Cultura Catania

Tea. Mi chiamo Tea. Tea Falco. E ho stregato Bernardo Bertolucci

26 anni, catanese

Catania - Fotografa, amante della matematica quantistica e della musica di Franco Battiato. Ritrae se stessa negli scatti, in una sorta di inguaribile narcisismo. 

Protagonista di Io e te, Tea Falco, 26 anni, catanese, è l’ultima scoperta di Bernardo Bertolucci. La più recente delle decisioni anticonformiste del regista, che scommette su una giovane, un’esordiente, che per la verità aveva fatto le proprie apparizioni ne “Il Giovane Montalbano”, convincendo. 

  

Sei una fotografa e una attrice...

«La recitazione è un tipo di scrittura. E pure la fotografia: è una scrittura di luce». 

  

Perchè ti ha scelto Bertolucci?

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«Al provino dovevo mostrargli lo showreel, che sarebbe un video con il meglio dei film che hai fatto. Ma se non ne hai mai girato uno? Allora me lo sono fatto io filmandomi e fotografandomi. Lui è stato l’unico che abbia mai apprezzato. Gli altri registi mi davano della pazza, vedevano il lato macabro non l’ironico. Poi per il mio accento catanese mi ha chiesto: sapresti parlare anche in un altro modo? Gli ho risposto: posso simulare un altro accento. Perché anche la dizione è un accento. Secondo me, un accento morto. Bisognerebbe recitare sempre in siciliano, napoletano o, chessò, salentino».  

Ottenuta la parte, non hai temuto di non farcela? 

«Ho pensato e ho detto a Bertolucci: non so se sono all’altezza. Ma lui sapeva che non avevo fatto film e ha deciso di rischiare. Mi diceva una frase in francese: “C’est seulement un film”. Poi ci faceva rivedere ogni scena e da questo capivamo come migliorarci».  

Prima di questa investitura com’era il tuo stato d’animo di giovane attrice?  

«Cinque scuole di recitazione, tra cui quella ottima di Gisella Burinato, tanti provini e altrettanti no. Mi chiudevo in camera e facevo foto e filmini. O mi uccidevo per gli insuccessi o fotografavo. Ho sempre creduto in me, ma a un certo punto son dovuta tornare a Catania per problemi economici. Piangevo tutti i giorni, è stata dura». 

Non sei ricca di famiglia dunque.  

«Lo sono d’animo. Ho avuto due genitori che mi hanno arricchito aprendomi gli occhi. Mio padre ha una onlus che dà lavoro agli immigrati romeni, mia madre insegna alle medie. E ho un fratello di 24 anni». 

Ora sei diventata ricca?  

«No, ho guadagnato come un insegnante. Certo, meglio di prima che non avevo un euro».  

Cosa fai ora?

«Aspetto proposte e con altri fotografi preparo una mostra a Los Angeles su nasi ed erotismo».  

Prima di Io e te hai fatto una particina nei Viceré di Roberto Faenza. 

«Sì, proprio una comparsata. Ero una suora. La costumista premio Oscar Milena Canonero mi disse che avevo un viso straordinario. Andai a conoscere Faenza perché mi era piaciuto il suo Prendimi l’anima. Però devo dire che Bertolucci tratta bene le comparse, lui come dei manichini».  

Sei è una giovane catanese bionda. Che caratteristiche hanno le siciliane di oggi?  

«Solo quelle che si spostano da Catania al nord sono bionde... no, scherzo: è il risultato della dominazione normanna. Le siciliane hanno un istinto spiccato e lo usano per comprendere il mondo. Come memoria collettiva poi ancora vivono i soprusi di sottomissione da parte degli uomini e dunque portano in loro, tutte, la ribellione». 

Viaggi ancora in treno, sul Roma-Catania?

«L'umanità che ho incontrato viaggiando in treno non avrei potuta incontrarla altrove.

Dio viaggia in treno».