile individuarle. Io che conosco chi ama queste cose, qualcuna di queste isole la conosco, e questo fatto mi induce ad una profonda malinconia, perché vedo che sono dei momenti di vita eroica, assolutamente senza sbocco, perché la situazione non lo consente. Diciamo le cose pulite, schiette, come sono. Ti faccio un esempio: a Scicli, che è un paesino della Sicilia dove sono andati a vivere giovani artisti (dico giovani perché hanno dieci anni meno di me!), Guccione e Sarnari, c'è una piccola scuola di pittori di cui l'Italia non sa nulla, di cui le Biennali non sanno niente, non vogliono sapere e non gliene importa niente di saperlo". Quella mostra determinò una sorta di presa di coscienza e quel nucleo ha costituito un punto di riferimento per altri artisti iblei che hanno partecipato a mostre proposte in più occasioni e in più sedi. Di particolare rilevanza fu la mostra dal titolo "Opere insieme" del '90, cui parteciparono oltre ai sei artisti presenti in questa mostra altri tre artisti (Fiorilla, Paolino e Puzzo), una mostra ospitata in dieci città siciliane in spazi pubblici e privati. Fu la volta, quindi, nel '91, della mostra del Premio Campigna a Santa Sofia di Romagna, con il gruppo che faceva nuovi adepti in area iblea (Chessari, La Cognata, Lissandrello, Roccasalva), un'occasione di straordinaria coralità artistica in una sede prestigiosa nel panorama espositivo italiano. Non mancavano, nello stesso tempo, mostre personali, o anche, a piccoli gruppi, in gallerie italiane, o nelle sedi per il gruppo naturali di palazzo Mormino di Donnalucata o di palazzo Spadaro di Scicli. Sono state allestite in quelle sedi bellissime mostre di Sonia Alvarez, di Candiano, di Caruso, di Guccione, di Polizzi, di Sarnari, di Paolino, di La Cognata, di Puzzo. La singolarità del gruppo è andata oltre l'aggregazione sul piano estetico. Partecipando attivamente alla vita culturale del luogo hanno elaborato insieme opere di grafica per finanziare iniziative culturali: sono nate così opere di grafica a più mani, un'esperienza estetica alquanto rara per contribuire alla realizzazione di iniziative culturali. Nessun manifesto di poetica, quindi, ma sintonia ed ansia comune in rapporto all'essere artisti, in rapporto alla qualità delle opere, alla tensione che le alimenta. E non c'è dubbio che è un fatto inedito e singolare l'essere gruppo con questa fisionomia in un'area periferica, lontana "dall'apocalisse quotidiana di grandi centri metropolitani" (Valenza), cosi come è fuori dall'ordinario la durata di un vincolo affettivo che è al contempo estetico, ricordando tutti che il costituirsi e il persistere di un gruppo nel panorama dell'arte è quasi sempre contingente e, comunque, di non lunga durata, e questo vale per la storia pittorica dell'Ottocento come per quella del Novecento. E passato quasi un ventennio da quella proposta ed oggi il gruppo, formato da sei artisti, si presenta basando la propria forza sulla diversità, sulla autonomia linguistica, con opere che rivelano forme e modi stilistici cambiati nel tempo, con pochissime influenze reciproche, partecipando spesso ad appuntamenti comuni.