Cultura Scicli

Orizzonti. Lino Bellia ospite della photogallery di Ragusanews

Scatti effettuati tra il 96 e il 97

Scicli - Le foto panoramiche – prese su pellicola 135mm – che proponiamo oggi su Ragusanews, fanno parte di una ricerca eseguita in occasione della pubblicazione del libro Città Rupestri, il caso Chiafura, ed. ABC, Firenze, 1998. Le riprese sono state effettuate negli anni 1996-1997.

Perché orizzonti?

"Qualche considerazione dettata dall’esperienza e dalle osservazioni percettive scaturite dagli studi di Gestalt: il nostro sguardo è orizzontale. Gli occhi  sono due e posti secondo una linea orizzontale. I due coni visivi compongono un allungato rettangolo. Le Proporzioni Armoniche – di uso plurimillenario - dei rapporti numerici su cui si fondano gli accordi musicali: diapason (1:2) pellicola 6x12; diapente (2:3) pellicola 6x9 sono proporzioni alla vista panoramica. La regola dei terzi poi – partendo dalla sezione aurea del quadrato – sottende ogni lettura delle immagini stabilendo i punctum indispensabili al valore della giusta lettura. Il ragionamento sulle proporzioni armoniche potrebbe estendersi oltre, passando per vari discipline e livelli di pensiero, ma non è questo lo scritto giusto per simile dissertazione.

Le foto, di questa piccola raccolta, fermano lo stato dell’artificio edilizio di Scicli all’istante della presa. Le foto sono stampate a tutto fotogramma, come usava fare quando si fotografava con la pellicola".

In alcune parti della città, le trasformazioni sono ferme nel tempo. In altre prese l’artificio si è modificata, la città anche trasfigurata. Comparare può servire a meglio capire, a interrogarsi su quanto si è fatto e come si è fatto. Queste prese potrebbero essere causa di denuncia sociale? Motivo di ricerca? Argomento di studio disciplinare? È nella natura documentaristica di una fonte obiettiva come la fotografia di un tempo,  ispirare od istigare simili approfondimenti. Però sappiamo bene come tornare indietro dalle sgrammaticature fatte di cemento e pietra è rimpianto quasi impossibile.

Un impegno appassionato

"Dopo le aste tra i puntini, la scrittura poi il disegno e la fotografia si sono concretizzate in un tempo breve come passioni. A 16 anni – seconda metà degli anni Sessanta – frequentai un corso per fotoreporter presso una scuola privata a Siracusa. A tenerlo erano Aldo Palazzolo e Carlo Arribas, più grandi d’età, già amici di sperimentazioni fotografiche. Le prese che all’epoca prelidigevo erano riferite alla fotografia sociale. Persone ignare di avere un momento della loro vita catturata. Attimi d’esistenza rubati in autobus, nei vicoli ra’ Jureca o ra’razzieddha, a turisti bizzarri, alle donnine ri facci rispirati. Oppure l’umanità variopinta del mercato tra il Tempio di Apollo e le carceri siracusane. Fotografia sociale, si diceva, come ispiratore l’impegno di Henri Cartier-Bresson. Avevo all’epoca una fotocamera di fabbricazione tedesca, con l’ottimo obiettivo Rodenstock 45mm, con mirino galileano. L’unico conforto: il telemetro a sdoppiamento d’immagine, il resto secondo capacità ed esperienza.

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Lo studio, in questa sorta di territorio d’incantesimo, è stato costante e la passione crescente estesa a tutti i campi della fotografia: sviluppo pellicola, stampa, sperimentazione, elaborazioni analogiche.

Dopo, nel frequentare la Facoltà di Architettura, la specializzazione professionale ha richiesto altri mezzi e altro approfondimenti, e rinnovati riferimenti: Ansel Adams. Poi la fotografia è diventata lungamente un mestiere, una professione. Inizi anni Novanta ho frequentato un corso per professionisti presso la società Fratelli Alinari di Firenze indirizzato alla fotografia di architettura e di paesaggio. Massimi esperti italiani e stranieri passarono da quelle stanze per porgere a noi conoscenze, esperienze.

Ora, nei corsi di fotografia che tengo annualmente, curo essenzialmente l’aspetto della composizione. La cura nella capacità nel saper costruire una realtà nuova tratta da un modello vero - quindi evocativa - ma anche con autonomia individuale nel raccontare tramite la scelta della presa. Come giurato in vari concorsi di fotografia e d’arte visiva, non è l’aspetto tecnico – peraltro oggi in postproduzione sempre recuperabile – ma proprio la capacità nel comporre (del mettere insieme) che tengo in particolar considerazione".

Questa settimana la photogallery di Ragusanews ospita le foto di Lino Bellia.