Cultura Noto

Decennale Unesco, Val di Noto: serve cabina di regia

Siracusa e il Sudest capitale euopea della cultura?

Noto - «A conclusione della due giorni dedicata al decennale del sito Unesco del Val di Noto sono contenta, nei contenuti e nella forma, dell'evento che abbiamo realizzato». Il vicesindaco e assessore alle Politiche culturali, Costanza Messina, che ha avuto l'onore e l'onere dell'organizzazione, è soddisfatta per i risultati a suo dire conseguiti, primo fra tutti il rilancio del sito Unesco, ma anche una ritrovata unione fra i Comuni del Val di Noto che sono stati presenti.
A parte ciò, due altri effetti a suo parere avranno un peso notevole nel prossimo futuro. «Il sindaco Bonfanti si è convinto di cavalcare la candidatura, a capitale europea, di Siracusa e Val di Noto. Si è altresì convinto dell'importanza di organizzare un ufficio Unesco all'interno di un assessorato con adeguate risorse umane e strumentali, necessarie per portare avanti l'obiettivo della tutela e valorizzazione dei beni».
In realtà, grazie al ricchissimo parterre di personalità del mondo culturale, scientifico, artistico, è stata una due giorni ricca di interventi e spunti di riflessione con una costante: la necessità di trovare una comunione di intenti per la gestione di un sito molto ampio che tocca l'intera area della Sicilia sud orientale.
A tale proposito, il presidente della provincia Nicola Bono, nel riprendere la richiesta del sindaco Bonfanti di valutare con gli autorevoli ospiti gli eventuali errori commessi in questi dieci anni, per rilanciare il percorso e raggiungere l'obiettivo dello sviluppo del Val di Noto, ha specificato che «questo deve essere un momento di riflessione non tanto sugli errori, ma piuttosto su ciò che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto».
Bono ha ricordato come il riconoscimento in quanto tale non sia produttivo di fatti concreti, essendo l'effetto di accensione dell'interesse di durata limitata, per il fatto che ogni anno decine di siti si iscrivono nella lista Unesco. «Il riconoscimento - ha aggiunto - è uno strumento per creare condizioni di valorizzazione e di gestione, ma il piano di gestione non può limitarsi a un'elencazione delle caratteristiche dei luoghi. Quello che è mancata in questi anni è stata una strategia comune, nel senso di valutare cosa possiamo fare per la valorizzazione concreta del sito».
Molto atteso l'intervento di Claudio Ricci, presidente dell'associazione Beni culturali patrimonio mondiale Unesco che ha parlato fra l'altro, di «turismo normale» per una città palcoscenico come Noto, simile da questo punto di vista alla sua Assisi, un turismo cioè fatto di piccoli eventi che, a differenza dei grandi, più soddisfacenti per il momentaneo effetto mediatico, hanno meno ritorno.
Ricci ha parlato pure di paesaggio che non può essere segmentato, ma va armonizzato con l'area urbana. «I luoghi - ha aggiunto - si devono poter modificare, ma tenendo conto delle correlazioni fra i vari elementi. Accanto alle norme ci vuole una metodologia di lavoro e una cultura della progettazione».
Fra i partecipanti, Alberto Frasca a cui va il merito di avere organizzato il primo simposio internazionale su Noto nel 1977: «In quell'occasione dissi che Noto non apparteneva ai netini che dovevamo custodirla perché apparteneva al mondo». Precorrendo i tempi.

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