Cultura Licata

A Licata una statua per omaggiare Rosa Balistreri

A 22 anni dalla scomparsa

Licata - C'è un flusso di vita che esce fuori dal marmo: "Canta Ro" urlavano alla giovane Rosa Balistreri, quando ragazzina girava scalza per le strade di Licata. E Rosa, ventidue anni dopo la sua scomparsa, è tornata a "cantare" nella città che le diede i natali. Lo fa attraverso l'effige scolpita da Gino Leto nel monumento che campeggia in via XXIV maggio. Questo per Licata non è solo un gesto d'arte per una figlia illustre, è un calumet della pace, forse tardivo ma risolutivo di un rapporto che in vita è stato belligerante fra la "pasionaria" del folk siciliano e la sua terra: "Mafia e parrini si detteru la manu" cantava Rosa in una società democristianamente "schierata"… E "Terra can un senti" è stata la canzone di denuncia con cui la Balistreri non fu accettata al Festival di Sanremo del 1973. Sarà forse un caso o forse no, e noi vogliamo credere alla seconda ipotesi, ma Salvatore Avanzato, vicesindaco e assessore agli eventi Rosa Balistreri a Licata, ha pensato per il sabato della finale sanremese 2013 l'evento di inaugurazione della statua a Rosa, quasi a riparare con un sol gesto a due dei tanti torti subiti dalla nostra: uno, più lieve, l'esclusione da Sanremo - nelle interviste dei tempi lei disse per motivi "politici" -, ed uno più importante, il recupero del dialogo, interrotto in vita, fra la Balistreri e Licata. Negli anni scorsi qualcosa si era mosso, a cominciare dalla targa apposta da Avanzato, ai tempi assessore alla cultura, il 20 settembre del 2001 sul frontale del magazzino di via Martinez dove la Balistreri è nata, passando per il Memorial Balistreri organizzato ogni anno dal Lions Club di Licata.
«Quando il giornale "Epoca", nel 1973, riportò dell'esclusione di Rosa a Sanremo - ricorda Avanzato - mia nonna commentò: "Talè, Rusidda cca'diventau ‘mpurtanti". Conservai quelle pagine e da allora, avevo 20 anni, mi sono appassionato al mondo della Balistreri. Dopo un tentativo fallito nel 2002 di realizzare una statua per Rosa, oggi ci siamo riusciti». «Per Licata è stata una giornata storica - commenta il sindaco Graci -, pace è fatta. Era giusto realizzare questo monumento e non ci fermeremo qui: a breve realizzeremo, nei locali del teatro, un museo dedicato a Rosa Balistreri».
«Bisogna sperare che nel futuro questa pace fra Rosa e Licata sia rispettata - aggiunge Luca Torregrossa, all'anagrafe nipote della cantante ma nei fatti un "figlio" avendo vissuto a lungo con lei -. Io mi auguro che "mamma" venga ricordata da Licata, era il suo volere. Le nostre origini non vanno dimenticate e Rosa fa parte delle nostre origini. Per me dovrebbe diventare patrimonio dell'Unesco, perché Rosa è di tutti».
E una Balistreri inedita verrà fuori dal libro "L'amuri ca v'haju" che Torregrossa pubblicherà a breve.
«Nel mio lavoro ho voluto riprendere la Rosa licatese - spiega l'artista Gino Leto, autore della scultura realizzata col marmo donato da Angelo e Francesco Curella -, così come ho fatto in una serie di quadri che ora sono esposti al Teatro Re Grillo dove ho ripreso l'arte della città e le sue tradizioni». Il monumento inaugurato sabato non è ancora completo: in uno dei due lati Leto riprenderà un primo piano dell'artista licatese, mentre sul fianco opposto riprenderà le parole toccanti di "Quannu iu moru", diventata il testamento dell'artista.
«Con Rosa abbiamo avuto un rapporto schietto - ricorda la cantante palermitana Serena Lao, che ha ricordato la "sua" Balistreri in un recital in musica sul palco del teatro Re Grillo: fu lei a farmi superare la mia timidezza iniziale». «Tutti si sono impadroniti di Rosa dopo la morte - commenta Otello Profazio, tra le figure principali della musica popolare italiana dell'ultimo mezzo secolo e autore di tantissime canzoni riprese dalla Balistreri-, io me ne sono impadronito in vita quando l'ho sprovincializzata portando a Roma e facendola incidere per la Fonit Cetra. Fui io a chiamarla la Amalia Rodriguez del Sud. La sua forza era la carica drammatica che aveva: riusciva a drammatizzare anche le canzoni d'amore».

La Sicilia

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