Cultura Ragusa

La Natività negli Iblei

Ospitiamo un prezioso articolo del prof. Paolo Nifosì

Ragusa - La prima opera in cui troviamo i temi relativi al Natale è un cofanetto d’avorio citato dal Sortino Trono che si trovava nella chiesa di San Francesco all’Immacolata di Ragusa, di una datazione  che purtroppo non ci è possibile indicare, ma che potrebbe rimandare al Medioevo. Sui lati del cofanetto il Sortino Trono ricorda la Natività di Gesù, la Visita dei Magi, la Fuga in Egitto e la Strage degli Innocenti, tema quest’ultimo molto raro,  che ritroveremo in un presepe siciliano, mentre  la prima Natività, che ancora ci rimane, in area ragusana rappresenta è la lunetta cuspidata, in altorilievo, che si trova sul muro esterno della navata sinistra della chiesa di Santa Maria di Betlem. L’opera in calcare, che dovrebbe essere datata 1500, vede Maria e Giuseppe in atto di adorazione del Bambino sovrastato dal bue e dall’asino, con alla sinistra un pastore che si fa guidare verso la greppia dalla stella, un animale ed alcuni frammenti non decifrabili, alla destra due angeli che assistono all’evento, ed una testa alata al centro sopra i progenitori. In basso, sopra la cornice, una lunga scritta non ancora decifrata. L’opera, alquanto artigianale nella fattura, riprende uno schema già in uso nella cultura figurativa rinascimentale e che vantava esempi rilevanti anche in Sicilia. Contemporanea a questa sono due piccoli bassorilievi con lo stesso tema, esemplificato e ridotto nei personaggi,  che si trovano nelle basi (piedistalli) delle sculture marmoree della Madonna del Soccorso, oggi conservata temporaneamente nella chiesa di San Pietro di Modica, e della Madonna della Neve, conservata nella cappella del Santissimo nella chiesa di San Giorgio della stessa città:  due rilievi in marmo, il primo riferibile contestualmente alla statua, molto probabilmente al 1537, e il secondo riferibile insieme alla scultura della Madonna col bambino ai primi del XVI secolo. L’opera più impegnativa, in altorilievo, che raffigura lo stesso tema della Natività si trova nella chiesa di San Giuseppe di Modica, un’opera in marmo, del 1511, attribuito dal Patera alla bottega del Mancino e del Berrettaro. Le dimensione di Maria e di Giuseppe sono quasi ad altezza d’uomo. Maria e Giuseppe sono inginocchiati in adorazione del bambino posto in una greppia, con l’asino ed il bue resi in dimensioni molto piccole rispetto agli altri personaggi. Testine alate (sei in tutto) compaiono dal fondo sia sopra il bambino, sia sotto la greppia  con affianco un cartiglio recante la data e la dicitura della Natività. Nel basamento, sempre in altorilievo, un vaso di fiori con affianco in due medaglioni l’Annunciazione ed ancora due altorilievi rettangolari con la raffigurazione di due profeti. L’opera è tra le più pregiate della cultura rinascimentale che troviamo in area iblea.

    Sempre riferibili al secolo XVI due tavole con l’Adorazione dei pastori. Una proveniente dalla chiesa di Santa Lucia si trova oggi nella chiesa di San Giorgio di Modica e l’altra si trova nella chiesa dei Padri Cappuccini di Ragusa. La prima tavola vede il tema dell’Adorazione dei pastori strutturata tra un rudere architettonico classicistico ed una grotta che fa da cornice a Maria inginocchiata davanti al bambino, mentre Giuseppe sul lato destro è circondato dai pastori colti in atteggiamenti diversificati: uno suona la cornamusa, un altro  offre una pecora, un altro ancora porta da mangiare in una bisaccia. In secondo piano , a sinistra, su una collina i pastori guardano in cielo un angelo che reca loro l’annuncio; sulla destra, a distanza, si intravede il corteo dei Magi; l’altra tavola, quella della chiesa dei Cappuccini di Ragusa, che rimanda ad un’incisione riproducente un dipinto di Marco Pino, ha un impianto più dotto. Domina al centro Maria ed il bambino, tra San Giuseppe a destra ed alcuni pastori a sinistra. Altri pastori sono resi in primo piano con tratti del volto alquanto realistici. L’ambientazione vede a destra un’architettura classica, a sinistra una collina che si apre su un monte in lontananza: in cielo una gloria di angeli.

Il tema dei Magi ritorna in uno dei pannelli lignei del polittico della chiesa di San Giorgio di Modica, opera di Bernardino Niger, riferibile ai primi anni settanta del Cinquecento. L’impaginazione  è più accademica e classicistica insieme, sulla traiettoria del manierismo di ascendenza messinese. Il tema dell’Adorazione dei pastori ritorna tra i misteri gaudiosi della pala della Madonna del Rosario nella chiesa omonima di Modica, di non sicura datazione tra seconda metà del Cinquecento e primo Seicento. Ad occupare la scena il Bambino e Maria , mentre diversa è la collocazione della capanna, posta a distanza in lontananza davanti alla quale sono collocati l’asino ed il bue non partecipi della scena centrale. Allo stesso modo la Natività è presente in uno dei medaglioni dei misteri gaudiosi della tela raffigurante la Madonna del Rosario e Santi, proveniente dalla chiesa di Sant’Anna di Ispica ed oggi collocata nell’abside della chiesa di Santa Maria Maggiore della stessa città. Il tema risulta esemplificato nei personaggi. L’opera, ancora anonima può collocarsi tra seconda metà del Cinquecento e primo Seicento. Purtroppo non ci è rimasto il primo presepe siciliano che fu realizzato per una cappella della chiesa di San Bartolomeo di Scicli, riferibile agli anni sessanta del Cinquecento, di cui scrive il Carioti, con statue lignee a grandezza d’uomo, contestuale ai gruppi lignei realizzati in quei decenni con soggetto diverso ( Il sepolcro di Cristo) per la chiesa di San Giovanni Evangelista di Modica, per una chiesa di Ragusa e per la chiesa di Santa Maria la Nova di Scicli, un presepe, radicalmente rifatto nel secondo Settecento e di cui diremo. Il tema della Natività e gli atri temi contestuali dell’adorazione dei Pastori e dell’Adorazione dei Magi, come si può notare, fu molto diffuso nel XVI secolo, e diverse cappelle erano destinate ad uno dei temi su accennati in  diverse chiese. Si ricorda un altro dipinto con lo stesso tema nella chiesa di San Giuseppe a Modica. Ed una chiesa, tra le più importanti di Modica è proprio dedicata a Santa Maria di Betlem, mentre un’altra chiesa di Santa Maria di Betlem che si trovava ad Ibla.

 Nel Seicento il tema sarà meno ricorrente, almeno per le opere che ci sono rimaste. La Natività la ritroviamo come bassorilievo in argento nell’urna reliquiaria con lamine d’argento della chiesa di Santa Maria di Betlem di Modica, un’opera da collocare negli anni quaranta del Seicento; una dipinto dei Tre Magi di Filippo Paladini ( oggi perduto)fu commissionato da un Lorefice. Per il resto non abbiamo altre citazioni.

   Ben più ricco è per i temi citati il Settecento. A Modica l’adorazione dei Magi la troviamo in una tela della chiesa dell’Annunziata ( Carmine). A Ispica lo stesso tema ritorna in una tela della chiesa dell’Annunziata; a Scicli in una tela della chiesa del Carmine ( ancora un tempo titolata all’Annunziata) rappresenta l’Adorazione dei Pastori; e lo stesso tema, con gli stessi stilemi lo troviamo a Chiaramonte nella chiesa madre di Santa Maria la Nova, con a fronte la tela della Natività, opere entrambi dell’artista chiaramontano Simone Ventura. A Comiso una tela con Adorazione dei Magi alquanto debole, nella chiesa dell’Annunziata e un’Adorazione dei pastori ( tela) firmata da Ludovico Svirech nel 1778. Lo Svirech è un pittore di cui non sappiamo la provenienza; è residente a Catania e ha operato nella Sicilia sud Orientale nel secondo Settecento. L’opera più significativa che riguarda la nascita di Gesù è il monumentale presepe con sculture lignee che si trova nella chiesa di San Bartolomeo di Scicli, realizzato dallo scultore napoletano Pietro Padula tra il 1773 e il 1775, in sostituzione di un presepe cinquecentesco. Sempre napoletano è l’altro presepe con statuine in legno e stoffa, che si trova nella chiesa madre di Comiso. I moduli stilistici del Settecento si uniformano alla cultura figurativa tardobarocca.

L’Ottocento continua a rappresentare il tema riferibile al Natale. Un’adorazione dei Magi, del pittore chiaramontano Gaetano Di Stefano si trova nella chiesa di San Michele di Scicli: stilisticamente l’opera ha già stilemi neoclassici. L’opera più significativa, però, è il presepe monumentale, con statuine in terracotta policroma di Caltagirone, realizzate dai Bongiovanni Vaccaro e da Giacomo Azzolina, su progetto di Frate Benedetto Papale riferibile al 1882,  che si trova nella chiesa di Santa Maria di Betlem. Un’opera di estremo interesse sul piano artistico e sul piano storico-sociale, riproducendo nei panni dei pastori, personaggi del mondo contadino modicano.

La tradizione presepistica continuerà anche durante il Novecento e tra coloro che continuano la tradizione di realizzare presepi in  terracotta va ricordato il ceramista ragusano Giuseppe Criscione.

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Le foto sono di Luigi Nifosì 

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