Cultura Scicli

Il noir siciliano di Adriano Ficili

Presentato Delitti e Deliri

Scicli - Il chiacchiericcio soffuso, il rumore visivamente ricercato di pagine sfogliate, l’odore di un libro appena comprato hanno caratterizzato l’attesa per l’avvio della presentazione del libro Delitti e Deliri di Adriano Ficili, edito dall’associazione culturale Il R.i.c.c.i.o., editrice e proprietaria della testata giornalistica ScicliPress.

Un giovane autore ringrazia pubblicamente giovani editori.

Potenziali giovani lettori ascoltano incuriositi un giovane attore recitare passi tratti dall’opera presentata, al ritmo ora lento ora incalzante della chitarra.

Si susseguono brevi e sentiti interventi volti a premiare il coraggio di giovani, imprenditori di loro stessi.

Delitti e Deliri è una raccolta di sette racconti (Uomini, Un surreale accadimento, Delitti e Deliri, La casina rossa, La storia del signor Pasquale, L’angelo nero, Il libro sacro dei demoni) di genere noir, per lo più ambientati in Sicilia. Le viuzze basolate e gli immobili in disuso di Scicli, la Catania grigia e soleggiata, contribuiscono a determinare «le pulsioni degli uomini che vivono le loro storie e compiono le loro azioni» - spiega l’autore.

A essere indagato è l’essere nel suo rivelarsi doppio, nel suo possibile scomporsi in parti indipendenti, contrapposte, conciliabili, compatibili e sovrascrivibili.

Ma quanto c’è di autobiografico nei racconti? «La vita influenza le letture, - risponde Adriano Ficili - ma le storie trovano, poi, i loro meccanismi da sé.».

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Ma fino a che punto il doppio è presente in ogni persona? «Le storie possono essere portate all’eccesso. Può esserci un’esagerazione del reale, un portare la realtà oltre l’estremo limite, per questo motivo ho usato il termine verosimile, per dire che certe cose possono accadere se spinte all’eccesso. Il tema del doppio è sempre stato presente nella letteratura del Novecento e c’è tuttora: è un cercare di indagare più a fondo il male presente nell’uomo che c’è, magari allo stato potenziale, però c’è, esiste.»

Numerose le persone accorse per assistere ad un evento che nei termini giovani, cultura e libertà d’espressione può condensare il suo paradigma.

Bartolo Lorefice, presidente dell’associazione culturale Il R.i.c.c.i.o., spiega il perché della scelta di editare l’opera di un autore esordiente.

“La decisione è legata alla mission stessa dell’associazione, al fatto, cioè, di promuovere ciò che di buono c’è già sul territorio di Scicli, di promuovere un protagonismo giovanile fatto di eccellenze che non devono chiedere permesso a nessuno, ma che hanno e pretendono la loro autorevolezza in una città che è ricchissima di giovani talenti che, però, spesso, non conoscono gloria qui ma fuori. Il libro nasce da questa volontà, quindi, di promuovere un talento e di presentare un’opera che ha un peso specifico culturale e che pretende rispetto e autorevolezza aldilà dei grandi intellettuali che abbiamo, che rispettiamo e ai quali vogliamo affiancarci con molta discrezione.”

Come la presentazione di un libro di un autore esordiente può riscuotere così tanto interesse?

“Il successo - aggiunge Paolo Cirica, vice-presidente della sopracitata associazione - è stato insperato. Non solo la sala in cui abbiamo fatto la presentazione era piena ma anche l’anticamera era a tal punto stracolma che tanta gente addirittura si lamentava per il basso volume, segno che, comunque, l’interesse era alto. Non so come ha fatto un’associazione a creare tutto questo, sicuramente tanta passione, dedizione e lavoro operaio. Noi ci riteniamo operai dell’informazione, operai anche in qualsiasi lavoro o iniziativa che intraprendiamo, e, forse, questo lavoro operaio, alla lunga, premia. Abbiamo sposato la causa di Adriano Ficili, l’autore del libro, e il connubio è stato fino ad adesso vincente.”.