Cultura Geografia antica

La Sicilia secondo Idrisi

“Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo”

Trenta anni fa la Regione Siciliana decise, con operazione altamente meritoria quanto purtroppo sempre più rara (e non è solo la crisi economica a determinare il fatto), di effettuare la ristampa anastatica di un libro entrato già da secoli nella Storia.

Il libro ha il bellissimo titolo di “Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo”, scritto nel 1154 dall’esploratore/navigatore Idrisi e tradotto in italiano nel 1880 dal grande storico e senatore palermitano Michele Amari. In realtà il libro è universalmente noto col nome di “Libro di Ruggero”, dal momento che il suo autore lo volle dedicare al Gran Conte normanno che aveva “liberato” la Sicilia dagli arabi. E dire che il geografo musulmano era nato da etnia certamente araba. Il luogo di nascita è sempre stato in discussione: per molti studiosi il navigatore-esploratore era nato a Ceuta, oggi in Marocco, e per altrettanti il suo luogo di nascita fu invece l’odierna Mazara del Vallo. Del resto, il suo nome completo è il lunghissimo Abu Abd Allah Muhammad ibn Muhammad ibn Abd Allah ibn Idris al-Siquilli che, proprio alla fine, presenta quel “al-Siqilli” che vuol dire letteralmente “il Siciliano”. Ma potrebbe essere stato un suffisso posteriore alla sua nascita, questa avvenuta con certezza nel 1165. Quindi “il Siciliano” perché della Sicilia divenne il maggiore conoscitore, e dove visse praticamente l’intera sua vita. Il “sollazzo” è di fatto un libro di geografia, una eccezionale testimonianza non soltanto delle conoscenze geografiche del Mediterraneo fino a quel tempo raccolte, quanto della cultura tout court degli ambienti siciliani, all’epoca al centro non soltanto geografico dell’antico mare. Idrisi scrisse il suo monumentale “Libro di Ruggero” mettendo insieme i risultati dei suoi tanti viaggi, condotti in tutto il bacino idrico e soprattutto attorno alla maggiore e più importante isola. Quella di Idrisi (spesso anche Edrisi), non è la più antica testimonianza/descrizione della Trinacria (sono noti i testi di autori romani, e per certi limitati territori anche greci), ma è il più antico tra tutti i testi completi, una summa della conoscenza dell’epoca. Un libro, tra l’altro, che l’autore aveva concepito in uno al famoso mappamondo in bronzo, purtroppo andato perduto.

Relativamente alla nostra parte dell’Isola, Idrisi si dimostra come per il resto sempre molto preciso. E siccome viaggia da Est verso Ovest, tra i nostri centri abitati parla per prima di Scicli: “posta sulla sommità di un monte, è rocca fra le più nobili e zona fra le più pregiate. Distante dal mare tre miglia circa, è paese di singolare prosperità, popolato e rigoglioso, dotato di una campagna fiorente, di mercati a cui affluiscono prodotti di ogni paese; è florido, opulento e fornito di giardini con alberi da frutto di ogni specie. Ci si arriva via mare dalla Calabria, dalla Tunisia, da Malta e da altri territori. I suoi poderi sono fra i migliori, le sue terre coltivate le più pregiate, la vasta campagna molto produttiva: insomma, una situazione di vero benessere. Lungo i suoi fiumi, che abbondano di acque, sorgono numerosi mulini” Idrisi passa poi a parlare di quella che è per noi oggi Donnalucata: “presso Scicli si trova la fonte delle ore, così detta perché, fenomeno veramente singolare, l’acqua vi scorre solo nelle ore delle preghiere e si prosciuga nelle altre.”

Della principale città dell’altopiano, allora come ora Ragusa, il geografo scrive letteralmente: “Forte, ricca e nobile terra di antica civiltà e fondazione primitiva, coronata da fiume e riviere, ricca di macine e di mulini, bella di edifici, larga di vaste piazze. Ragusa ha fertili pianure, terre molto vaste e ubertose; essa è situata a sette miglia dal mare, il fiume che prende nome dalla città le scorre ad oriente e sfociando nel mare forma un bel porto in cui approdano le navi per il carico e lo scarico. Nei suoi mercati vi è un andirivieni di gente proveniente da tutte le contrade”.

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