Cultura Ragusa

La crescita economica? Un mito. Parola di Serge Latouche, a Ragusa

Per iniziativa di Territorio, convegno nel capoluogo

Ragusa - Venerdì 7 dicembre. L’auditorium Santa Teresa di Ragusa Ibla è gremito. Serge Latouche, invitato dall’associazione culturale Territorio, avrebbe parlato subito dopo l’intervento introduttivo del parroco di Avola, padre Giuseppe Di Rosa.

Latouche, economista e studioso di filosofia, è tra gli avversari più noti dell’occidentalizzazione del pianeta, e sostenitore della decrescita, una teoria economica fondata sull’autolimitazione dei consumi, con il fine di raggiungere un aumento della qualità della vita e un nuovo equilibrio ecologico tra l’uomo e la natura.

Perché decrescere? E’chiaro che la risposta non è semplice. Richiede uno sforzo concettuale, perché all’interno della struttura economica e ideologica dell’Occidente siamo stati abituati a pensare l’esatto contrario: crescere sempre di più, perché più si cresce più si sta bene. E la credibilità di questa equazione, ai più, sembra ancora indubbia, malgrado l’attuale crisi economica e finanziaria del sistema capitalista, malgrado sia logico che all’interno di un ecosistema di risorse limitate una produzione illimitata arrechi danni sostanziali, incalcolabili, specie se le risorse attuali non vengono tutelate dall’inquinamento.

“Siamo arrivati all’incrocio di due strade: una porta alla scomparsa delle specie, l’altra alla disperazione. Speriamo che l’uomo faccia la scelta giusta”. Serge Latouche cita Woody Allen per introdurci nel discorso. E ribattezza le due strade di Allen in la strada della crescita con crescita e la strada della crescita senza crescita. “La prima è quella percorsa prima dell’inizio della crisi, da circa tre secoli e soprattutto negli ultimi 50 anni, ed è insostenibile. Significa un consumo illimitato di risorse naturali e una terribile biodiversità. Tant’è che gli esperti sostengono che stiamo vivendo la 6° scomparsa della specie: muoiono al giorno 200/500 specie animali  e sebbene non si tratti più, come per la quinta scomparsa delle specie - avvenuta 65 milioni di anni fa- di dinosauri ma di batteri del sottosuolo, questi sono allo stesso modo essenziali per la sopravvivenza dell’umanità”. Aggiunge un dato sconcertante: “la nostra impronta ecologica supera del 50% la capacità di rigenerazione della biosfera”. E continua con la seconda strada, “quella della società senza crescita, che percorriamo dall’inizio della crisi finanziaria - dal 15 Settembre 2008, quando fallì la società finanziaria americana Lehman Brothers - e  che porta alla disperazione: vediamo infatti che aumenta la disoccupazione e che mancano le risorse per finanziare le università, la sanità, la cultura, e tutto ciò che dà qualità alla vita nell’attuale sistema”. Secondo l’economista infatti siamo arrivati ad un punto in cui non è possibile crescere ancora senza indebitarsi di più, perché la produzione incontrollata e la speculazione finanziaria hanno generato il crollo del potere d’acquisto del denaro e, a catena, il crollo delle vendite e delle entrate di imprenditori e lavoratori dipendenti.  E dato che meno entrate consentono meno consumi e che non si può consumare meno in una società retta sull’aumento dei consumi, pena un tragico abbassamento del tenore di vita degli individui, ci si indebita ulteriormente per poter, ancora, consumare.  Motivo per cui, nella definizione di Latouche, il capitalismo è una spirale infernale di austerità e inflazione.

Quindi all’uomo non rimane che estinguersi o disperarsi?                                                                                              

Per fortuna no. Resta possibile un terzo sentiero, la via della decrescita teorizzata da Latouche.

“La parola decrescere è innanzitutto uno slogan, nato per contrastare l’ideologia occidentale della crescita, per far riflettere”. Non promuove la decrescita totale, perché “decrescere per decrescere sarebbe assurdo tanto quanto crescere per crescere”, ma la voglia di concepire una crescita differente. E  non  ha solo una funzione critica, perché “nasconde il progetto di una società alternativa”, definita da Latouche società d’abbondanza pluviale e dall’economista inglese Tim Jackson società di prosperità senza crescita.

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“Si può concepire il progetto di una società alternativa a due livelli, il primo livello è quello della ‘utopia concreta’, ed è un orizzonte di senso che serve a liberarci dalla miseria del tempo presente e a farci sognare  un altro progetto possibile, il secondo è invece quello della ‘realizzazione concreta’, delle scelte politiche che fissano modi e rapporti di produzione”.

Al primo livello Latouche colloca le idee che dovranno orientare al secondo livello una diversa costruzione dei modi e dei rapporti di produzione.  Riprende quindi le categorie marxiste di sovrastruttura (primo livello) e infrastruttura (secondo livello),  ma ne capovolge la relazione: a differenza di Marx, Latouche pensa che la sovrastruttura può, e deve, determinare l’infrastruttura “perché - spiega - è possibile uscire dal capitalismo solo se decolonizziamo il nostro immaginario, colonizzato dal consumismo dell’economia”. E questa decapitalizzazione del pensiero è possibile se ci atteniamo al circolo virtuoso delle 8 R, in cui consiste il primo livello del progetto. In ordine, all’idea di rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare e riciclare.

Latouche proietta delle slide per approfondire:

Rivalutare: rivedere i valori alla base della nostra società di crescita, cioè i valori sistemici: suscitati e rafforzati dal sistema perché contribuiscano a loro volta a rafforzarlo. “Quali sono? Basta guardare le serie televisive!”ironizza, “l’egoismo, la prevaricazione, l’avidità… “.

Riconcettualizzare: cambiare i concetti con quali apprendiamo la realtà, in particolari quelli di ricchezza e povertà, di scarsità e abbondanza. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, generando bisogni continui attraverso l’appropriazione e la mercificazione della natura.

Ristrutturare: adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, in modo da orientarle verso una società di decrescita. Ad esempio cambiando la produzione industriale o intensificando il settore agricolo

Rilocalizzare: è necessario produrre e consumare localmente il più possibile. Questo porta a rivalutare i prodotti locali e stagionali e a recuperare il senso del vivere localmente. Non solo, produrre a chilometro zero significa abbattere i costi legati al trasloco planetario delle merci (infrastrutture, inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico). Il caso del Tav (Treno ad Alta Velocità), in costruzione in Val di Susa, cade a pennello. “Il Tav va distrutto... a cosa serve?  Sono già presenti due o tre autostrade e ferrovie che possono essere migliorate”.

Ridistribuire: prima di tutto i diritti di prelevamento sulle risorse naturali. “Basta pensare che noi occidentali rappresentiamo il 20% della popolazione mondiale e consumiamo l’86% delle risorse naturali”. Latouche lancia il suo slogan predare meno piuttosto che dare di più, per assicurare a tutti gli abitanti del pianeta condizioni di vita dignitose.

Ridurre: sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produzione e consumo che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. “Italiani e francesi consumano l’equivalente di 3 pianeti”, a fronte di popoli che non ne consumano neppure uno. Il recupero delle ore di lavoro, in un sistema dove non serve produrre di più perché non si vuole crescere di più, consentirà di rivalutare le relazioni sociali e le proprie capacità personali.

Riutilizzare: riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando  l’ossessione - funzionale alla società dei consumi - dell’obsolescenza degli oggetti. Specie se la possibilità di usarli o meno non è dovuta a un guasto casuale o a una questione di moda ma a una pianificazione industriale che prestabilisce i tempi di vita dei prodotti con l’esclusivo obiettivo di garantirne una produzione continua.

Riciclare: recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.

Terminato l’elenco delle 8R Latouche spiega i due punti di forza del circolo: resistere, all’immaginario propinato della società dei consumi , e autolimitarsi come una chiocciola. Questo animaletto infatti rinuncia a costruire un’altra spire al suo guscio perché sa che potrebbe non reggerne il peso. L’uomo dovrà recuperare il senso della misura se non vuole essere inferiore alla lumaca!

Compreso il primo livello si passa al secondo: la realizzazione della decrescita attraverso scelte di politica economica. Queste - Latouche lo ricorda più volte - vanno fatte orientandosi secondo i valori generali del circolo delle 8R, ma nel rispetto assoluto delle diversità locali. La posizione di Latouche nei confronti dell’ideologia occidentale è radicale: il suo universalismo culturale si è tradotto in imperialismo, quindi in sottomissione e degrado delle identità e tradizioni locali.

“Mi hanno detto che il mio progetto era troppo astratto, quindi ho creato un programma politico, concreto, da poter realizzare in Francia”. Punti cruciali del programma: recuperare un'impronta ecologica uguale o inferiore a un pianeta, integrare nei costi di trasporto tutte le esternalità negative, restaurare l'agricoltura contadina, delocalizzare le imprese, ridurre i tempi di lavoro, stimolare la produzione di beni relazionali, ridurre lo spreco di energia, penalizzare fortemente le spese pubblicitarie, democratizzare la ricerca tecnico-scientifica, riappropriarsi della moneta.

E per chi ancora diffida, Latouche aggiunge… e conclude: “questo progetto, oggi, può sembrare utopico e irrealistico, ma quando saremo nel fondo della crisi sembrerà a tutti molto auspicabile e realista”.

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