Cultura Scicli

Presepe di San Bartolomeo, il restauro del 2003

L’opera del Padula

Scicli - Anche se la fisionomia complessiva e l'animazione teatrale è irrimediabilmente alterata, il presepe di Scicli, per le dimensioni delle sculture, per il materiale usato, il legno di tiglio, per la policromia, per l'ottima fattura, resta uno dei più interessanti in Italia, perché include in sé la lontana tradizione siciliana e la più elaborata tecnica napoletana, un'opera che non interessa soltanto la storia del folklore, del costume, della vita contadina, ma anche la storia della cultura figurativa meridionale. Fatto singolare, il napoletano Pietro Padula, anziché realizzare statuine in stoffa, come era tipico della tradizione partenopea, ha costruito un presepe in statue di legno di tiglio con una connotazione contadina, e non urbana, in un impaginato tardo barocco. Le fonti del 1713, riferendosi al preesistente presepe del sedicesimo secolo, parlano ancora di "grotta" del presepe a San Bartolomeo. Nel 1776 c'era invece un rudere architettonico, una citazione botticelliana: il tempio pagano cade, sulle sue rovine nasce la fede cristiana. Ma anche una citazione del tempio di Salomone, nella volontà di collocare la fede in Cristo nell'alveo della tradizione religiosa ebraica. I contadini del presepe di San Bartolomeo hanno una loro dignità classica, aulica: Padula realizza un presepe che appartiene più alla tradizione italiana e meno a quella siciliana e napoletana, e qui sta la sua cifra artistica più significativa. Le statue hanno una loro autonomia e indipendenza, respirano ciascuna una vita propria. Ma che cosa distingue un presepe da una Natività? Il fatto che nel presepe le statue, tra il 25 dicembre e il 6 gennaio, si devono muovere. Solo così si spiegano i due gruppi di re magi, quelli a cavallo e quelli inginocchiati (realizzati in cartapesta), nell'ambito del cambio scenico necessario in vista dell'Epifania. Lo storico dell'arte Paolo Nifosì ha spiegato come la notorietà del presepe di San Bartolomeo in Europa sia legata alla sua erronea collocazione nel 1500, che ha portato gli studiosi a considerarlo il più antico presepe siciliano. Si trattava appunto di un errore. Il presepe del 1575 purtroppo è andato perduto e quello che oggi ci è pervenuto è il presepe del 1773-76. In totale le statue che il Padula realizzò, dopo che gli furono commissionati due incarichi, furono ben 75. Oggi ce ne sono pervenute soltanto ventinove, di cui una, la vecchia che fila, apocrifa. Fino al 1773 il presepe era a una sola veduta, spiegano le fonti, in quell'anno si apre la seconda veduta e le statue del Padula sostituiscono quelle ormai fradice e "deficienti", mancanti di alcune parti, del presepe del 1575. Grazie al lavoro della Sovrintendenza di Ragusa, della dottoressa Carmela Vella in particolare, del presidente dell'arciconfraternita, Giovanni Gazzè, della restauratrice Giovanna Comes, e dell'architetto Salvatore Causarano e dell'ingegnere Claudio Pitino, che si sono occupati del restauro della volta e dell'illuminazione, oggi il presepe è tornato a nuovo splendore. Il rischio che si è corso in questi anni, ha spiegato Paolo Nifosì, era che del presepe non restasse più traccia, a causa delle tarme, dell'umidità, della consunzione del tempo. Oggi il presepe rivive e il testimone di questa preziosa opera d'arte può passare in mano alle nuove generazioni.

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