Cultura Modica

La chiesa extra moenia di San Giacomo, a Modica

Umile, quasi invisibile

Modica - Da questi piccoli particolari si capisce perché perderemo la battaglia (certamente) e la guerra (probabilmente). A condizione, però, di non cambiare le nostre teste, tutte.

Volessimo cambiare atteggiamento, potremmo vincere certamente le battaglie e forse anche la guerra. Esco di metafora: la battaglia è quella dell’attrazione turistica e quindi del flusso economico, la guerra è quella della sopravvivenza – economica e quindi sociale - della nostra terra nel quadro globale di un mondo sempre più agguerrito, cinico, indifferente a tutto se non al dio denaro.

E per dire di quanto siamo lontani non solo dal vincere la battaglia, ma anche dall’iniziarla quella benedetta battaglia, vi mostro le foto da me scattate un paio di giorni fa a Modica. Per la precisione sulla Modica-Scicli lungo gli argini del torrente Motucano. Usciti da Modica, direzione Scicli, dopo un paio di chilometri e appena oltrepassati i colossali pilastri che reggono il Ponte Guerrieri, sulla sinistra, si nota questa umilissima costruzione. Si tratta della chiesetta di San Giacomo (more solito costruita non solo extra moenia, ma distante dalla città in luogo isolato, a riprodurre, per quanto possibile, la finisterrae del pellegrinaggio iacopeo).

Si tratta, verosimilmente, della più antica chiesa ancora integra dell’intera nostra Provincia. Costruita nel tredicesimo secolo ed allargata nel secolo successivo, la San Giacomo di Modica ha resistito al terribile terremoto del 1542 e a quello catastrofico del 1693. Ha resistito al 1866, al 1902, al 1943 e perfino a tutti gli anni ‘60 e ‘70 con la loro furia modernizzatrice.

Ebbene, una chiesetta che ovunque nel mondo cristiano sarebbe meta di pellegrinaggio e di visite, culturali e cultuali, è di fatto abbandonata. Resiste perché San Giacomo e l’arte muratoria degli anonimi maestri di ottocento anni fa la proteggono. Su di essa planano ancora poiane e gheppi in cerca di prede, oggi unici cacciatori, ad un secolo dall’uccisione dell’ultimo lupo degli iblei proprio sulle timpe che sovrastano il tempietto.

Ci affidiamo ai prossimi nostri rappresentanti che il 25 febbraio saranno eletti al Parlamento. Anche se, a dire il vero, la fiducia nei loro confronti non è salda come le mura antiche di quella chiesetta dimenticata.