Cultura Scicli

La storia del presepe di San Bartolomeo di Scicli

La ricostruzione storia di Paolo Nifosì

Scicli - Nella chiesa di San Bartolomeo a Scicli si trova un grande presepe che è tra i più belli ed importanti dell'isola. Le fonti scritte che lo riguardano sono esigue e consistono in alcuni brani del manoscritto inedito, conservato presso la biblioteca comunale di Scicli, dell'arciprete Antonino Carioti, vissuto nel secolo XVIII, "Frammenti delle memorie sacro-storiche sciclitane", e dell'altro manoscritto del canonico Pacetto, "Memorie storiche civili ed ecclesiastiche della città di Scicli", risalente alla fine dell'800. La letteratura artistica relativa alla storia del presepe l'ha sempre ricordato come uno dei più importanti presepi italiani. Uno studio dello storico dell'arte Paolo Nifosì, "Il presepe di San Bartolomeo", ha contribuito alla conoscenza di quest'opera molto interessante nel panorama dell'arte sacra meridionale, facendo uscire dal silenzio uno scultore napoletano, Pietro Padula, attraverso l'analisi di alcuni documenti, rinvenuti presso l'Archivio di Stato di Modica, che chiariscono in maniera esauriente la datazione e la paternità di gran parte dei "pastori". Nel 1773, dopo più di due decenni dedicati a "ristorare di nuove fabbriche", secondo il gusto e la sensibilità barocchi, la chiesa per la quale erano state previste spese per circa 2000 scudi, il Capitolo della collegiata pensò di rinnovare il presepe che si trova nel braccio sinistro del transetto, a destra dell'altare dell'Immacolata. L'incarico, fu dato allo "statuarius" napoletano Pietro Padula che in quell'anno si trovava nella contea di Modica non solo per questo incarico ma "per diversi lavori" nelle varie città dell'area sud-orientale della Sicilia. Il presepe fu rinnovato quasi interamente dal Padula che fu incaricato, in un primo tempo, di realizzare 40 personaggi in legno di tiglio e di ristrutturare tutto lo spazio con una scenografia di rocce, città in lontananza poste sopra alture, boschi, fonti, fiumi, ovili, ed, in un secondo tempo, nel 1776, ebbe l'incarico per altre 25 statue, sempre in legno di tiglio, per completare l'opera con tutti i personaggi dell'Epifania. Il Padula, inoltre, modificò il punto di vista in quanto all'unica veduta dalla parte del transetto ne aggiunse un'altra dalla parte della cappella dei SS. Cosma e Damiano. Oggi di queste 65 statue realizzate dal Padula ne rimangono solo 29, mentre ne mancano 36. Molte, durante due secoli, si sono irrimediabilmente deteriorate ma, tra le più belle, sono state trafugate nel 1971. La volontà di realizzare un presepe monumentale era, d'altra parte, giustificata dalla remota tradizione che questo aveva avuto nel paese. Infatti, già nel XVI secolo, e precisamente nel 1576, all'interno della chiesa esisteva una cappella dedicata alla Natività il cui culto era rimasto molto vivo anche per tutto il XVII secolo. Doveva trattarsi, quasi certamente, dell'originario presepe che fu restaurato intorno al 1680-90 e non subì eccessivi danni a causa del catastrofico terremoto che 1'11 gennaio del 1693 rase quasi al suolo la città insieme a tutte le altre della Val di Noto; la chiesa di S. Bartolomeo, infatti, fu una delle pochissime che rimasero in piedi. Nel 1713 il presepe necessitò ancora di un buon restauro; e fu proprio l'arciprete Antonino Carioti che, con fondi recuperati dalle elemosine dei fedeli, diede l'incarico del restauro ai maestri Adriano Massa e Ignazio Laboratore, entrambi di Scicli. Questi aggiunsero le parti mancanti delle statue lignee, tagliarono e reintegrarono le parti tarlate. Inoltre, restaurarono la grotta con dorature secondo il preesistente disegno, aggiunsero gli angeli della Gloria che mancavano, dipinsero il cielo di azzurro e di stelle, mentre affrescarono le pareti con scene di campagne e di rocce. Tutti i pastori furono ridipinti ed in particolar modo Maria e Giuseppe furono rivestiti con "vestimenti con rabischi d'oro allo stile moderno". Già questo presepe doveva avere grandi dimensioni se il Carioti ci ricorda che i personaggi di prima veduta erano a misura d'uomo. Ma le statue lignee che ci restano risalgono quasi tutte al Padula, e nulla possiamo dire della composizione del presepe cinquecentesco, come pure è difficile sapere se resta qualche statuina del presepe ricordato nel 1713. Non sappiamo se la scenografia con ruderi di architetture classicheggianti e gli affreschi della volta raffiguranti Dio Padre, attorniato da tanti angeli e serafini, in un cielo di nuvole, risalgono all'intervento del Padula. Il culto della Natività era abbastanza diffuso nell'area iblea: ne sono testimonianza esempi come la chiesa dedicata a Santa Maria di Betlem a Modica e a Santa Maria delle Stelle a Comiso, come pure tutti i temi attinenti alla Natività, all'Adorazione dei Pastori e all'Adorazione dei Magi in opere sacre di pittura e di scultura, a partire dalla lunetta in bassorilievo collocata nel muro esterno, lungo il lato destro, della chiesa di Santa Maria di Betlem di Modica. Non mancano anche le testimonianze presepiali, tra cui va ricordato il presepe napoletano (sec. XVIII), ancora anonimo, conservato nella chiesa di Santa Maria delle Stelle a Comiso. A Scicli, una cappella, all'interno della chiesa di Santa Maria la Piazza (chiesa demolita alla fine del XIX secolo), era dedicata ai tre Re Magi, mentre fuori le mura della città, un chiesetta era dedicata a S. Maria di Betlem. Il tema della Natività lo riscontriamo in una tela del 1731 nella chiesa del Carmine, e in una tela, riferibile alla metà del '700, nella volta dell'abside della chiesa di Santa Teresa. Ma, al di là di questi legami e di quelli che possono stabilirsi con le contemporanee e successive esperienze dei presepi siciliani, con le statuine di Giovanni Antonio Matera, con i "pastori" della bottega dei Bongiovanni Vaccaro ed ancora con tutta la quantità di statuine di terracotta, di cartapesta, di stoffa, di corallo, di sughero, di avorio, di alabastro, di porcellana che si trovano in tanti piccoli centri della Sicilia, in collezioni pubbliche e private, la ristrutturazione del presepe sciclitano coincide con uno dei momenti più alti di questo genere di arte figurativa a Napoli: qui il Sammartino, il Celebrano e tanti altri, nelle loro attivissime botteghe, erano impegnati a realizzare una quantità rilevante di statuine per i più bei presepi dell'aerea napoletana. È in quest'ambito che va inserito il Padula, questo scultore napoletano che teneva bottega a Napoli, dove eseguiva le sue sculture, e che operò nell'area sud-orientale dell'isola ove era "conosciuto pell'applauso che riportarono le sue statue". A Scicli, il Padula, nel 1774, insieme ad un altro scultore napoletano, Gaetano Nigito, portò a termine un presepe con circa 15 statuine lignee -d'un palmo d'altezza- per il sacerdote Ignazio Zisa e, sempre per lo stesso sacerdote, fece un secondo presepe di statuine lignee l'anno dopo; con questa ultima commissione lo scultore si impegnava a consegnare oltre alle statuine "il disegno, o sia l'edificio diroccato ove deve si collocare ... l'Epifania". La testimonianza ci suggerisce l'importanza che questo genere figurativo doveva avere nell'area. Il popolo è affascinato dal presepe, per non dire dell'adesione incondizionata dei bambini a questa rappresentazione sacra. Anzi, si potrebbe dire che è una delle poche che si radica nella coscienza del bambino per il modo semplice e realistico con cui viene rappresentata. D'altronde, il presepe ha già la strada segnata: deve raccontare, narrare da una parte due eventi sacri e cioè la nascita di Gesù e l'Epifania, dall'altra la condizione storica in cui un popolo vive la sua esistenza quotidiana fatta di duro lavoro e di speranza religiosa; e il racconto porta al realismo, al teatro, allo spettacolo, all'intreccio tra sacro e profano.

La crèche de S. Bartolomeo

Au cœur de l’église de S. Bartolomeo à Scicli il y a une très grande crèche, laquelle a une place importante au sein des crèches les plus belles et importantes de l’île.

En ce qui concerne celle-là, il y a très peu de documents, c’est-a-dire des textes du manuscrit inédit bien gardé dans la bibliothèque municipale de la ville. Ce manuscrit appartenait à Antonino Carioti, archiprêtre vécu au xvIII «Fragments de souvenirs sacré-historiques de Scicli » et de l’autre manuscrit du chanoine Pacetto « Mémoires historiques civiles et ecclésiastiques de la ville de Scicli » daté de la fin du 1800.

La littérature artistique de l’histoire de la crèche inscrit cette crèche à la liste des crèches les plus importantes de l’Italie. L’étude et les recherches menées par l’historien de l’art Paolo Nifosì, « La crèche de Saint Bartolomeo » ont aidé faire connaître l’œuvre très intéressante dans le domaine de l’art sacrée du Midi de l’Italie, en faisant connaître aussi un sculpteur napolitain, Pietro Padula, à travers l’analyse de certains documents retrouvés dans les Archives de l’État de Modica (ville très près de Scicli) qui nous expliquent de manière exhaustive la datation et la paternité des « pasteurs » de la crèche. Au cours de l’an 1773, le « Capitolo de la collegiata » a bien pensé de restaurer la crèche qui se trouve à gauche du transept et à droite de l’autel de l’Immaculée Conception. Cette tâche a été confiée au « statuarius » napolitain Pietro Padula qui était dans la comté de Modica pour travailler non seulement pour cette tâche mais aussi pour « d’ autres travaux» au sud-est de la Sicile.

La crèche dans la quasi-totalité a été renouvelée par Padula. Celui devait créer 40 pasteurs en bois de chaux et renouveler tout l’espace avec un paysage riche en montagnes, villes au loin sous des lieux très hauts, des forêts, des sources, des rivières et des plis. Au cours de l’an 1776 il a crée encore 25 pasteurs, toujours en bois de chaux, pour finir l’œuvre avec tous les personnages de l’Épiphanie. L’artiste a aussi modifiée le point de vue de la crèche en ajutant une autre fenêtre à l’intérieur de la chapelle de Sainte Cosma et Saint Damien.

Aujourd’hui de ces 65 statues réalisées par Padula il n’y a que 29. Pendant deux siècles, beaucoup de statues se sont vraiment abimées, mais les plus belles ont été volées en 1971. La volonté de réaliser une crèche monumentale était justifiée par la tradition que Scicli a toujours eu. Au xvI siècle, plus précisément en 1576, à l’intérieur de l’église, il y avait une chapelle dédiée à la Nativité et le fait de l’adorer était fort chez les paysans aussi au xvII siècle. Il devait être, presque certainement, la crèche qui a été restaurée entre 1680-90 et que n’avait pas subi dommages en raison du tremblement de terre catastrophique que le 11 janvier 1693 a détruit la ville et toutes les autres villes de la « Val di Noto » (nom d’une zone géographique dominée par les monts située au sud-est de la Sicile).

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L’église de Saint Bartolomeo était une des rares à rester debout après le séisme. En 1713 la crèche avait encore besoin d’être restaurée et donc l’archiprêtre Antonino Carioti avec les aumônes des fidèles a confié la tâche aux maîtres Adriano Massa et Ignazio Laboratore, tous les deux de Scicli. Ils ont ajouté les parties qui manquaient aux statues en bois, ils ont coupé et réintégré les parties vermoulues. Ils ont restauré aussi la cave avec les dorures qu’il y avait précédemment; en outre ils ont ajouté les anges de la Gloire qui manquaient, ils ont peint le ciel bleu avec des étoiles et les murs avec des paysages de campagne et des montagnes. Tous les pasteurs ont été restaurés et avec plus de précision Marie et Joseph lesquels ont été habillés avec des « doodles » en or du style moderne. Cette crèche devait avoir des grandes dimensions parce que Carioti parlait de personnages à taille humaine. Au présent, toutes les statues en bois sont de la période de Padula et on peut rien dire en ce qui concerne la composition de la crèche du1500, comme il reste difficile à savoir s’il y a quelque petite-statue de la crèche du 1713. On ne sait pas si la scénographie avec les ruines de l’architecture classique et les fresques représentant Dieu le Père avec ses anges dans un ciel plein de nuages font partie de la composition de l’artiste Padula. L’adoration pour la Nativité était déjà très connue au sud-est de la Sicile ; on peut donc constater que plusieurs églises sont dédiées à la Nativité (Sainte Marie de Bethléem à Modica et Sainte Marie des étoiles à Comiso). Il y a aussi plusieurs sujets liés à la Nativité comme l’adoration des Pasteurs et l’adoration des trois Rois dans des œuvres sacrés de peinture et de sculpture, en commençant par la petite lune en relief située à droite sur le mur extérieur de l’église Sainte Marie de Bethléem à Modica. Au cour de l’histoire il y a aussi des témoignages de crèches comme celle anonyme de Naples (xvIII siècle) bien gardée par l’église de Sainte Marie des étoile à Comiso. À Scicli il y avait une chapelle dans l’église de Sainte Marie la Place (église mise à la ferraille à la fin du xIx siècle), dédiée aux trois Rois et hors des murs de la ville une autre église était dédiée à Sainte Marie de Bethléem. Un sujet remarquable de la Nativité est aussi la toile datée du 1731 dans l’église du Carmine et celle de la première moitié du 1700 du toit de Sainte Thérèse. C’est possible de créer des liens avec les expériences contemporaines des crèches siciliennes en regardant les petites-statues de Giovanni Antonio Matera et les pasteurs de la boutique de Bongiovanni Vaccaro tous en terre cuite, carton, tissu, corail, liège, ivoire, albâtre, porcelaine qui se trouvent dans plusieurs villes de la Sicile en collections publiques et privées. La restructuration de la crèche de S. Bartolomeo coïncide avec un célèbre moment pour l’art figuratif à Naples où Sammartino, Celebrano et beaucoup d’autres, dans leurs boutiques très actives, étaient engagés pour la réalisation de plusieurs petites-statues pour les plus belles crèches de la zone napolitaine. Padula, célèbre sculpteur napolitain, travaillait soit dans sa boutique à Naples soit au sud-est de l’île où il était connu pour « les applaudissements que ses statues lui ont apporté ». En 1774 à Scicli, Padula avec un autre sculpteur napolitain Gaetano Nigito ont terminé une crèche avec presque 15 petites-statues en bois de la taille d’une main pour le prêtre Ignazio Zisa et toujours pour lui un an après il a crée une autre crèche. Ce sculpteur devait aussi consigner « le projet où on devait situer l’Epiphanie ». Le peuple était fasciné par la crèche et les enfants participaient nombreuses à cette représentation sacrée. On pourrait dire que cette représentation sacrée s’installe bien dans la conscience de l’enfant pour la façon très simple avec laquelle est toujours représentée. Toutefois la crèche doit raconter d’un côté deux événements sacrés comme la naissance de Jésus et l’Epiphanie, de l’autre la condition historique où le peuple vit son existence en priant Dieu. L’histoire amène au réalisme, au théâtre, au spectacle et donc à l’interaction entre le sacré et le profane.


 


 

Traduzione di Guglielmo Pisana

Ph. Luigi Nifosì

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