Cultura Scicli

Nasce il Club Unesco. In principio fu la sciclitudine

Tutela, e promozione

Scicli - «La via Mormina Penna, per la ricca presenza di edifici del Settecento, e il Palazzo Beneventano rappresentano un capolavoro del genio creativo umano dell'età tardo-barocca». Questo uno stralcio della motivazione che nel 2002 accompagnava l'iscrizione di Scicli nella World Heritage List dell'Unesco. Big bang di un universo potenziale di fortune, il titolo meritava una festa, ma anche un doveroso esame dello status quo della questione del futuro di una città il cui centro storico è patrimonio dell'umanità, col Val di Noto. È quanto s'è fatto nel convegno svoltosi presso la chiesa San Giovanni Evangelista di Scicli, lungo quella via Mormina Penna su cui dieci anni fa l'Unesco accendeva (sacrosanti) riflettori planetari.

Coordinata dal giornalista Giuseppe Savà, la tavola rotonda ha chiarito linee di sviluppo programmatiche, per la città, per la quale non dovrebbe essere difficile puntare sulla bellezza, sull'arte, come attesta il fenomeno della "nuova sciclitudine": si aggira a seicento il numero dei nuovi residenti che, specie dal Nord Italia, hanno scelto Scicli come patria d'adozione, "non come seconda casa, ma come seconda città", chiarisce Sandro Franchini, direttore dell'Istituto di Cultura Veneto e ‘nuovo sciclitano', "in cui lavorare, portare un progetto, fermi valori civili ed estetici fondamentali".

Un paradigma nuovo esige il rilancio del Val di Noto, come afferma Ivan Lo Bello, vicepresidente Confindustria, per il quale l'orgoglio di ritrovarsi all'interno dei siti riconosciuti dall'Unesco patrimonio dell'umanità non deve chiudere dentro un'angusta dimensione municipale: "Ogni comune è troppo piccolo per pensare di possedere un'adeguata capacità di marketing"; il ‘salto' può essere compiuto con un concerto di forze che saldino, in una comunanza di obiettivi, l'area del Sudest siciliano, le province di Catania, Siracusa, Ragusa.

È questo lembo significativo del Mezzogiorno che, secondo Lo Bello, deve stringersi in un'identità, saldi principi quali la tutela del paesaggio, che deve veicolare pure il coraggio di abbattere gli scempi dell'abusivismo.

La serata, madrina Santina Schepis della Federazione Nazionale Club Unesco, ha tenuto a battesimo il Club Unesco di Scicli, che, come fa presente il suo presidente Giovanni Pisani, "non ha velleità di sostituirsi alle istituzioni", ma di supportare la crescita di Scicli, che, lo afferma il sindaco Franco Susino, "non è Rimini o Riccione o Malta", additando a una ricerca della identità, elemento che, secondo Monica Carbone, socio del Club Unesco di Scicli, è "chiave di volta dello sviluppo della cittadina, che deve scommettere sulle sue potenzialità".

Su direttrici storiche si sono dispiegati gli interventi di Bartolomeo Falla, sindaco di Scicli in quel 2002, che ha raccontato il percorso col quale, nell'arco breve di quattro anni, si è conseguito il riconoscimento Unesco, e di Paolo Nifosì, storico dell'arte, che ha gettato luce sulla percezione provinciale e regionale di Scicli, sulla conoscenza a tutt'oggi parziale delle sue meraviglie, sulla debita tutela di "un gioiello che potrebbe essere velocemente sfigurato".

La Sicilia

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