Cultura Pittura

Duccio Trombadori: Vi racconto Franco Polizzi

Nello spettacolo dell’eterna natura

Roma - Anni di noviziato tra Roma e la piana di Scicli non hanno fatto dimenticare a Franco Polizzi quanto egli deve alle luci di una certa moderna magìa pittorica veneta, che pure è entrata per la porta principale della sua esperienza espressiva, innamorato seguace e interprete come egli è dei tepori cromatici e delle improvvise illuminazioni depositate sulla tela dai sapienti maestri  del più raffinato postimpressionismo italiano e francese.

Ci viene naturale rammentare la delicatezza tonale di Zandomeneghi, per esempio: ma anche il piglio musicale di Bonnard per quella variopinta stesura di colore sciorinata quasi a sbuffo nel fissare l’attimo pulviscolare emanante da un corpo umano, da un fiore, o dal contorno solarizzato di un campo di grano, col profilo tracciato dei muri a secco e la scatola pietrosa di un casolare gravido di luce tra barbagli meridiani e riflessioni del vespero.

Ma non si tratta di ricercare ascendenze stilistiche per apprezzare una pittura che non vive di artifici letterari e cerca soprattutto di fissare sulla tela i dettati della più autentica spontaneità.

Pittore sincero, testimone e interprete di emozioni e impressioni, Polizzi ha maturato col tempo una precisione quasi calligrafica di vocabolario: accade così che ogni tracciato dello scenario naturale diventa occasione di rispecchiamento sentimentale sul centimetro quadrato della tela dipinta, ogni passaggio di tono e di materia (a volte leggera stesura, a volte grumi di velature o blocchi di colore sovrapposti ) è risultato di studio e scandaglio interiore che punta alla resa di inusitate armonie e corrispondenze  formali.    

Lontano dalle scuole di pittura, lontano dalle accademie moderniste, lontanissimo dalle smanie antiartistiche dei cascami postmoderni, Polizzi segue un principio di assoluta semplicità espressiva e fabbrica come un provetto artigiano il suo vocabolario poetico.

Di questa lingua figurativa egli non rivela direttamente il segreto, ma ce ne fa avvertire l’esito attraverso la via maestra dello sguardo: la pittura  invita alla contemplazione dello spettacolo messo in scena dal reticolato di scansioni visive sovrapposte  in immagine.

Così il pittore Polizzi realizza il suo canzoniere dove ritmo, parola, suono e significato si rapprendono in figure  come preziosi e smaltati cammei: ciò che sembra immediata visione non è altro che il risultato di una paziente  “formulazione di immagine” (avrebbe detto Cesare Brandi) che trascende la lettura dei motivi ( è di solito della campagna-mare della Sicilia orientale, di cui si tratta) ed enuncia una chimica di colori e atmosfere in una armonia di paesaggio quasi senza età. 

Un quadro di Polizzi,  quando  raggiunge il suo punto massimo di esecuzione, sembra davvero cogliere la misura “classica” che, per definizione, non circoscrive un tempo definito. Allora le emozioni visive del pittore (e le nostre) si spogliano delle situazioni esistenziali e individuali da cui nascono e definiscono  un mosaico celebrativo dell’eterno vigore naturale: le albe del mondo sono sempre le stesse albe, dice Polizzi nel suo dipingere, così come i mezzodì calorosi, i tramonti corruschi e le notti stellate… Così gravida di vita che genera altra vita, così misurata da cadenze necessarie, così ricca di fertili promesse e di ricorrenti consunzioni, è l’immagine della Eterna Natura!

C’è una segreta ammirazione, nel pittore Polizzi, per quanto di “pagano” si enuncia nel ciclo dello spettacolo naturale. E consiste probabilmente in questa ammirazione il primo motivo della sua ispirazione  suscitata dalle spiagge, dalle colline, dal mare e dalle luci della Magna Grecia in un continuo, ricorrente, e pure sempre ammirevole atto figurativo ricco di freschezza e originalità.

Pittore di Scicli, pittore di Sicilia, pittore mediterraneo, Franco Polizzi mostra l’acquisizione piena di uno stile e di una coerenza che dà risalto alla sua opera e al suo temperamento: contemporaneo, egli va oltre la misura delle mode contemporanee; classico, egli si rivolge al senso olimpico di una misurata armonia; romantico, il suo sguardo deposita sulle cose viste il brivido di un sentimento individuale che tuttavia si afferma come celebrazione universale “de rerum natura”. E questo ammirevole canto, eseguito con la esperienza accumulata di chi sa intrecciare forme, linee e colori, è il prezioso nutrimento spirituale che offre la sua vita di artista.    

Nella foto, Torretta degli Iblei, quadro acquistato nel 1999 dalla Camera dei Deputati ed entrato a far parte del patrimonio del Parlamento Italiano.