Cultura Catania

Le poesie in siciliano di Goliarda Sapienza

Da La Scilia

Catania - Solo nella poesia trovò le parole per dire l'immenso dolore per la morte della madre, per raccontare l'amore, il rimpianto, la rabbia, la dolcezza, il calore, il buio e la luce che rappresentava nella sua vita. Solo allora Goliarda Sapienza, la grande scrittice catanese, la donna che partorì Modesta, la rivoluzionaria personaggia de' «L'arte della gioia», cominciò a scrivere versi. «Ancestrale» è il nome evocativo dato alla raccolta delle sue poesie, ancora inedite. Secondo Angelo Pellegrino la parola poetica di Goliarda nasce da quell'evento, nel 1953, ma quella più antica, ancestrale, affiora dopo, dopo il tentato suicidio e il travaglio dell'analisi. E' a quel periodo, successivo al 1962, che fa risalire un gruppo di diciotto poesie brevi in lingua siciliana raccolte in «una serie di fogli non inframmezzati da altri componimenti in italiano».
«Siciliane» è il titolo con cui adesso, per la prima volta, vengono pubblicate da Angelo Scandurra nella collana «Efesto» per le raffinate edizioni «Il Girasole» di Valverde. Una raccolta di versi struggenti e vitali che «raccontano soprattutto l'anima siciliana e catanese di Goliarda Sapienza, quella più autentica, più diretta, più antica». «Questa raccolta - dice Angelo Scandurra - è l'incunabulo di tutta la sua produzione successiva e manifesta la vera anima di Goliarda che qui rivela la sua fragile fierezza. E' l'incipit di un racconto esistenziale che si svilupperà per tutta la vita. In questi versi c'è tutta lei, lei che ama la natura, i suoi problemi esistenziali, i suoi sentimenti familiari e sociali, il suo stare nel mondo vivendolo con passione e partecipazione e, nello stesso tempo, con quell'intelligenza tagliente capace di oggettivarlo in maniera speculativa. In queste poesie si esprime la trama conflittuale del suo rapporto con la madre e con il padre e allo stesso tempo il sentimento profondo che provava per entrambi. Queste poesie, che costituiscono un corpus unico, sono la carta d'identità di Goliarda Sapienza. Ed una carta d'identità che parla della Civita, dell'Opera dei Pupi, del cinema Mirone, della sua Catania. Per questo sono particolarmente felice che questa perla si sia aggiunta ad una collana che racchiude testi di autori prestigiosi. E sono orgoglioso della pubblicazione di un libro che restituisce questa figlia, e il suo animo catanese, alla città. Ed è importante che Catania, finalmente, scopra questa sua grande figlia».
La pubblicazione di queste preziose poesie inedite, le uniche in siciliano, avviene per le imperscrutabili vie delle affinità elettive. Angelo Scandurra, con il suo potente e generoso amore per la sua terra e i suoi figli ribelli, aveva promosso la presentazione della prima biografia di Goliarda Sapienza alla Biblioteca universitaria regionale e poi, nel settembre scorso, si è fatto parte attiva del «Viaggio sentimentale e letterario nella Catania di Goliarda Sapienza» voluto e realizzato da Pina Mondolfo per la Società delle Letterate. Di qui l'idea di rivolgersi al marito e curatore delle opere di Goliarda Sapienza per potere pubblicare un testo della scrittrice catanese nella sue pregiate edizioni «Il Girasole». Angelo Pellegrino ascolta gentile e prende tempo. Chiede che gli mandi uno dei testi che ha pubblicato. E quando lo ha tra le mani, ne vede la qualità e la fattura e sente l'amore artigiano da cui nasce, allora, decide che è a questa casa editrice catanese e alle mani amorevoli del poeta editore Angelo Scandurra che vanno affidate le poesie siciliane di Goliarda Sapienza, che è alla sua terra che devono tornare per iniziare il viaggio nel mondo, come tutte le altre sue opere. E lo decide perché sa, come scrive nel risvolto di copertina, che a Goliarda, nel suo andare indietro nel tempo, attivato dal percorso analitico, «la versificazione in lingua italiana non era sufficiente», che per lei era diventato necessario trovare le parole per ritornare alle origini e queste parole erano nella sua lingua madre: il siciliano, il catanese. Ma la lingua madre di Goliarda non è l'italiano forbito della pavese Maria Giudice, ma quella del padre, Peppino Sapienza, l'«avvocato dei poveri», l'uomo che la guidò nella conoscenza di uomini, cose, idee, colui che le insegnò «un amore senza dio». E non sorprende che, per il gioco dei contrari, l'ultima poesia della raccolta, quella dedicata al padre, sia anche l'unica in italiano. Una dichiarazione d'amore a colui che «m'indicava / fra la folla dei turchi e i paladini / la bellissima Angelica fremente / di bagliori di latta e nel frastuono / di ferrame vociante quel tuo riso / luceva attorcigliato sul clamore / alla spada d'Orlando sguainata / in difesa del giusto e del meschino».

Una rara foto di Goliarda Sapienza bambina, a Catania, tra la madre, la grande sindacalista Maria Giudice, prima donna a dirigere la Camera del Lavoro di Torino, e il padre, il catanese avvocato Peppino Sapienza