Cultura Scicli

Architettura Barocca e città dispersa

Politiche urbanistiche

Firenze - I prorompenti chiaroscuri e le chiassose esuberanze del Barocco, mi hanno accolto fin dalla nascita e venti anni. Poi, ho scelto la misura, quasi la parsimonia e la compostezza dell’architettura toscana del Quattrocento. Due colori, il bianco di Carrara, il grigio della pietra serena. Forme terse, pochi virtuosismi, grande ingegno.

Se dell’architettura Barocca della Val di Noto ancora si parla, i motivi non sono tanto o più, da ascrivere all’appartenenza alla prestigiosa ed ormai ampissima lista UNESCO. Sul Barocco si è detto e scritto ormai per intero. L’interesse odierno è nel fare diventare quel riconoscimento incentivo turistico, motivo di rilancio economico. Posso capire l’urgenza.

L’architettura del passato – nelle apparizioni di pietra del Barocco – suggestiona e va certamente preservata ed anche con eleganza “messa in produzione”. Nella loro fissità irremovibile, quelle architettura sopravvivranno al nostro passaggio.

Ma quella esemplificazione emblematica - nell’iperbole rappresentativa - non è il futuro della memoria che a Scicli urge affrontare.

Qual è invece il tempo che muto quasi velato, ad ogni battito e trasforma la fisicità della città e paesaggio sciclitano? Quel tempo che incide: è nell’oggi della politica urbanistica. Scicli città, nella sua fisionomia, è dispersa in una frammentarietà incontenibile che la rende irriconoscibile. Il controllo del governo del territorio, appare azione ormai sfuggita da ogni verifica.

Il salotto sul Barocco è lodevole ed iniziativa condivisibile, tratta sicuramente di beni meritevoli, beni comuni. Però, è procedere troppo facile. Non richiede nessuna responsabilità.

Se quelle Chiese e quei Palazzi sono un vanto che ci hanno lasciato e che lasceremo, sapete qual é l’eredità di cui avere imbarazzo verso i nostri figli? È la devastazione della costa, della periferia, delle campagne inurbate, l’abusivismo. E per arginare quell’inondazione non servono intellettuali, servono amministratori responsabili.

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Ph. Bellia