Cultura Modica

Venti anni di beatitudine. La mostra di Angelo Ruta a Modica

Ha collaborato anche col Corsera

Modica - Per Tomasi di Lampedusa gli scrittori si dividono in “magri” (Montaigne, Pascal Voltaire Stendhal Camus…) e “grassi” (Rabelais Balzac Hugo Zola Proust…).

Allo stesso modo possiamo distinguere i pittori “magri” (Paolo Uccello, Vermeer Chardin Degas Klimt Mondrian Carrà Morandi Fontana. de Stael Klein…) dai pittori “grassi” (Bosch, Luca Signorelli, Veronese Arcimboldo Fussli Géricault Renoir Guttuso Kiefer Barcelò…).

Angelo Ruta è, ad un primo sguardo, un pittore “magro”. Ma, se osserviamo più attentamente, è un artista che ha saputo asciugare l’estro e l’esuberanza irrequieta dei grassi nell’essenzialità dei magri.

   Nato nel 1967 e formatosi a Modica, ha poi frequentato l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, il Corso Superiore di Illustrazione e Fumetto del Castello Sforzesco e il Corso di formazione professionale per la Tecnica Cinetelevisiva. Alterna l'attività di illustratore e grafico editoriale a quella di regista. Ha pubblicato, tra gli altri, per Mondadori Einaudi Giunti Zanichelli, e per periodici quali “Il Corriere della Sera”, “Il Sole 24 ore”, “Panorama”, “Leggere”, “Riza psicosomatica”, “La Gazzetta dello Sport”, a commento di articoli di cultura, attualità o psicologia. Ha esposto a Bologna, Tokyo, Nishinomiya, Kurashiki, Collodi, Verbania, Trieste, Padova, Bari, Enna, Genova, Milano. Una sua antologica di vent’anni di grafica (e non solo) può visitarsi attualmente al palazzo della Cultura di Modica.

Angelo Ruta è un maestro dell’illustrazione, che deriva da “illustris”, ovvero “che dà luce, luminoso”; e “illustrare” ha vari significati, interconnessi: ; “De arte illuminandi” era il significativo titolo di un trattato medievale sulle tecniche della miniatura. Le immagini accompagnano un testo, infatti, per spiegarlo, commentarlo, interpretarlo: per Angelo Ruta “interpretare un libro o un articolo implica un punto di vista che travalica la rappresentazione descrittiva di quel testo: al contrario, deve aggiungere qualcosa e arricchirlo senza travisarlo”.

Ruta interpreta intelligentemente i testi, con una leggerezza inquieta che non è superficialità, ma levità.

Inventa, con fantasia ed estro; Carlo Marcello Conti lo ha accostato ad un acrobata “sparito sopra i boschi dopo un triplo salto mortale senza rete”.

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E’ difatti un artista felice, gioioso, ma di una serenità che conosce l’inquietudine, di una felicità che “cammina sul fil di lana” proprio come un funambolo, che dissimula nell’eleganza del acrobazia la difficoltà del gesto, superando così “l’insostenibile pesantezza” della gravitazione esistenziale.

E’, appunto, un pittore che esalta la spontaneità dell’esistenza, basandosi sugli elementi naturali - acqua, aria, terra (il fuoco distruttore è poco presente)  - e affollando le proprie opere di animali, stelle, alberi, reinventati per farci riflettere sulla psicologia e sugli affetti.

In questo senso Ruta potrebbe definirsi un artista “barocco”: esiste infatti il barocco dell’enfasi e della grandiosità, ma pure quello della sintesi e della brevità illuminante: ovvero il barocco concettista di Pascal e Gracian che suggerisce “elegantemente e nella maniera più condensata i rapporti inattesi tra gli oggetti (…); lo stile concettista si caratterizza per la concisione dell’espressione e l’intensità semantica delle parole, che vengono caricate di significati, adottando più sensi. Il concettismo opera con i significati delle parole e con le relazioni ingegnose tra esse. Le sue risorse formali più frequenti sono l’ellissi, l’antitesi, il paradosso”, la metafora: cioè se Graciàn ci sorprende scrivendo “Non ci si vendica mai bene ricorrendo al male” e Pascal ci spiazza affermando “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”, allo stesso modo Ruta ci scuote presentandoci una città (Caltagirone) racchiusa in un vaso di ceramica o un ragazzo che vede in uno specchio un se stesso anziano.

Ecco, sta in ciò la immediata riconoscibilità di Angelo, il “tocco Ruta”: il gusto per il paradosso, l’ossimoro, la brevità, l’essenzialità, (il “less is more” di Mies van der Rohe);  il tratto rapido, sintetico, armonioso; l’uso gioioso e giocoso dei colori, come un bambino che scopre l’arcobaleno nascosto in una tavolozza, amandone soprattutto le tonalità più chiare e luminose.

Un artista, Ruta, che ha saputo imparare da Klee Magritte Depero Munari Balthus Folon Moebius Pericoli e che mi piacerebbe illustrasse la “Trilogia degli Antenati” di Calvino o “L’isola del tesoro” di Stevenson, ma anche le poesie di Montale: scrittori inquietamente “grassi” che hanno saputo diventare felicemente “magri”.   

Nelle foto, Giovane/anziano, e Caltagirone.

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